Qual è il seme da cui è germinata la tua poesia?
Non penso alla poesia come a un seme, o un germoglio, o un frutto, la sento piuttosto come un segno a matita su un foglio bianco, come uno scarabocchio infantile che chiede di essere decifrato e restituito alle ipotesi del mondo, del quotidiano, del matrimonio per amore e non per fini riproduttivi. Un gesto libero dunque, arcaicamente arbitrario ma che costruisce, delinea, svolge la propria storia – se ne ha una, quando ne ha una – a incontrare le altre storie, quelle dei molti io che siamo, che ognuno di noi è da sempre, in ogni dove, origine compresa. Ecco, quell’origine alla quale è impossibile tornare ma che va incessantemente evocata perché sia di nuovo accessibile in un nuovo alfabeto, proprio come nel gioco o nel disegno di un bambino, geroglifico d’anima e poesia.
Quale la sua genesi nel tempo?
La mia poesia nasce sul tavolo di formica in cucina dove facevo i compiti e disegnavo da bambino, a Mantova. Sotto ai disegni scrivevo quelli che le maestre chiamavano “pensierini” e che all’inizio volevano essere una piccola didascalia o commento all’illustrazione colorata ma che nel tempo si sono progressivamente resi autonomi assumendo il valore di minime e minuscole involontarie epifanie. Ne ricordo precisamente una, fra le prime, per averla trascritta di quaderno in quaderno fra i miei appunti – io tutt’ora scrivo su quaderni o taccuini – aveva persino un titolo, eccola: Titolo: “Freddo”, svolgimento: “C’è un angelo seduto in cortile”. Riguardo a queste piccole illuminazioni mi interrogavo, volevo scoprire se avessero un perché, ho quindi cercato Maestri che potessero aiutarmi a capire, nel tempo, Alberto Cappi fu il primo, a Mantova, generosissimo, attento, spiazzante, e poi Alberto Masala e Alberto Bertoni, a Bologna, Giovanni Giudici, Andrea Zanzotto, Ferruccio Benzoni. Intanto leggevo, leggevo tantissimo, con voracità, dando prova di quello che Colette avrebbe definito “un appetito pessimista”, gli italiani soprattutto, Pavese, Saba, Pasolini, ma anche i francesi, Baudelaire innanzitutto e Prévert cantato da Yves Montand – grazie a un magnifico professore di francese del Liceo Virgilio, il professor Arturo Biondelli – e insomma piano piano l’Europa, il Mondo. E c’erano gli accessibili e c’erano – e ci sono – gli inarrivabili, Celan, Mandel’stam, Nelly Sachs. Così mi misi alla prova lungo un apprendistato impegnativo e fondante fatto di riviste, traduzioni, dialogo, studio, che mi portò a “Laureola”, il mio primo libro, a trentasei anni.
Quali i poeti che negli anni hai sentito più affini alla tua sensibilità?
Alcuni li ho già nominati, Bertoni, Giudici, Benzoni, perché è nella dimensione del dialogo e dell’incontro che accadono le cose migliori in poesia, e non solo, ed è nell’accudire la propria curiosità, nel desiderio di condivisione e di confronto che la poesia trova il suo miglior esito, è la reciprocità il foglio bianco su cui tracciare il segno a matita. Oggi sono felice di poter interloquire con compagni di strada di grande eleganza e intelligenza operativa, da Pasquale Di Palmo a Monica Guerra, da Giacomo Trinci a Gianfranco Lauretano, da Ezio Settembri a Paola Loreto e Silvia Bre, da Nina Nasilli allo spagnolo Eloy Santos, senza scordare chi la poesia non la scrive ma la studia e la sa, intendo studiosi e critici come Gabrio Vitali, Nunzia Palmieri, Massimo Raffaeli, e portando nel cuore i non pochi grandi poeti di cui ci resta l’opera e il sorriso: Stefano Simoncelli, Stefano Colletti, Giovanni Nadiani. Non allargo il discorso ad altre lingue e culture, mi preme però affermare che la traduzione è da sempre un’ala del tempio nella quale anima e penna tentano le proprie ipotesi.
Ti ritrovi nella riflessione, trascritta di seguito, di Giacomo Leopardi?
“Felicità da me provata nel tempo del comporre, il miglior tempo ch’io abbia passato in mia vita, e nel quale mi contenterei di durare finch’io vivo. Passar le giornate senza accorgermene, parermi le ore cortissime, e maravigliarmi sovente io medesimo di tanta facilità di passarle.
(Giacomo Leopardi, Zibaldone, 4417-18, 30 novembre 1828)
Ecco, a dire il vero, no. La scrittura non è per me l’unico ambito in cui ho trovato un tempo buono e di gioia. Da oltre trent’anni lavoro in ambito sociale, mi occupo d’arte figurativa e di teatro, adoro il rugby e l’Inter, amo il buon vino e i dolci mantovani … sono tanti gli ambiti relazionali e di incontro che concorrono a creare quella che si definisce “comunità di destino” e questo è ciò che più mi sembra interessante e portatore di felice bellezza, trovare il ponte – i ponti – che consentano d’attraversare le rapide precipitanti della fretta, del disamore, della disattenzione. Per chi cerca di fare poesia – fare è l’etimo di poesia – non può esserci un ambito non pertinente, è fondamentale piuttosto sentire e sapere l’umano, e non solo, che incessantemente si muove dentro e fuori ognuno di noi. Scrivo, disegno, studio tutt’ora sul tavolo dei compiti – un altro tavolo, un’altra città, un altro tempo – ma, appunto, nel tempo, nel tempo comune di cui la poesia, la vera poesia, rende testimonianza, se possibile in modo plurale, come la preghiera.
Giancarlo Sissa è nato a Mantova nel 1961. Vive nei pressi di Bologna. Come poeta ha pubblicato nel 1997 Laureola (Book Editore) con postfazione di Alberto Bertoni, nel 1998 Prima della tac e altre poesie (Marcos y Marcos) con prefazione di Giovanni Giudici, nel 2002 Il mestiere dell’educatore (Book Editore) con postfazione di Alberto Bertoni, nel 2004 Manuale d’insonnia (Aragno) con postfazione di Roberto Galaverni, nel 2008 Il bambino perfetto (Manni) con postfazione di Antonio Prete, nel 2015 Autoritratto (poesie 1990-2015) (italic/pequod) con postfazione di Alberto Bertoni e Persona minore (qudulibri), nel 2020 Archivio del Padre (MC edizioni) con prefazione di Pasquale Di Palmo, nel 2023 Tamen (Moretti&Vitali Editori) con prefazione di Pasquale Di Palmo. Nel 2004 ha ideato e curato il volume Poesia a Bologna (Gallo et Calzati Editori).
E’ presente in diverse antologie fra cui L’occhio e il cuore, poeti degli anni ’90 (Sometti, 2000), Il pensiero dominante, poesia italiana 1970-2000 (Garzanti, 2001), Le parole esposte, fotostoria della poesia italiana del Novecento (Crocetti, 2002), Poesia della traduzione (Sometti, 2003), Parole di passo, trentatre poeti per il terzo millennio (Nino Aragno, 2004), Trent’anni di Novecento (Book Editore, 2005), La linea del Sillaro (Campanotto, 2006), Vicino alle nubi sulla montagna crollata (Campanotto, 2008), Calpestare l’oblio (Argo, 2010), 100Thousand Poets for change primo movimento (qudu libri, 2013), I volti delle parole (Fondazione TitoBalestra onlus, fotografie di Daniele Ferroni, prefazione di Sebastiano Vassalli, 2014), Non ti curar di me se il cuor ti manca (qudulibri, 2015 e 2016), Sulla scia dei piovaschi – poeti italiani tra due millenni (Archinto, 2016), Passione Poesia – Letture di poesia contemporanea 1990-2015 (Edizioni CFR, 2016), Centrale di Transito (ceci n’est pas une anthologie) (Giulio Perrone Editore, 2016), Officine della Poesia 1. Bologna (Kurumuny Editore, 2018), Verso le sei di sera in Corte Dandini (peQuod Editore 2018), Ritratti di poeta (puntoacapo Editore 2019), Sospeso respiro – Poesia di pandemia (Moretti & Vitali, 2020) a cura di Gabrio Vitali, Distanze obliterate – Generazioni di poesie sulla rete (puntoacapo Editore, 2021), Poeti italiani degli anni ‘60 – Letteratura come condizione (Interno Poesia Editore, 2024) a cura di Francesco Napoli, Intrecci – Due regioni, due lingue e dieci autori – (puntoacapo Editore, 2025) a cura di Marco Bellini e Paola Loreto, Innesti umani (Bertoni Editore, 2026) a cura di Luca Ariano ed Emanuela Rizzo.
Dalla collaborazione con il fotografo Daniele Ferroni sono nati nel 2019 L’ultimo ballerino dell’aia tradotto in russo da Kristina Landa con prefazione di Giampiero Neri e postfazione di Vittorio Cozzoli (Edizioni Lumacagolosa), nel 2020 Lentezza e silenzio e Il silenzio e nel 2025 Chi vince? (Edizioni Pulcinoelefante). Del 2019 è la plaquette Il lupo mentre del 2022 è Frontiera (entrambe edite da Babbomorto Editore). Le sue poesie sono tradotte in diverse lingue europee.
Dal 2023 fa parte della redazione de L’anello critico – Annuario della poesia italiana contemporanea (Carta Canta Editore) e dal 2024 è Caporedattore della rivista online dell’Associazione Independent Poetry.
Presta opera di “narratore in scena” nell’ambito del progetto teatrale “Rosaspina, il tempo del sogno” di Alessandra Gabriela Baldoni.
Come formatore è attivo da anni in ambito sociale e teatrale e ha ideato e condotto laboratori dedicati alla scrittura poetica, alle tematiche dell’Autobiografia, della Sincerità possibile, e alle Tecniche del Silenzio, in Italia e all’estero.
