Andrea Loliva, Tecniche insostenibili (Puntoacapo 2026)
sotto il cielo verde e inutile
il cane corre fino a farsi inghiottire
scompare nel resto dell’orizzonte bianco
come il maglione che ho addosso,
amarsi come il vento che piega i rami su altri rami
sebbene le parole, sebbene l’attesa
non potendo nascondere l’invidia per ciò che è scoperto
sebbene noi stessi e l’esistenza del resto.
*
imparzialità della notte
nelle auto che non si fermano
nella violenza dell’impatto
negli animali scolpiti e abbandonati
con lo stesso suono che sferraglia
nel cuore delle stelle, anni luce
la finestra rifratta che separa le nostre dita
dalla superficie metallica e liquida
di infiniti soli, nel buio
dimentica rinomina perdona.
*
spostarsi – lasciare un attimo il posto
la sedia vuota proprio ora
che il cameriere porta il caffè
attraversando improvvisamente il ponte la strada
il cavalcavia di strisce pedonali tra qui e l’oltre
scavalcare l’orizzonte.
Allora decido di alzarmi
muovermi in questo esempio di vita
continuando come da programma
nascosto tra quelli che fanno male il proprio lavoro
che aspettano e temono il chiasso delle cose
che invece non è suono, che invece non è silenzio.
*
Riemersioni
i movimenti delle palme basse sono l’esempio del vento
cortecce e salsedine il residuo della tempesta
le strade si inarcano, posano
gli arabeschi violenti sull’asfalto.
Quando siamo al centro
il limite è la pioggia sulle grondaie
sulle ringhiere e le tapparelle
e nel nulla di questo latente pallore
il violetto rimasto frange sorpreso
il mondo sepolto poco prima.
Quando sarà l’epoca della riemersione
nel diradarsi della nebbia post-parto
la rotonda riapparirà uguale e frequentata
e dal palazzo accanto in cappotto e sciarpa
qualcuno conterà i panni sparpagliati per la città.
In tutto questo tornerai verso casa
incapace di raccontare quella nebbia
non parlando mai più delle sue ombre
neanche quel giorno che ne sarai parte.
*
abbiamo giocato a nascondino per ore
non mi hai trovato
respiravo piano
ho fatto di me il silenzio
nascosto in un tronco di ulivo
spaccato a metà.
*
stare nelle mani del massacro
deporre lì la coscienza, devo ammetterlo
dimentica il resto
un solo sé stesso era l’unica verità concessa
la pietra intraducibile, la cosa resistente da prendere e lanciare
come sola estensione di una qualche volontà e sopravvivere
nel resto caduto a pezzi
nel detrito minimo delle nostre vite.
Andrea Loliva (1992) lavora come grafico collaborando con alcuni marchi editoriali. Ha frequentato i corsi di lettere moderne presso l’Università Aldo Moro di Bari e conseguito il Bachelor of Art in Commercial Music della University of West Scotland. Alcuni suoi testi sono stati pubblicati sui blog letterari L’Equivoco, Radura Poetica (2025) e Poesiadelnostrotempo.it (2024), su La Repubblica per la rubrica “Bottega della Poesia” (2023). È tra i finalisti del concorso Poeti Oggi 2023.
In copertina: particolare di Vie d’uscita di Giulia Zino
