Nel silenzio albeggiano i nomi: “sant’anna” di Daìta Martinez

Autore/a cura di:

a cura di Pietro Russo

C’è una poesia che si muove nella tensione tra il perduto dell’origine e il presente del fiato. Potremmo definirla edenica ma liberando subito il campo da equivoci; non nostalgia e idealizzazione del passato bensì riproposizione in avanti della domanda primitiva: può la parola farsi ostaggio di una voce straniera? Si prenda sant’anna di Daìta Martinez, libro che frantuma la discorsività dell’Io cartesiano a partire dai bagliori di un linguaggio che riscopre la sintassi del cuore (non muscolo ma sede dell’infinità del cosmo) che albeggia. Dove il discorso retrocede di fronte al silenzio dello stupore e del dolore, è lì che nasce la poesia. Lo sa bene Martinez che accoglie così l’anelito tremante della preghiera nel proprio corpo-parola. Il suo libro è tutto un versificare di vetro e carne, di spazi bianchi che separano il fraseggio come un abisso tra la memoria e la dizione, di scarti logico-semantici che aprono a un’ermeneutica del sentire prima ancora che della comprensione. Soprattutto sant’anna è luogo del tempo sospeso tra la nominazione e la realtà. È quindi anche luogo del ricordo, certo, ma nel senso di un ritorno a quelle corde che non hanno «nessun pontile per l’attracco», ovvero di un continuo ritornare di un’Assenza che parla. Per questo Daìta Martinez è una “voce straniera” nella poesia che si scrive di questi tempi. E di questo dovremmo esserle grati.





tutta questa luce sulle labbra
odora di primula la stanza di
noi andati senza tempo dove
è tempo il silenzio del vento

*

il cuore è un’alba bellissima

*

tutto trema dentro la prima preghiera
orlata tra le costole della casa violata
un istante dopo tra le gambe del lago
che d’imperfetto al Suo silenzio ama

*

la tenerezza di una carezza
riposa il tiglio tra le fronde
del viso e nel silenzio sono
anni i sogni dei bambini la
pioggia sulla bocca di Dio
al pascolo nuda s’avvicina
così diversa la madre e del
mattino l’altra senza nome








Immagine in copertina di engin akyurt