Stefania Bortoli, Corpo_Spazio_Parola (Arcipelago Itaca 2025)
Esiste questo spazio di grazia
come libertà di sentire tutte le vite
che vivono
nel corpo che invecchia – senza paura di fare
Non mi sono vista, non mi sono preoccupata
Il tuo attento sguardo
mi ha raccontato che le braccia
erano aperte – distese in volo d’uccello –
Mi rincorrevo come una bambina senza età
*
Nella camera della Torre – durante la notte
distesa a letto – sotto il piumone azzurro
questa poesia tra le nostre mani
*
140324
La forma s’allunga – lungo i confini del corpo
l’impulso è fermarli d’istinto
Dare corpo alla giusta lentezza
fare ciascuna forma con calma allenando l’attenzione
Cinque movimenti percepiscono
(una segreta lentezza)
Non ostacolare
il gesto mentre scorre diviene Altro
Nel movimento istanti senza confini
svaniscono come un fiume nel mare
Divenire percorso ramificato –
Corpo che trova radici
corpo in un’altra memoria che sente
*
200424
Qui il silenzio è buono
Contatto intimo con il corpo
– un’unica forma aderisce ascoltando
il respiro dell’altra
Lasciamo andare l’abbraccio
mentre sguardi interiori
percepiscono i punti di appoggio
la distanza della figura che passa
Possiamo accogliere la relazione
Essere personali
Frammenti – singole parti del corpo
si uniscono
Sono solitudine felice impressa nel corpo
Il suo sguardo e la tua parola l’hanno detto
Mi sono vista danzare per la prima volta
*
Età del tempo confondono
le linee della nuca
mani dita scintille – fuochi dei corpi danzanti
(per motivi di impaginazione legati a WordPress non è stato possibile mantenere l’incolonnamento originale di alcuni versi)
danza di grazia la parola
Esistono luoghi che sono un viaggio di mani, radici, istanti ondulanti sul viso. Luoghi che incontrano la grazia nel silenzio di un solo, piccolo, piccolissimo, spostamento d’aria mentre l’aria si sveste nella stanza della danza compresa nella verticalità della parola che s’alza, leggera e profonda, sopra ogni paura che confina, così da farsi fecondo il pensiero oltre ogni limite del corpo. Esiste il Voll dove l’immanenza abita la trascrizione del vento che in gesti lenti oscilla e si avvicina al respiro del cuore mentre il cuore nel movimento si avverte dentro alla meraviglia di sapersi finalmente libero. Stefania Bortoli racconta l’alchimia di un incontro, l’incontro che rincorre una bambina senza età e quella bambina è lei che si legge nello sguardo chiarissimo del suo tempo vissuto nella storia di un percorso lungo tutto l’asse del suo corpo aperto, adesso, in un abbraccio disegnato nella linea perfetta di una poesia sollevata tra le mani della gioia. È sempre la gioia che ci spinge a osare il momento e la sua attesa, la luce e quella sfumatura in ombra, senza peso, sul fianco di un’altra memoria che sente. Tutta una vertigine il suono, la voce, il trovarsi nuda dentro la nudità della pelle che ascolta il limpido tintinnare dell’acqua sopra occhi poggiati sul bordo dello specchio per portarsi nel giorno tenendo il sogno sul baricentro della terra abitata da una sorella che la accoglie nel suo spazio musicale cosicché lei possa di grazia muovere la parola al di là della parola. La grana percettiva si contorna di minuscole e necessarie variazioni di senso, visive, tattili e uditive – sottolinea l’autrice – inaspettati bagliori che sciolgono la ruggine dell’inverno per nominare il crepuscolo all’altezza delle braccia che conoscono la bellezza di ogni imperfezione, lasciano aperta la porta nella camera della Torre, sorridono, tengono la notte nella quota del mistero, com’è mistero l’odore che scava la scintilla nata tra le ossa allungate al soffitto come fossero ali di luna le gambe intuite nella eleganza di un paesaggio interiore per restare ad ascoltare, tra scapole e schiena, il mormorio che lievita la tenerezza di scoprirsi guardati sino a nominarsi solitudine felice impressa nel corpo, un grano di pioggia, una incisione che per la prima volta si è vista corallo luminoso, come luminosa la fronte di un ramo che alita senza svegliare il cielo.
Stefania Bortoli vive a Pove del Grappa (VI). Si è laureata in Pedagogia all’Università di Padova con una tesi di Estetica e Psicoanalisi. È stata docente di Lettere al Liceo Artistico. Ha pubblicato le raccolte poetiche: Voci d’assenza (Editrice Artistica Bassano 2012; segnalato al Convegno internazionale di Poesia a cura di Anterem 2011, Menzione di merito al Premio Nazionale di poesia “Achille Marazza” 2013); Con la promessa di dire (Book Editore 2016; Menzione d’onore al Premio “Lorenzo Montano” 2018, finalista alla 8^ edizione del Premio nazionale editoriale di poesia “Arcipelago itaca” 2022); Desiderare (Arcipelago itaca Edizioni 2023), con prefazione di Alfredo Rienzi. La silloge inedita Il giardino dell’attesa ha vinto il Primo Premio Silloge “Transiti poetici” (2022). Opera senza titolo, silloge breve inedita, è risultata vincitrice alla 10^ edizione del Premio nazionale editoriale di poesia “Arcipelago itaca” 2024 ed è contenuta nel Nono repertorio di poesia italiana contemporanea di Arcipelago itaca Edizioni 2025. É presente in alcune antologie, fra cui Transiti poetici 2022 e 2024, Distanze verticali (Macabor 2024), Mondi (Fara Editore 2024), Anteprime – Gli Inediti di Finestre (2024) e in diverse riviste online e blog letterari. Ha partecipato a reading poetici e alle edizioni 14^ e 15^ di “Libri di Versi” (2022 e 2023) e alla realizzazione di libri d’artista che interpretavano i suoi testi poetici, tutte opere prodotte con artiste visive.
La fotografia in copertina è di Manuela Dimartino
