Ciao Tiziano, ci si incontra almeno una volta l’anno ma poi non ci si perde mai confrontando letture, voci nuove che si ascoltano e qualche inedito che giunge a entrambe. Leggere per te non è mai solo atto conoscitivo, ma un calarsi nel mondo di chi scrive o traduce, entrare in contatto con una realtà altra. A quali letture ti stai dedicando in questo periodo?
A una lunga devozione verso poeti molto amati: Eugenio Montale, Thomas T. Eliot, Vittorio Sereni, Mario Luzi, seguì la frequentazione e in qualche caso anche l’amicizia con alcuni dei nostri più recenti, maggiori poeti come Maurizio Cucchi, Giuseppe Conte, Milo De Angelis e altri. Ultimamente, tuttavia, trovo nei loro libri, escluso Cucchi, una sorta di affaticamento, di stanchezza, quasi avessero perduto l’entusiasmo, la freschezza verso la poesia. Gli ultimi loro libri sembra sopravvivano più con il mestiere che non con l’ispirazione. Così, dopo aver goduto a lungo della loro lezione, da qualche tempo sono affascinato da altri autori come i polacchi, Eva Lipska e Adam Zagajewski, dal tedesco Michael Kruger e da alcuni poeti svedesi come Thomas Transtromer, Lars Gustaffson, Bjorn Larsson.
Da qualche anno dirigi la collana “Vega” per Pellegrini e immagino che ti giungano molti libri di autori che sognano di essere selezionati come nuovi nomi per essa. Quando parliamo citiamo sempre molti libri appena usciti o al contrario di decenni fa che in qualche modo si chiamano l’un l’altro. Tu poi hai una conoscenza vastissima anche delle opere internazionali. Quando acquisti volumi per te, per il tuo piacere personale quali sono i criteri che utilizzi? Non mi riferisco solo alla poesia, ma anche alla scelta che fai per esempio quando vuoi regalare un libro.
Mi affido qualche volta al passaparola, sia pure sempre meno. Nel senso che se mi viene suggerito un libro interessante ne verifico in internet la consistenza. Non sono mancate diverse cantonate, ma anche interessanti scoperte. Principalmente, in ogni caso, mi affido alle pagine culturali dei quotidiani che frequento maggiormente come Il corriere della sera, Repubblica e Stampa. Specialmente ne La lettura del corriere che dedica settimanalmente una pagina ai libri di poesia, trovo indicazioni, tracce che mi invitano ad acquistare titoli che mi incuriosiscono e che formalmente condividono la mia idea di poesia. Posso infatti affermare che la mia misura o stile attuale è in particolare molto vicino alla natura, infatti il mio tentativo consiste nell’umanizzare le cose, il tempo, gli elementi della natura raccontandone i pensieri e prospettando così anche per loro moto e sentimento. Di conseguenza anche se voglio donare un libro seguo questo mio convincimento. Ti posso in ogni caso confidare che non verifico mai se un libro che ho regalato è piaciuto o meno: credo debba essere apprezzato il gesto, l’intenzione prima di tutto, poi…
Tutti i tuoi testi sono imbevuti del tuo pensiero filtrato attraverso l’esperienza della lettura e di tanti classici, quindi immagino tu vada a rileggere volumi che hai incrociato nel tempo: quali sono quelli a cui torni più spesso? E perché proprio quelli?
Guarda, da quando, una decina di anni fa, mio figlio se n’è andato a vivere da solo, ho cambiato casa acquistando un piccolo appartamento in periferia di Vicenza: un bicamere con un buon soggiorno dove ho piazzato la mia libreria. Lì ci stanno circa un migliaio o poco più di libri. Per non essere sommerso dai libri, come nella casa precedente dove avevo una stanza in più adibita anche a biblioteca, ho deciso che non devo superare il limite attuale: perciò se acquisto o mi arriva un nuovo libro che ritengo interessante al punto di capire che ritornerò sicuramente nelle sue pagine, lo tengo ma al contempo mi libero di un altro che che non ritengo più così importante da occupare un posto in libreria. Di altri, che non mi incuriosiscono affatto, mi libero quasi subito. Così non altero il numero, e lo spazio, che mi sono imposto. Che dire a questo punto: ci sono per il 70% libri di poesia, soprattutto di autori del novecento e fino ai giorni nostri di diverse lingue, poi saggi sulla letteratura, dai giganti del pensiero critico senza disdegnare i contemporanei e una piccola parte di gialli, soprattutto di Simenon e di autori nordici. Come vedi non ho scelte sterminate, ma un numero ridotto che mi concede di andare a colpo sicuro nelle scelte. Non disdegno nemmeno di servirmi della biblioteca pubblica, nel caso abbia necessità di un excursus breve, di alcune nozioni o riferimenti senza per questo sentirmi in obbligo di acquistare il libro.
Fotografia in copertina di Dino Ignani
