Sillabari (XXX)- Bianchezza | Francesca Marica

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Immagine: Chiron Duong

SILLABARI

Rubrica a cura di Silvia Rosa

BIANCHEZZA | FRANCESCA MARICA

 

La bianchezza è qualcosa che va ben oltre la semplice percezione cromatica. Bianchezza deriva dall’aggettivo bianco, la cui storia linguistica racchiude una svolta fondamentale nel passaggio dal latino alle lingue germaniche. In latino, il concetto di bianco poteva essere reso in due modi: albus che andava a indicare il bianco opaco, gessoso e candidus che indicava invece  il bianco brillante, luminoso. Con le invasioni barbariche, l’italiano e le altre lingue romanze abbandonarono i termini latini per adottare la radice germanica *blank, ovvero qualcosa di estremamente lucente, splendente, qualcosa capace di brillare ma non di per sé, quanto piuttosto di qualcosa che brillava nell’atto di bruciare o fiammeggiare. L’etimologia ci restituisce un dato prezioso: all’origine della bianchezza non c’è l’idea di qualcosa di  neutro, pallido o stagnante, ma al contrario l’idea di qualcosa di profondamente radioso e abbagliante e per questo anche spaventoso e terrificante. In quasi tutte le culture storiche, la bianchezza ha assunto una forte valenza archetipica, legata alla polarità fondamentale tra il giorno e la notte, tra il comprensibile e l’oscuro. Il bianco consacra e benedice i nuovi inizi, protegge ciò che è giusto, conosce e promuove il potere della rinascita, rappresenta una delle chiavi per la comprensione e il superamento del passato. Col tempo il bianco, e quindi la bianchezza, sono diventati sinonimi di incontaminato, innocente, virginale. Nella tradizione cristiana e in molte altre religioni, la bianchezza è l’attributo della luce divina, degli angeli e della trasfigurazione, rappresenta la verità che illumina e scaccia le tenebre dell’ignoranza o del peccato. Ma il bianco è anche il vuoto fertile, la pagina non ancora scritta, il silenzio prima del suono, ciò che determina il potenziale e che avvicina  all’oltre. In alcuni testi esoterici il bianco viene associato alla spiritualità, al candore, all’innocenza e alla chiarezza mentale ma negli stessi testi viene associato anche al sacrificio e al martirio. Il bianco è latente, seducente e sensuale, altamente sensibile. Soprattutto nel mondo orientale il bianco è ancora oggi utilizzato per rappresentare spettri e fantasmi. Nel mondo africano è il colore del lutto e della morte. L’incantesimo del colore non è analizzabile, perché parla una lingua al di là delle parole; tutto ciò che egli può fare per spiegare una cosa così misteriosa ed anzi addirittura ineffabile è affidarsi alla forza espressiva delle immagini, ce lo ha insegnato Melville. Bianchezza, dunque, come limite della conoscenza umana e come senso del mistero del mondo.

Da Taccuino Bianco (Anterem Edizioni 2025)

Ci siamo lasciati alle spalle le mani fredde e un inverno senza più difese.
L’esito immediato di un viaggio è nella bocca umana che sente il bisogno di dire?
Vale come regola? Vale solo qui, forse. Qui dove la vita è resa mezza.
Scrivo lettere che non spedirò. Dentro sistemo parole piccole ma proporzionate alle stanze senza
sonno in cui abito. Quasi non avesse senso parlare di una direzione. Quasi non fossero attuali la
necessità e l’urgenza del fuoco.

/ Certo che sono a conoscenza della portata emotiva della pelle nuda.
È un discorso diretto, senza virgolette. Una canna di fucile, un colpo esploso in pieno viso. Un foro

aperto all’altezza del petto – 

 

*

Lui la prega di andare, di essere la sua voce tra la gente.
Lei diffida della sua parola, teme sia un impostore.

Sente un demone nella gola ma non ci sono demoni e la sua impressione è effimera come la nudità.  
Le ore non esistono, le ore si sono fermate. Un gallo canta.
Il tempo ha zampe di lince e scava di notte come un tamburo. 

(Non era lucida quando arrivò la notizia – le sue mani sembravano di cera e avevano i pugni chiusi.
C’erano vistosi lividi sotto gli occhi, qualcuno lo aveva aggredito e altri si erano occupati di sistemargli
le palpebre perché non si scollassero – doveva sembrare morto, non era sufficiente lo fosse –)

 

*

La testa altrove – né medusa né corvo.
Nella garza di latte, l’oceano respira insieme all’erba –
Il singhiozzo degli animali è un cambio di direzione: ho provato a mostrare cos’è la grazia
all’impazienza delle vostre mani – La forza della notte spinge le caviglie a terra. Talvolta si
preferirebbe non sentire – –

Esiste un tempo dell’Eterno? – Talvolta si preferirebbe non parlare.
In gola come catarro vi trattengo  – – Dentro le rotondità dei pesci, le cicale cantano al posto vostro.
Il giorno inizia dove lo abbiamo lasciato – –

Ora io vi chiedo: Come può essere felice chi non torna?

*

Se vuoi sostituire la mia immagine dentro la corteccia della Betulla devi
ricavare uno spazio cavo e poi devi pronunciare la parola dello Spavento /

*

Francesca Marica, è nata a Torino e vive a Milano da anni. Poeta e artista visiva, è attiva in Italia e Francia. Tra le sue più recenti pubblica­zioni: Concordanze e approssimazioni (Il Leggio Editore, 2019), Ti scrivo da dove sono (Libro d’artista con sedici disegni di Claudio Borghi, copie numerate, 2022), In forma di note e frammenti. Omaggio a Rubina Giorgi, con Gian Paolo Guerini (Libro d’artista, copie numerate, 2023). Suoi testi in prosa sono presenti nel volume collettivo AA.VV., Passaggi (Argo Editore, 2021, a cura di David Watkins e Luca Chiurchiù) e in Babel, Antologia plurilingue (Bertoni Editore, 2022, A cura di Enzo Campi). Traduce dall’inglese, dal francese e dallo spagnolo. Ha collaborato con l’Archivio Maurizio Spatola approfondendo le figure di Corrado Costa, Franco Beltrametti, Patrizia Vicinelli e Adriano Spatola. Suoi lavori visivi, collage, sono stati pubblicati nel 2024 su Utsanga.it in occasione del decennale 2014-2024 (con la curatela dei poeti e artisti Francesco Aprile e Cristiano Caggiula) e nel 2025 sul primo numero della rivista NiedernGasse (con la curatela della poeta ed editrice Paola Silvia Dolci). Suoi inediti e lavori di taglio critico sono presenti on line su Utsanga, La finestra di Antonio Syxty, Poesia del Nostro Tempo, Argo, Imperfetta Ellisse, Poetarum Silva, Nazione Indiana, Carteggi Letterari, Rebstein, Carte nel Vento, Le nature indivisibili, Mirino Lit blog. Suoi testi inediti sono confluiti nel cofanetto Audio Doc Sound Title, un lavoro collettivo con la partecipazione di poeti e musicisti, ideato, diretto e montato dal poeta e artista Pietro D’Agostino su sceneggiature visive di Pietro D’Agostino, Marco Giovenale e Alberto D’Amico; lavoro presentato a Roma nell’ottobre del 2025. Come avvocato penalista, dopo aver collaborato con prestigiosi studi torinesi spe­cializzati in diritto penale commerciale e societario, ha deciso di occuparsi attiva­mente di donne, minori e marginalità prestando la propria attività professionale anche in favore di associazioni, fondazioni ed enti no profit.