Sidera (XVII): Anna Ruotolo

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Mi hai poggiato
la luce nel cuore
un aereo saliva su nell’oscurità
e se non fosse che siamo soli
io nella solitudine accenderei
il cerchio acceso
portato da te.
Per anni e anni avevo inteso
che qualcosa disegnasse
i profili degli alberi nell’ombra
e ogni direzione fosse nel fuoco
di un occhio che sempre ci vede.
Quelle piccole mani
che nella parte dove batte il mio tempo
hanno poggiato una luce
sono la morte che è viva davanti al buio.

*

In questo momento, in questa riga
in questa poesia inventata
mio padre ha settantadue anni
e centocinquantaquattro giorni
e già gli scorre sulle tempie il prossimo secondo
e quando avrò finito di scrivere avrà
tantissimi minuti in fila, a bussare.
Immagino aprirà. Sempre apriamo alla suprema
perdita. Sempre permettiamo alla carne
di ripartire e lasciare che i misteri
siano bluastri e nebbie profondissime.
In questo momento vorrei dire a questo
mio padre amato che questa poesia
è nel libro bianco numero millenove
che insieme siamo andati a seminare
le parole sotto l’albero del vento
e ora il mondo legge la grande storia
dalla quale veniamo e usciamo
per mezzo della minuscola porta.

*

Se tutte le opinioni 
fossero piccoli soli
e smettessero di brillare all’improvviso 
e nella notte infinita
solo il frinire di qualcosa portasse 
la limpida luminescenza di essere 
qualcuno nell’universo spento e silenzioso,
se niente avesse ragione
ma solo la materia apparisse 
e poi svanisse, 
nell’ordine che ognuno possiede e perde 
nelle parole sui pianeti
sulle galassie, sull’infinito esistere, 
esistendo appena e soltanto 
in una bollicina che dirla
è perderla ottusamente,
che oscura gioia sarebbe
perderti nel vasto silenzio
della terra.

*

Quando lavo Lily
in piedi nella doccia
che sembra di toccare
la pelle degli angeli
e la carne minuscola dell’età
del bene, di ogni bene
nel numero sette 
che la trattiene in vita,
sfioro quasi con la paura
di non amare degnamente 
il prodigio della sua fattura,
puntino di bagliore
e stella nell’occhio di una fata.
Mi dice “Zia, saresti un’ottima mamma”
dentro di me si sgretola una piccola
montagna, cade precipitando fino
a una riva di profonde risacche
e così credo si guarisca il pianto
si torni a piangere lacrime
tue e di qualcun altro.











Anna Ruotolo (Maddaloni, 1985) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato Secondi luce (LietoColle2009), Dei settantaquattro modi di chiamarti (Raffaelli 2012), Telegrammi/Telegramas (’roundmidnight 2016, poesie bilingue italiano/spagnolo, traduzione a cura di Jesús Belotto), Le stelle dormono a nord (Fara editore 2021), Te voi repeta în numele lucrurilor/ Ti ripeterò nei nomi delle cose (Eikon Cosmopoli 2023, traduzione in rumeno di Eliza Macadan) e Prodigi (peQuod 2023). Suoi testi sono apparsi in varie antologie, nelle riviste «Poesia», «Capoverso», «Poeti e Poesia», «Italian Poetry Review», «Gradiva», «La Clessidra», «UT» e, in traduzione di Jesús Belotto, sulla rivista internazionale «Poe +» e nell’antologia rumena di poeti italiani «Poezia» (traduzione e curatela di Eliza Macadan), in blog, siti e webzine (Nuovi Argomenti, Nazione Indiana, Poetarum Silva, Atelier, Poesia del nostro tempo e altri). Nel 2023 ha partecipato al format Raipoesia 2022, a cura di Luigia Sorrentino.