Filippo Davoli, Dalle dense correnti (Firenze Libri 2026)
Il Cielo è qui tra noi, senza più morte.
I morti, vivi ci sognano
e quando volano via non ci abbandonano.
Non c’è confine senza corpo, è tutto
e tutto siamo eternamente chiari.
Molti tornati dicono che andavano
a salutare i loro familiari
non percepiti, eppure li vivevano
e narrano di cose che facevano.
Io per me stesso sogno invece d’essere
invaso dalla Luce.
Nella presenza della vastità.
*
Certi giorni mi osservo già da altrove
seduto silenzioso col buon libro delle Ore
e, io non so come càpita, mi vedo di fronte
e anche di spalle. Un fiume di piccole cose
trasporta questa immagine e la dissolve
in sé dentro gli affetti e poi più nulla.
Mi pare di vedere il coccodrillo
messo a punto dagli amici nella casa deserta
in cui affiorano fogli vergati a mano
e chi parla, chi incombe è la memoria
per il tempo necessario a sbrigare
le incombenze e le scatole.
Questo immenso disordine ero io,
questo mondo ordinato dalla mia testa
in un modo bislacco ma familiare.
Scende la lunga notte. L’umidità
forse avvilupperà le sbiadite pareti
o un’altra mano ricomincerà
daccapo un’altra storia.
*
Calano gli schermi come lame
dove il tempo separa le battute
la notazione crolla.
Se ne allungò in corona il blando suono
altri accordi lo stremano
(l’intonaco si sbriciola, le crepe)
*
Come sfreccia la vita all’alba. È ora, dicono,
alzati, su. Già il buio dilegua. Una piccola festa
di storie anonime – chi corre, chi ravvolto
in cappotti pesanti va al lavoro – e più in fondo
si aggiunge il gran risveglio universale.
Reggi tu questo piccolo dolore straniero
che crina la bellezza dentro di me.
Reca soccorso, se puoi.
La luce sale,
viene a difendermi, risponde.
*
a Daniele Giustolisi
L’acero qui di fronte s’è fogliato.
Dev’essere successo questa notte,
in fretta e furia. Con il primo azzurro
era già pronto e in spolvero, distesi
i lunghi rami floridi. Guardandolo
sovrappensiero non me n’ero accorto.
Ma adesso che è in esplosione la primavera
e i campi odorano e il cielo è come in festa
anche lui, trasformato, ne partecipa.
E anche io. Di qua dalla finestra.
Filippo Davoli è nato nel 1965 a Fermo, e vive a Macerata.
La foto in copertina è di Egor Litvinov
