Tessere Alexandrine (II): Yiorgos Kalozois: Ciò che sfugge al linguaggio

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Foto di Yiorgos Kalozois

Nella poesia cipriota contemporanea, Yiorgos Kalozois sviluppa una scrittura personale che attinge all’esperienza quotidiana, all’osservazione riflessiva e alla forza destabilizzante dell’imprevisto. Due momenti della sua opera, la raccolta Glenn Gould e altre poesie e la recente poesia La continua iscrizione delle cose dentro di me, consentono di avvicinarci ad alcune delle possibilità, ma anche delle tensioni, della sua poetica. La sua poesia si muove in una zona in cui il quotidiano incontra il paradosso, il familiare diventa estraneo e il pensiero devia dal suo percorso consueto. Il poeta osserva il mondo con le antenne aperte verso ogni cosa: il corpo umano, gli oggetti, la natura, l’arte, le idee, persino i gesti più insignificanti della vita quotidiana. Nulla è, in partenza, indegno di attenzione. La sua scrittura, spesso prosastica, caratterizzata da accumuli di immagini, passaggi inattesi, umorismo ed esagerazione, ricerca legami nascosti tra elementi apparentemente sconnessi. Non offre sempre un’interpretazione stabile, ma preferisce mettere in movimento la percezione del lettore.

Glenn Gould e l’ampliamento dell’ascolto

Nella raccolta Glenn Gould e altre poesie (2024), Kalozois incontra l’eccentrico pianista e, attraverso di lui, indaga il rapporto tra arte e percezione. Nella poesia omonima, il primo approccio a Gould è quasi comico: il poeta ne osserva la postura al pianoforte e si chiede se non soffra di “una disfunzione ossea”. Il corpo, con le sue peculiarità e la sua vulnerabilità, precede qualsiasi idealizzazione artistica. Poi, però, la domanda cambia direzione: “che cosa balbetti mentre suoni / che cosa sussurri”. Il poeta cerca di immaginare la lingua che accompagna la musica di Gould e si chiede se sia forse quella della pietra, dell’acqua, del sole o della luna. L’immaginazione procede senza fingere di sapere. Si tratta forse di una forma di comunicazione che non obbedisce alle distinzioni umane? La ripetizione della parola “forse” svolge qui una funzione essenziale: non chiude la domanda, ma ne mantiene aperte le possibilità.

La ricerca approda all’ipotesi di una lingua indecifrata / e nuova, che Gould sembra aver parlato per primo. La musica diventa così una questione di linguaggio, ma anche il contrario: il linguaggio è chiamato ad avvicinarsi a qualcosa che non può tradurre pienamente. L’appellativo rivolto al pianista, seduto e ormai martoriato, riconduce infine alla dimensione umana, sottraendo la poesia a un’adesione acritica al culto dell’artista.

In Il dono, l’influenza di Gould si trasferisce dal musicista stesso a coloro che ascoltano. Per merito tuo, Glenn Gould / scriviamo note sui / muri delle scuole, scrive il poeta, attribuendogli la capacità di affinare il nostro udito. La gamma dei suoni si amplia, dalla caduta di una ciglia e di una foglia autunnale fino al parlare in un altro paese e al nuotare dei pesci. L’enumerazione, con le sue associazioni impreviste, non si limita a descrivere una sensibilità: cerca di suscitarla nel lettore.

L’immagine del fuoco che Gould appicca alle foreste del Canada, usando il suo modo di suonare come un accendino, porta questo effetto nel territorio dell’iperbole. L’arte non offre soltanto serenità: turba, sovverte le abitudini e può diventare distruttiva per ciò che consideravamo acquisito. Per questo l’artista viene venerato come “un piccolo dio” di una religione che vive contemporaneamente il proprio apogeo e il proprio declino. La conclusione ironica complica l’apoteosi, perché il talento non garantisce né la permanenza del culto né l’indiscutibile potere dell’arte. Resta, tuttavia, la capacità della poesia di mettere in discussione ciò che consideriamo acquisito e di aprire nuove prospettive sulla realtà. È proprio questa tensione tra ciò che si manifesta e ciò che continua a sfuggirci a ricomparire, da un’altra angolazione, nel componimento più recente di Kalozois.

L’inesauribile che è in noi

Nella poesia La continua iscrizione delle cose dentro di me, datata 11 ottobre 2026, l’attenzione si sposta dall’ascolto del mondo alla difficile lettura di sé. Kalozois comincia con due immagini di chiusura: una caverna che viene sigillata da una pietra rotolante e un vuoto che viene chiuso con “un coperchio di ghisa”. L’interiorità si presenta come uno spazio protetto, ma non inaccessibile: le sue viscere si rivelano “soltanto ai chirurghi”. L’immagine dell’accesso controllato si estende poi alle procedure quotidiane di verifica e valutazione, alle ispezioni, agli insegnanti e ai quaderni. L’individuo sembra sottoposto continuamente a un tentativo di classificazione. A questa condizione Kalozois oppone i versi: siamo sempre ciò che / facciamo e ancora qualcosa / in più. Questo elemento ulteriore non ha nome, non possiede una voce nei dizionari, non obbedisce alle categorie grammaticali. Può essere al tempo stesso indefinito e ricco di possibilità. Qui il linguaggio non viene respinto; se ne rivelano piuttosto i limiti come strumento di definizione. La poesia non cerca di dare un nome a questo “qualcosa in più”, ma di preservarne la presenza. L’indeterminatezza, dunque, non costituisce di per sé una garanzia di forza poetica. Acquista significato perché si oppone all’idea che una persona possa esaurirsi in ciò che fa o in ciò che gli altri registrano di lei.

Il ritorno agli acquisti, alle spese ripetute e al successivo pentimento riporta questa ricerca nell’esperienza quotidiana. L’individuo compra oggetti e «trasformazioni», come se potesse costruire qualcosa capace di colmare la propria mancanza interiore. Ma ogni tentativo di compensazione lascia intatto ciò che non può essere posseduto né definito. Anche il riferimento conclusivo alle cose che dipendono «dalle loro idee» introduce una distanza ironica tra le costruzioni del pensiero e la concretezza delle nostre scelte. Inoltre, in questa poesia, la ripetizione e l’accumulo non mantengono sempre la stessa intensità; in alcuni punti il pensiero rischia di disperdersi nel flusso. Tuttavia, l’alternanza tra immagini corporee, meccanismi di controllo e abitudini di consumo costruisce una ricerca significativa: come si può descrivere l’essere umano senza ridurlo alla sua descrizione?

Da Glenn Gould e altre poesie al componimento più recente, Kalozois esplora ciò che sfugge alla percezione immediata e a ogni tentativo di definizione esaustiva. Nel primo, la successione delle ipotesi e l’amplificazione delle immagini trasformano l’ascolto in un’esperienza immaginativa, capace di mettere in discussione le nostre abitudini percettive e di aprire nuove prospettive sulla realtà. Nel secondo, l’attenzione si rivolge all’interiorità e a ciò che, nell’individuo, resiste a ogni classificazione e non può essere ricondotto alle azioni compiute o agli oggetti attraverso cui cerca di colmare le proprie mancanze. Due percorsi diversi, dunque, che convergono nel riconoscimento di un’eccedenza irriducibile a qualsiasi forma di conoscenza.

Questa comune tensione verso ciò che sfugge alla definizione si traduce, tuttavia, in soluzioni formali differenti. Se nella poesia dedicata a Gould la ripetizione e l’accumulo alimentano il movimento dell’immaginazione, in quella più recente la successione delle immagini corporee, dei meccanismi di controllo e dei gesti quotidiani non mantiene sempre la stessa intensità, rischiando talvolta di disperdere la riflessione. Il confronto tra i due testi mette così in luce tanto le possibilità quanto le oscillazioni della scrittura di Kalozois, sospesa tra il desiderio di comprendere e la consapevolezza che qualcosa continua a sottrarsi alle parole. La poesia trova allora la propria ragion d’essere non nel colmare questa distanza, ma nel renderla percepibile, lasciando affiorare ciò che, pur senza un nome, continua a resistere dentro di noi.

Il poeta

Yiorgos Kalozois è nato a Nicosia nel 1963. Ha studiato lettere classiche e moderne ad Atene e insegna nella scuola secondaria a Cipro.

Opere:- Metamorfosi, Nicosia, 1992- Primo attentato alla vita di Makarios, Nicosia, 1998- Il mondo alla rovescia, Edizioni Gavriilidis, Atene, 2000 (Premio statale di letteratura del Ministero dell’Istruzione e della Cultura di Cipro)- Lo spostamento della terra, Edizioni Gavriilidis, Atene, 2005- La coniugazione del verbo, Edizioni Farfoulas, Atene, 2009 (Premio statale di letteratura del Ministero dell’Istruzione e della Cultura di Cipro)- La lezione del riassunto, Edizioni Farfoulas, Atene, 2011n- Gli artigli del gallo, Edizioni Farfoulas, Atene, 2013- La plasticità delle molecole, Edizioni Farfoulas, Atene, 2019- L’arrivo delle bestie, Edizioni Enypnio, Atene, 2023- Glenn Gould e altre poesie, Atene, 2024 . L’ultimo libro del poeta cipriota è la raccolta poetica Orestea, Ferfoulas, 2025, ispirata all’omonima trilogia tragica di Eschilo.

Tre poesie tradotte da Alexandra Zambà:

  1. GLENN GOULD
    Ti osservo da anni
    chinarti sul tuo pianoforte
    come se avessi la scoliosi o la cifosi
    qualcosa, insomma,
    una disfunzione ossea
    una patologia il cui nome
    conoscono soltanto gli ortopedici o forse
    non conoscono affatto
    ti osservo seduto sulla tua
    seggiolina bassa con le
    braccia sollevate come se volessi
    afferrare qualcosa, come un
    portiere che strappa la
    palla dall’incrocio dei pali
    sventando il gol sicuro
    e da tanti anni mi chiedo
    che cosa balbetti mentre suoni
    che cosa sussurri forse dici che il
    cielo e la terra, questi due elementi,
    sono uniti e che il Dio dalle lunghe braccia
    e i suoi collaboratori, gli angeli,
    li toccano entrambi se è così
    nel mondo non esistono distanze
    l’alto e il basso, il vicino
    e il lontano sono umane
    illusioni
    cerco di ascoltare ciò che dici e non ci
    riesco parli come parla una pietra
    o una goccia, rada o impetuosa, come
    un fiume di cui non conosciamo la sorgente
    e forse non ci interessa conoscerla
    se non per irrigare, soltanto
    per riempire un bicchiere d’acqua
    siamo così assetati, aridi,
    corrosi, non ci interessa affatto
    il ciclo della pioggia
    e mi chiedo, e me lo chiederò sempre,
    che cosa sussurri se pronunci parole d’amore
    a chi sono rivolte se pronunci parole
    di collera la forma della tua bocca
    non sembra confermarlo
    forse preghi e quali sono le
    parole, i suoni, i libri biblici
    delle tue preghiere e dove posso
    trovarli, prenderli in prestito, comprarli
    forse parli come uno stelo o un
    fiore sbocciato, un piccolo animale
    tenero, un piccolo demone benevolo
    che si sforza di farci
    capire che la malvagità gli è
    del tutto estranea
    forse parli come il sole e la
    luna che vanno e vengono tutto
    ciò che si muove produce suono di certo forse in
    futuro i fisici scopriranno che parla
    la luce ma anche il buio
    forse in futuro i linguisti e gli otorinolaringoiatri
    scopriranno nella faringe
    nella laringe una lingua indecifrata
    e nuova che tu hai parlato per primo
    seduto sulla tua seggiolina d’infanzia
    seduto e ormai martoriato pianista
    Glenn Gould

da Glenn Gould e altre poesie, Atene, 2024

  1. IL DONO
    Per merito tuo, Glenn Gould,
    scriviamo note sui
    muri delle scuole, su
    ogni muro pulito che troviamo,
    con gessetti, pastelli a cera,
    pennarelli, bombolette spray — forse
    gli uomini del futuro
    si chiederanno, con l’avverbio come,
    con la particella interrogativa perché,
    che introduce una domanda diretta o indiretta; forse
    in futuro saremo considerati
    reperti archeologici preistorici, forse
    il passato remoto sarà trasferito
    nel presente,
    le cose sono fatte per
    cambiare e la parola stessa confronta
    le cose soltanto nello stesso tempo,
    non in un tempo qualsiasi, questo è corretto —
    tu, Glenn Gould, ci hai insegnato
    ad ascoltare gli ultrasuoni che
    percepiscono i pipistrelli e
    i coleotteri, le falene
    e i neurotteri
    tu hai affinato il nostro udito regalandoci
    raschietti di ogni dimensione
    tu, con gli ultrasuoni, ci hai fatto
    una pulizia del viso spendendo
    pochi soldi o addirittura niente
    per merito tuo abbiamo imparato ad ascoltare
    il suono di una ciglia che cade,
    di un pelo del sopracciglio o di un filo,
    di una foglia autunnale
    prima che cada sulle altre foglie
    a terra, o della nebbia fitta,
    oppure il discorso di qualcuno in un altro paese,
    o il suono delle lacrime roventi quando
    scivolano sulle guance; per merito tuo
    ascoltiamo il pagello mentre
    nuota, o il suono degli ovuli
    che cadono dalle tube di Falloppio
    nell’utero, e molte altre cose ancora
    e inoltre ci hai insegnato come ricordare,
    come distinguere il necessario
    dal superfluo, tu che hai preferito
    l’eccitazione alla quiete, il contraddittorio
    al discorso
    hai dato fuoco a tutte le foreste del Canada
    il tuo modo di suonare era il tuo accendino
    e ora sei venerato come un piccolo dio
    di una religione che vive contemporaneamente
    il proprio apogeo e il proprio declino

da Glenn Gould e altre poesie, Atene, 2024

  1. LA CONTINUA ISCRIZIONE
    DELLE COSE DENTRO DI ME
    Dentro di me avevo una
    caverna che chiudevo
    con una pietra rotolante
    dentro di me avevo un vuoto
    che chiudevo con un
    coperchio di ghisa e quando
    lo aprivo si vedevano le
    mie viscere
    soltanto ai chirurghi
    concedevo un facile
    accesso e ai loro bisturi
    e alle suture che
    vendono i negozi della
    ZAKO*
    Solo Dio sa come
    sopravviviamo un
    ispettore sa soltanto se
    seguiamo le indicazioni
    e facciamo una buona lezione e
    gli insegnanti di sostegno che nel
    pomeriggio guardano i nostri
    fogli di lavoro
    e i nostri appunti
    siamo sempre ciò che
    facciamo e ancora qualcosa
    in più che non ha
    nome non si trova nei
    dizionari non esiste una voce
    per questo non esiste da nessuna parte
    è soltanto un sospetto
    un presentimento non ha
    declinazioni non ha numeri
    non ha tempi non è
    un verbo regolare né irregolare
    può essere entrambe le cose
    contemporaneamente e non
    ditemi che una cosa simile non
    è possibile è indefinito e tutto ciò
    che è indefinito ha possibilità
    immense
    e compravo e appena compravo
    qualcosa me ne pentivo come
    si pentono i tossicodipendenti
    che non riescono a
    imporsi su sé stessi
    e compravo le cose che
    dipendono, come disse un
    grande filosofo, dalle
    loro idee
    e compravo metalli e compravo
    trasformazioni, tutto ciò che fabbrica
    un uomo disperato
    per i suoi simili

    Nicosia, 11/10/2026

    Nota: * ZAKO, è una storica e nota catena di negozi specializzata nella vendita di abbigliamento intimo, e articoli di merceria (come filati per aguglieria, bottoni, accessori per il cucito e il ricamo).
  1. ΓΚΛΕΝ ΓΚΟΥΛΝΤ
    Σε παρακολουθώ εδώ και χρόνια
    να σκύ|3εις πάνω από το πιάνο σου
    σαν να έχεις σκολίωση ή κύφωση
    κάτι τέλος πάντων
    να έχεις μιαν οστική δυσλειτουργία
    μια πάθηση την ονομασία της οποίας
    ξέρουν μόνο οι ορθοπεδικοί ή και
    απολύτως τίποτα
    σε παρακολουθώ καθισμένο πάνω
    στην κοντή καρεκλίτσα σου με τα
    χέρια σου υψωμένα σαν να θέλεις
    να πιάσεις κάτι σαν ένας
    τερματοφύλακας που κατεβάζει την
    μπάλα από το γάμα της εστίας του
    αποσοβώντας το βέβαιο γκολ
    και απορώ εδώ και τόσα χρόνια
    τι ψελλίζεις ενόσω παίζεις
    τι ψιθυρίζεις ίσως να λες πως ο
    ουρανός και η γη αυτά τα δύο στοιχεία
    είναι ενωμένα κι ότι ο μακροχέρης
    Θεός και οι συνεργάτες του άγγελοι
    ακουμπούν και τα δύο αν είναι έτσι
    στον κόσμο δεν υπάρχουν αποστάσεις
    το ψηλό και το χαμηλό το κοντινό
    και το μακρινό είναι ανθρώπινες
    ψευδαισθήσεις
    προσπαθώ ν’ ακούσω τι λες και δεν τα
    καταφέρνω μιλάς όπως μιλά μια πέτρα
    ή μια σταγόνα αραιή ή ραγδαία σαν
    ένα ποτάμι που δεν γνωρίζουμε από πού
    πηγάζει κι ίσως να μη μας ενδιαφέρει
    παρά μόνο για να ποτίζουμε παρά μόνο
    για να γεμίζουμε ένα ποτήρι νερό
    είμαστε τόσο διψασμένοι άνυδροι
    διαβρωμένοι καθόλου μα καθόλου δεν
    μας ενδιαφέρει ο κύκλος της βροχής
    και απορώ και πάντα θ’ απορώ τι
    ψιθυρίζεις αν λες λόγια αγάπης σε
    ποιαν απευθύνονται αν λες λόγια
    θυμού η μορφολογία του στόματός σου
    δεν συνηγορεί σ’ αυτό
    μήπως προσεύχεσαι και ποιες είναι οι
    λέξεις οι φθόγγοι τα βιβλικά βιβλία
    των προσευχών σου και πού μπορώ
    να τα βρω να τα δανειστώ να τ’ αγοράσω
    ίσως να μιλάς όπως ένας μίσχος ή ένα
    ανθισμένο λουλούδι ένα μικρό τρυφερό
    ζώο ένας μικρός καλοπροαίρετος
    δαίμονας που πασχίζει να μας κάνει να
    καταλάβουμε πως η κακία τού είναι
    εντελώς ξένη
    ίσως να μιλάς όπως ο ήλιος και το
    φεγγάρι που πηγαινοέρχονται ό,τι
    κινείται παράγει ήχο σίγουρα ίσως στο
    μέλλον οι φυσικοί ν’ ανακαλύψουν ότι
    μιλά το φως αλλά και το σκοτάδι
    ίσως στο μέλλον οι γλωσσολόγοι κι οι
    ωριλάδες ανακαλύψουν στον φάρυγγα
    στον λάρυγγα μια γλώσσα ακωδικοποίητη
    και καινούργια που εσύ την πρωτομίλησες
    πάνω στην παιδική καρεκλίτσα σου
    καθήμενε και καθημαγμένε πιανίστα
    Γκλεν Γκουλντ

  2. TO ΧΑΡΙΣΜΑ
    Εξαιτίας σου Γκλεν Γκουλντ
    γράφουμε νότες πάνω στους
    τοίχους των σχολείων πάνω σε
    όποιον καθαρό τοίχο βρούμε
    με κιμωλίες με κηρομπογιές
    με μαρκαδόρους με σπρέι -ίσως
    οι μελλοντικοί άνθρωποι
    αναρωτηθούν με το επίρρημα πώς
    το ερωτηματικό μόριο γιατί που
    εισάγει ευθεία ή πλάγια ερώτηση ίσως
    στο μέλλον θεωρηθούμε προϊστορικές
    αρχαιότητες ίσως μεταφερθεί δηλαδή
    το μακρινό παρελθόν στο σήμερα
    είναι τα πράγματα καμωμένα για
    ν’ αλλάζουν κι η λέξη ίδιο συγκρίνει
    πράγματα μόνο στον ίδιο χρόνο
    όχι οποτεδήποτε αυτό είναι το σωστό-
    εσύ Γκλεν Γκουλντ μας έμαθες
    ν’ ακούμε τους υπέρηχους που
    αντιλαμβάνονται οι νυχτερίδες και
    τα σκαθάρια οι νυχτοπεταλούδες
    και τα νευρόπτερα
    εσύ μας όξυνες την ακοή χαρίζοντάς
    μας όλων των μεγεθών τις ξύστρες
    εσύ με τους υπέρηχους μας έκανες
    καθαρισμό προσώπου ξοδεύοντας
    λίγα λεφτά ή και καθόλου
    εξαιτίας σου μάθαμε ν’ ακούμε τον
    ήχο μιας βλεφαρίδας που πέφτει
    μιας τρίχας από τα φρύδια ή μιας
    κλωστής ή ενός φθινοπωρινού φύλλου
    πριν πέσει πάνω στα άλλα φύλλα στο
    χώμα ή της πυκνής ομίχλης
    ή την ομιλία κάποιου σε άλλη χώρα
    ή τον ήχο των καυτών δακρύων όταν
    κυλούν πάνω στα μάγουλα εξαιτίας
    σου ακούμε το λυθρίνι την ώρα που
    κολυμπά ή τον ήχο των ωαρίων που
    πέφτουν από τις σάλπιγγες μέσα στη
    μήτρα κι άλλα πάρα πολλά κι ακόμα μας
    έμαθες πώς να θυμόμαστε
    να ξεχωρίζουμε τη χρεία από το
    αχρείαστο εσύ που προτίμησες τη
    διέγερση αντί την ηρεμία τον αντίλογο
    αντί τον λόγο
    έβαλες φωτιά σε όλα τα δάση του Καναδά
    το παίξιμό σου ήταν ο αναπτήρας σου
    και τώρα λατρεύεσαι σαν ένας μικρός θεός
    μιας θρησκείας που ζει ταυτόχρονα την
    ακμή και την παρακμή της

  3. Η ΣΥΝΕΧΗΣ ΕΓΓΡΑΦΗ ΤΩΝ
    ΠΡΑΓΜΑΤΩΝ ΜΕΣΑ ΜΟΥ

    Mέσα μου είχα μια
    σπηλιά που την έκλεινα
    με μια κυλιόμενη πέτρα
    μέσα μου είχα ένα κενό
    που το έκλεινα με ένα
    κυρίζι μαντεμένιο κι όταν
    το άνοιγα φαίνονταν τα
    σπλάχνα μου
    μόνο στους χειρουργούς
    επέτρεπα μια εύκολη
    πρόσβαση και στα νυστέρια
    τους και στις ραφές που
    πωλούν τα καταστήματα της
    ΖΑΚΟ
    Ένας Θεός ξέρει μόνο πώς
    επιβιώνουμε ένας
    επιθεωρητής ξέρει μόνο αν
    ακολουθούμε τους δείκτες
    και κάνουμε καλό μάθημα κι
    οι φροντιστές που βλέπουν
    τ’ απογεύματα τα φύλλα
    εργασίας και τις σημειώσεις
    μας
    είμαστε πάντα αυτό που
    κάνουμε κι ακόμα κάτι
    παραπάνω το οποίο δεν έχει
    όνομα δεν βρίσκεται στα
    λεξικά δεν υπάρχει λήμμα
    γι’ αυτό δεν υπάρχει πουθενά
    είναι μόνο μια καχυποψία
    ένα προαίσθημα δεν έχει
    πτώσεις δεν έχει αριθμούς
    δεν έχει χρόνους δεν είναι
    ρήμα ομαλό ούτε ανώμαλο
    μπορεί να είναι και τα δύο
    ταυτοχρόνως και μη μου
    πείτε ότι κάτι τέτοιο δεν
    γίνεται είναι ασαφές κι ό,τι
    είναι ασαφές έχει τεράστιες
    δυνατότητες
    κι αγόραζα και μόλις αγόραζα
    κάτι το μετάνιωνα όπως
    μετανιώνουν οι ναρκομανείς
    που δεν μπορούν να
    επιβληθούν στον εαυτό τους
    κι αγόραζα τα πράγματα που
    εξαρτώνται όπως είπε ένας
    μεγάλος φιλόσοφος από τις
    ιδέες τους
    κι αγόραζα μέταλλα κι αγόραζα
    μεταποιήσεις ό,τι κατασκευάζει
    ένας απελπισμένος άνθρωπος
    για τους συνανθρώπους του
    Λευκωσία, 11/10/26