Commento a margine (XXIX): Salvatore Sblando

Autore/a cura di:

Salvatore Sblando, Ho amato altrove, 55 poesie per un tempo che resta (La Vita Felice 2026)






Ogni giorno sei
la parola nuova
nel verso che indosso
l’abbigliamento adatto
al freddo che scaccia
il fumo del sigaro
lontano
dal mio balcone
il vuoto d’aria
che conduce a te

*

Io, te e la luna

La luna curva
sulla tua schiena
luce che illumina
l’affanno della notte
Nostro è il canto di cicala
nella terra ancora incolta
affondano le impronte
lungo il limine caldo
del destino

*

A Nicola Romano

Nicola scrive
ancora per me la parola giusta
si accinge nella conta
esatta del tempo sillabato
un’eco d’assenza condivisa

Smargina l’ombra dei passi
sulla confuta del garbo
che lento ci ritrova
lontano da ogni mutria

nel volere bene anche al dolore
aleggia nell’incontro
tutta un’era
consumata insieme a te

*

Nel cielo di Iaşi

Nel cielo di Iaşi
hai creduto di non potere
più cogliere un abbraccio
di dovere solo partire
e mai più ritornare
Di lasciare e invece
così ci siamo ritrovati
tra cemento scolorito
nell’idea di riverniciare
interi quartieri popolari
di piantare semi di tulipani
nell’aiuole abusive
di chi crede che tutto
è coltivabile sul cemento
di un falso capitale
Mentre noi
sull’idea di rivoluzione
lasciamo fiorire
ogni sacra ribellione
nell’humus umido
dei nostri battiti cardiaci
affondiamo radici

*

Soliloquio per mio padre

Chiamo il silenzio
al tatto delle vene
al pulsare del sangue
e celo fra mani
con il suono
del tuo nome
un segreto
che s’acquieta
tra le chiuse pieghe
della ciglia

Questa notte
nasce mia figlia




Per motivi grafici egati a WordPress, non è stato possibile mantenere l’impaginazione originale delle poesie.







Imparare la rivoluzione tra le chiuse pieghe / delle ciglia di un silenzio che matura l’amore sino a dove il tempo è eterno suono d’aurora tra le dita luminose di pioggia scesa come carezza sul volto accaldato dell’incontro quando è incontro l’imprevedibile armonia del canto sopra il passo aspro dell’attesa. Imparare, e Salvatore Sblando a noi lo insegna, la rivoluzione di ogni sacra ribellione con lo sguardo orientato al cielo, oltre tutte le parole, nell’odore di una purezza sussurrata appena dentro al minimo scarto della vita, nel comporsi di una precisa intonazione naturale come naturale è trovarsi nella circonferenza di un abbraccio capace di custodire la ferita di ogni invalicabile assenza. Quella assenza che mai si vorrebbe attraversare quando nella voce a noi più intima a sanguinare è il percorso ultimo di un padre, mai davvero ultimo se a restare dentro al cuore è quel per sempre a sé presente nel continuo respiro delle stelle; assenza di un uomo, un poeta, Nicola Romano, l’amico della parola giusta che oltre ogni tempo tutto il cielo ancora intona; assenza della città amata, Palermo, principio e memoria d’infanzia, paesaggio di gelsomino odoroso. E poi, delicata si chiama l’assenza di una tenerezza bambina, candido bocciolo d’aria nel nome che la spera. L’amore amato altrove si fa, quindi, luogo necessario per, finalmente, trovarsi in quel misurato disordine arrivato inaspettato perché sempre inaspettata è la dimensione ritmica dell’ardore quando tutto s’addormenta ma sosta la luna a vegliare quel corso d’acqua che le sponde di un bacio conduce nell’ora esatta di un intenso chiarore. L’amore che dà tregua alla stretta dinamica del dolore; l’amore che è quel niente, quel piccolissimo niente confidato alla donna dalle mani aperte per accogliere l’humus umido a fondo di radici che sanno del bagliore che avviene nella piena fioritura di un seme nonostante il freddo dell’inverno, seme che monda l’ipocrita coesistenza di cemento e indifferenza in una società deprivata dalla bellezza di quel niente; niente, che senza paura esiste e resiste nello spazio bianco di una poesia.






Salvatore Sblando (Torino 1970) è poeta e operatore culturale. Vive e lavora a Torino. È attivo nella progettazione e curatela di iniziative culturali e letterarie, con particolare attenzione alla poesia contemporanea e alla promozione culturale in ambito urbano e sociale.
Ha pubblicato le raccolte poetiche Due granelli nella clessidra (LietoColle, 2009, seconda edizione), Ogni volta che pronuncio te (La Vita Felice, 2014), prefazione di Davide Rondoni – volume tradotto e pubblicato in Romania per Editura Neuma nel 2025 e Lo strano diario di un tramviere (La Vita Felice, 2020). Nel 2015 ha ideato e inaugurato “Aperipo-Etica”, rassegna di cultura, poesia e letteratura contemporanea. Nel 2016 ha fondato l’Associazione culturale “Periferia Letteraria”. Nel 2023 ha inaugurato la “Casa della Poesia Torino”, progetto di Periferia Letteraria. È ideatore e curatore, insieme a Salvatore Contessini, del progetto antologico Dalla stessa parte – Uomini contro la violenza sulle donne (La Vita Felice, 2021). Cura il LIT (tle)-blog http://www.larosainpiu.org, dedicato alla poesia italiana contemporanea.










La fotografia in copertina è uno scatto di Salvatore Sblando.