Qual è il seme da cui è germinata la tua poesia?
Avevo cinque anni e ho iniziato a sognare parole. Visioni nitide, che mi apparivano quasi scritte sotto dettatura da “un qualcuno”. Così mi alzavo, non per fare la pipì, bensì per mettere su carta dei versi musicali. Così avveniva allora e succede ancora oggi, una fontana che da sempre zampilla nel cuore della notte. Tanto che nel 1966 il sindaco Aldo Aniasi mi consegnò l’Ambrogino nella sala del Comune per quello che scrivevo. A nove anni tutto mi appariva vasto, strano ed eccitante. Iniziò una tournée nelle scuole medie, dove ero costretto dalla maestra a recitare le mie poesie assieme a quelle di Ungaretti, Quasimodo e Montale, imparate a memoria.
Quale la sua genesi nel tempo?
Non avverto differenze rispetto ad allora. C’è ancora una voce angelica, che mi pervade. Nonostante migliaia di libri letti e studiati, mi sento perennemente quel bimbo di cinque anni nell’impulso di svegliarmi e immediatamente fermare versi sillabati in scansione sulla carta e non di certo su macchina da scrivere, pc o smartphone. Salvarli per me e la mia interiorità profonda. Non per chi forse li leggerà. Francamente non so mai comprendere che valore possano avere le mie poesie per gli altri.
Quali i poeti che negli anni hai sentito più affini alla tua sensibilità?
Innanzitutto gli autori spagnoli: Bécquer, Lorca, Cernuda, Alberti, Aleixandre, Machado, Unamuno. E di seguito il fascino portoghese di tutti quelli occultati in Fernando Pessoa coi suoi eteronimi. A quindici anni avevo approfonditi i succitati autori, iniziando ad appassionarmi anche al teatro. Inevitabilmente proseguii entusiasmandomi anche per la letteratura dell’America latina: Neruda, Borges, Cortazar, Vargas Llosa, Isabel Allende. Si affiancarono per radici familiari i poeti in lingua milanese: soprattutto Carlo Porta e Delio Tessa, ma anche gli splendidi sonetti in romanesco del Belli. Contemporaneamente i miei studi classici mi portarono ad amare e tradurre Omero, Virgilio, i Lirici greci e latini, autori di tragedie e commedie, in particolare Sofocle e Aristofane. Indimenticabile il lirismo tardo-romantico del romeno Eminescu, mentre resta per me straordinaria e fonte di continua analisi l’opera di Ezra Pound. Venendo ai poeti italiani, al di là dell’inarrivabile Dante e del mirabile Petrarca, fondatore dell’Umanesimo cristiano, mi coinvolsero Foscolo, Leopardi, Pascoli e l’immaginifico D’Annunzio, mentre nel ventesimo secolo mi colpirono Ungaretti, Saba, Rebora, Campana, Sbarbaro più di Montale, Pavese più di Quasimodo, Bigongiari, Caproni, Pasolini, Erba, Sanesi, Finzi, Antonio Porta, Zanzotto, Sanguineti, Raboni, Kemeny, Pazzi. Infine, tra i viventi, apprezzo assai Pusterla, Guarracino, Viviani, Cagnone, Fontanella, Ermini, Valduga, Perilli, Ariano, Piersanti, Ramat, Rentocchini, Vitagliano, Zucchi, Ruffilli e Pietro De Marchi.
Ti ritrovi nella riflessione, trascritta di seguito, di Giacomo Leopardi?
“Felicità da me provata nel tempo del comporre, il miglior tempo ch’io abbia passato in mia vita, e nel quale mi contenterei di durare finch’io vivo. Passar le giornate senza accorgermene, parermi le ore cortissime, e maravigliarmi sovente io medesimo di tanta facilità di passarle.
(Giacomo Leopardi, Zibaldone, 4417-18, 30 novembre 1828)
No, poiché la mia esistenza prevede tuttora di trascorrere le giornate nell’accanito lavoro di fare giornalismo, sviscerare argomenti storici e occuparmi della prole. Giunge poi, e non per merito mio, probabilmente spinto dall’inconscio collettivo, il comporre poesia durante il sonno, nel sogno, spesso in uno stato strabiliante di inquieto dormiveglia.
Franco Manzoni è nato a Milano il 3 maggio 1957. Dopo la laurea in Lettere classiche con una tesi in Storia greca, fondò nel 1984 e fu direttore responsabile della rivista di poesia e cultura Schema. Giornalista, è una firma da quarant’anni del Corriere della Sera in cronaca e in cultura. Sul domenicale La Lettura dal 2012 tiene la mini rubrica di segnalazioni critiche Soglie, confluite nel volume Soglie. Recensioni formato francobollo (I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno, 2025). Traduttore dal greco e dal latino, critico letterario, è stato autore di programmi Rai, consulente della Triennale di Milano e della Società Umanitaria. Ha pubblicato numerose sillogi poetiche, tra cui ricordiamo Esausto amore, Totò, Verso la seta, Faccina, Figlio del padre, in fervida assenza. Sono uscite, inoltre, le raccolte En sombre de grito – In ombra di grido (Madrid, a cura di Emilio Coco), Înger de sânge – Angelo di sangue (Eikon, Bucarest, versione di Eliza Macadan, 2018) e În inima nimicului – Nel cuore del nulla (Eikon – Cosmopoli, Bucarest – Bacau, traduzione di Eliza Macadan, 2025).
