Daìta Martinez e Franca Alaimo: “le piccole”

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Daìta Martinez e Franca Alaimo le piccole (SCe, Spazio Cultura edizioni, 2025, prefazione di Maria Grazia Insinga)


Forse, il bene e il male esistono affinché si possa setacciare la parola dalle parole, la luce dal buio”. Partirei da questa affermazione, anche se dubitativa, còlta dalla straordinaria, illuminante prefazione alla doppia silloge dialogica, con picchi ascetici, composta da cinquanta testi di ciascuna autrice (Daìta Martinez e Franca Alaimo), curata da Maria Grazia Insinga, rivendicando, per me lettrice, un cantuccio in ombra per alcune suggestioni a caldo scaturite dal primo approccio con il libro. Una lettura cuore a cuore in cui il tempo è azzerato dall’incanto di una adesione totale, foriera di rapidi inattesi svelamenti. Consapevole del rischio di procedere in modo rapsodico ed emotivamente parziale, ma certamente genuino, proverò ad annotare di seguito alcune riflessioni.
Se è vero che il presente è il tempo più prezioso (Pascal insegna), pur nella difficoltà di dominare l’ansia che ci tende come un arco verso il domani, non pochi testi qui ce ne danno conferma. Bellezza e sofferenza, ad esempio, crescono di pari passo, spesso in direzioni opposte, per cui colmare questa forbice vertiginosa significa consentire al proprio cuore – ma pure a quello del mondo – di continuare a battere e a disvelarsi. In tale ottica si percepisce come nulla possa essere goduto in pienezza senza la fede in un oltre che ci travalica e ci salva; che, senza lo sguardo di un/a altro/a che incrocia il nostro volto e con ciò ci accudisce, nessuno può trovare compiutezza; che la speranza ci è data da mani e sguardi capaci di portare in offerta almeno un’intenzione condivisa che potrebbe farsi gancio di salvezza.
Le immagini potenti che scaturiscono da alcuni testi di entrambe le autrici, per lo più brevi, minimalisti, palesano come una concavità, una capacità di coinvolgimento da cardiopalmo; una solennità autobiografica, forse non immediatamente percepibile, che tocca vertici in altezza, profondità e candore. A colpire è proprio la freschezza dell’incanto che accompagna il tempo dell’infanzia, dietro e dentro al quale si coglie in filigrana quell’intento sapienziale e rivelatore che conferisce alla silloge il carisma dell’universalità, partendo semplicemente dalla concordia polifonica di due parti, quella di Daìta Martinez e quella di Franca Alaimo, per dilatarsi poi nella mente e nel vissuto di ogni lettore sensibile, capace di una minima visionarietà conoscitiva.
“Un giardino recintato, il Paradiso, piantato appositamente da Alaimo e Martinez per praticare l’arte della caccia: la caccia di versi”… “perché ogni paradiso, ogni infanzia, pertiene alla guerra” dove “A irrigare il giardino è la sensualità della parola” evidenzia ancora in prefazione Maria Grazia Insinga, puntando l’attenzione su caccia, guerra, sensualità, termini apparentemente estranei al concetto di paradiso, un po’ meno a quello d’infanzia.
Insomma, a questo punto, si potrebbe azzardare che “le piccole” Franca e Daìta, mettendo in scena il tempo dell’infanzia confermano come scrivere a quattro mani, scriverne in una città meravigliosa come Palermo, dove da sempre vivono e che conoscono nei dettagli e nelle atmosfere più seducenti, sia esperienza sublime di quell’incontro salvifico di sguardi, a cui sopra accennavo, e di felice complicità che consente a due anime affini di ritrovarsi nel luogo dell’infanzia, che è giardino e preghiera (ricordiamone l’etimologia che attiene a “precario”) affidata alla più povera e – forse – la più potente delle arti: la poesia.
Ma, ancora, mi fa pensare questo gioiello di libro anche a un inconsapevole esercizio alla macrothimia, al pensare in grande, a far tacere i rumori assordanti e molesti per affinare l’orecchio del cuore, per far uscire fiori dal letame (non è così che in certi momenti sentiamo la vita?) per dialogare con il firmamento e coltivare con ostinazione il sogno del bene, il male nonostante: “prepara a me il sonno sotto guancia / dal tuo corpo martorana s’è schiusa / la bocca come minuscola tenerezza/ custodita poi conserta scorta di sole” (Daìta Martinez); “Ci pensano i bambini / che sanno un altro tempo, / i merli che cantano da millenni, /le foglioline balbettanti / nel fiato eterno del vento / a lenire questa ferita.” (Franca Alaimo)




In copertina opera di Franca Alaimo (courtesy of Nadia Scappini)