adottare la maternità
delle rocce, credere al tempo
invaghito d’umano
fidarsi dell’aquila, del volo
che risolve ampiezze
in un centro e poi a volute
il privilegio del nido
accogliere ali nelle pietre.
*
a fianco del cuore
questo taglio di luna
senti il bordone
come sorge ai fondali,
penetra la scia
ora che disarma il canto.
*
era nell’ora del calicanto
quel gelo, il solaio
crollato sulle promesse
– no, ancora non tace
il pane, la mia domenica
spezzata in un bacio –
delle stelle non ti curavi
che fiorivano al buio,
la tavola era imbandita
e suggerivano gli abiti
come indossare il vuoto
– nero, a paillettes –
ora dai calici a resistere
un ramo, il profumo
– scolora l’inverno
allo spogliarsi della notte.
*
di solitudine ancora sopravvivere,
non farà danno l’amore
e non più a difendersi il giorno
cedere la voce al silenzio
– al dolore che un senso non ha –
tornare ai vetri, agli occhi
sgualciti sulla finestra, alla nebbia
che libera sillabe e fiato
di solitudine rivestirsi e accettare
colpo su colpo il pallore,
il falso stormire degli ultimi aghi
e ascoltare come sorge
la compostezza della morte.
Erika Signorato (Verona, 1971) deve la propria formazione agli studi classici e musicali, ai luoghi amati nel profondo (Trieste, Vienna, le Dolomiti), alla famiglia che tanta parte riveste nel continuo dialogo esistenziale. Vive a Treviso e da anni si dedica all’insegnamento del pianoforte e di Musica nella scuola. Immersa nell’esigenza della scrittura poetica fin da giovanissima, solo di recente ha iniziato a condividerla. Sue poesie e raccolte hanno riportato segnalazioni e riconoscimenti in occasione di premi e concorsi letterari; singoli testi risultano presenti in riviste, blog, reading e antologie. Per Delta 3 Edizioni è stata pubblicata la silloge “In levare” (2023). “La memoria del sale” (2025) per Puntoacapo Editrice è la sua seconda esperienza editoriale.
