Da Le più belle poesie di Ghiannis Ritsos (Crocetti, 2024)
“Nulla dies sine linea”: nessun giorno senza aver scritto almeno un verso. A questo motto Ghiannis Ritsos sembra aver improntato l’intera sua vita. Perfino nei dieci anni trascorsi in carcere, al confino o nei campi di prigionia delle isole-lager come Makrònissos, Ghiaros, Aghios-Efstratios, Ikarià, Leros. È così che è riuscito a mettere insieme e a pubblicare 150 raccolte di poesia, senza contarne altre cinquanta da lui volontariamente distrutte. Una produzione sterminata, decine di migliaia di versi, che testimoniano una dedizione totale, assoluta alla poesia. […] Il quaderno, il taccuino, una busta, perfino il retro del pacchetto di sigarette, arabescati dalla sua scrittura da calligrafo, sono la tela infinita del disegno prodigioso che nello scheggiato frammentarsi del canto persegue un tema armonioso e compatto: la vita e la dignità dell’uomo. La sua smisurata produzione, essenzialmente di natura lirica, è un’appassionata affermazione di speranza, un ardente atto di fede nel potere di riscatto e di immortalità della poesia.
(Nicola Crocetti)
Il senso della semplicità
Dietro cose semplici mi nascondo, perché mi
troviate;
se non mi trovate, troverete le cose,
toccherete ciò che ha toccato la mia mano,
s’incontreranno le impronte delle nostre mani.
La luna d’agosto brilla in cucina
come una pentola stagnata (perciò, vi dico, è così
che avviene)
illumina la casa vuota e il silenzio inginocchiato
della casa –
sempre il silenzio resta inginocchiato.
Ogni parola è l’uscita
per un incontro, spesse volte annullato,
e allora è una parola vera, quando insiste
nell’incontro.
*
Piccola solitudine
In un angolo del cortile, tra la schiuma di sapone,
alcune rose si sono piegate sotto il peso del loro
profumo.
Nessuno ha sentito l’odore di queste rose.
Nessuna solitudine è piccola.
*
Spiegazione necessaria
Ci sono versi – a volte intere poesie –
che neanch’io so cosa vogliano dire. Quello che
non so
mi trattiene ancora. E tu hai ragione a chiedere.
Ma non chiedermelo.
Ti ho detto che non so.
Due luci parallele
dallo stesso centro. Il rumore dell’acqua
che cade, d’inverno, dalla grondaia colma
o il rumore di una goccia che cade
da una rosa nel giardino annaffiato
lentamente, lentamente, una sera primaverile
come il singhiozzo di un uccello. Non so
cosa vuol dire questo rumore; e tuttavia l’accetto.
Le cose che so te le spiego. Non lo dimentico.
Ma anche queste aggiungono qualcosa alla nostra
vita. La guardavo
mentre dormiva, il ginocchio piegato sotto il
lenzuolo –
Non era solo l’amore. Questo angolo
era il crinale della tenerezza, e il profumo
del lenzuolo, di pulito e di primavera completavano
quell’inspiegabile che ho tentato, ancora
inutilmente, di spiegarti.
*
Sera grigia
Mi duole in petto la bellezza: mi dolgono le luci
nel pomeriggio arrugginito; mi duole
questo colore sulla nube – viola plumbeo
viola repellente; il mezzo anello della luna
che brilla appena – mi duole. Passò un battello.
Una barca; i remi; gli innamorati; il tempo.
I ragazzi di ieri sono invecchiati. Non tornerai
indietro.
Serata grigia, luna sottile, – mi fa male il tempo.
*
Notte
Alto eucalipto e ampia luna.
Una stella trasale nell’acqua.
Cielo bianco, argentato.
Pietre, pietre scorticate fino in cima.
Accanto, nel basso fondale, si udì
il secondo, il terzo salto di un pesce.
Immensa, estatica orfanezza – libertà.
Campo dei prigionieri politici di Partheni, isola di Leros
(Per esigenze di impaginazione, tutte le poesie sono state allineate a sinistra)
Ghiannis Ritsos è uno dei maggiori poeti del Novecento. Nasce nel 1909 a Monemvasià, nel Peloponneso, in una famiglia benestante segnata dai lutti e dalla follia. Dopo le scuole superiori si trasferisce ad Atene per frequentare l’università, ma contrae la tubercolosi e rimane per tre anni in sanatorio. Uscito, fa vari lavori, tra cui il copista per una banca, l’attore e il correttore di bozze. Militante di sinistra in una Grecia governata da dittature militari, viene a più riprese arrestato e deportato in vari campi di concentramento, i suoi libri bruciati e messi al bando, sia durante l’occupazione nazifascista della Grecia, sia durante la dittatura dei colonnelli (1967-1974).
Autore assai prolifico, comincia a scrivere versi da giovanissimo, e in mezzo secolo di attività pubblica più di 150 raccolte, molte delle quali segnate da una fortissima aspirazione alla giustizia sociale, altre marcate da un’elaborata ricerca esistenziale. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti in patria e all’estero, e molte sue opere sono state musicate da importanti musicisti.
Immagine in copertina di Steve Errol
