“Ma il bene resiste”: Massimiliano Bardotti

Autore/a cura di:


a cura di Leda Erente




“Il bene è quella cosa, quell’accadimento, quegli accadimenti necessari alla realizzazione del nostro progetto di essere umani. “Conosci te stesso” si narra fosse scritto in accoglienza dei cittadini di tutto il mondo presso l’Oracolo di Delfi. Questa conoscenza così difficile, questa opera immensa alla quale vale la pena dedicare l’intera esistenza, è una delle chiavi fondamentali per poter intuire il bene”.

Da “Ma il bene resiste”, edizioni della Meridiana, 2026.


L’ultimo libro di Massimiliano Bardotti, presentato in anteprima nello splendido borgo della Poesia a Salaiola, fa accadere qualcosa in colui che lo legge, cambia la capacità di vedere, con una grande estensione vocale canta la pienezza umana, la fiducia nella vita. Ha una musicalità tale che conserva il processo trasformativo della parola pronunciata. Insegna a vedere con nuovi occhi quello che ci accade.
È uno sguardo rivoluzionario: se il bene è il timone che ci orienta nella vita, non ci possiamo più perdere, se facciamo della fiducia nella bellezza una stella polare interiore, ecco che di un problema potremmo cogliere il potenziale e “trasformare in bene anche i mali” (cit. Claudio Damiani), come nell’opera alchemica, e questo è quello che fa la vera poesia, che qui possiamo trovare.
“Ma il bene resiste” è un libro da avere sul comodino e al mattino aprirlo a caso e leggerne un verso, per ricordarci che quella bellezza che tanto cerchiamo fuori è già in noi, solo che le preoccupazioni, i dispiaceri, a volte ce lo fanno dimenticare; è da leggere nelle scuole ai nostri ragazzi, una delle parole chiave è infatti vocazione, che non consiste nel ricercare la perfezione assoluta, che non esiste ed è causa di ansia, ma nel realizzare il nostro personale potenziale, che per ognuno si manifesta in modo diverso, ed è proprio la grande varietà di fiori che rende bello e ricco un giardino. La radice di vocazione è vox, ovvero voce, ecco Massimiliano invita a cantare, a partecipare all’armonia che ci circonda con la propria voce, a realizzare quel disegno d’amore inscritto già dentro di noi, come la ghianda ha già in sé l’immagine della quercia e se questo non accade ne risente tutto l’universo, perché solo noi possiamo intonare quel verso. Occorre certo lasciare cadere le armi, far morire qualcosa di noi come il seme deve scomparire per diventare l’albero che è destinato ad essere, e anche qui il libro di Massimiliano ci indica la strada, ci prepara a percorrerla pagina dopo pagina, come dice l’autore per questo “Ci servono i poeti. Ci vogliono i poeti! I poeti come Rumi hanno raggiunto un luogo a noi sconosciuto: «Ben oltre le idee di giusto e sbagliato esiste un campo. Io vi aspetto in quel campo». Anche Francesco e tutti i santi ci attendono in quel campo. E forse, chissà, anche Walt Whitman ci attende là:


Il minimo germoglio mostra che la morte non esiste,
e che se mai esiste, essa indusse alla vita,
e non attese il termine per fermarla,
e non cessò l’istante che apparve la vita.
Tutto continua e procede, mai nulla s’annulla,
morire è ben diverso da quanto alcuno pensava, e molto più fausto.

Walt Whitman, “Foglie d’erba”


Per Massimiliano tutto in natura ci indica che la vita non muore e continua a guidarci su questo cammino con la poesia di Claudio Damiani

Che bello che questo tempo
è come tutti gli altri tempi,
che io scrivo poesie
come sono sempre state scritte,
che questa gatta davanti a me si sta lavando
e scorre il suo tempo,
nonostante sia sola, quasi sempre sola nella casa,
pure fa tutte le cose e non dimentica niente
– ora si è sdraiata ad esempio e si guarda intorno –
e scorre il suo tempo.
Che bello che questo tempo, come ogni tempo, finirà,
che bello che non siamo eterni,
che non siamo diversi
da nessun altro che è vissuto e che è morto,
che è entrato nella morte calmo
come su un sentiero che prima sembrava difficile, erto
e poi, invece, era piano.

“La parola bello. Damiani chiama bello quello che a noi solitamente spaventa, e ci fa rabbia, e ci fa guardare alla vita come a qualcosa di ingiusto, di sbagliato. «Che bello che questo tempo, come ogni tempo, finirà.» L’avevate mai detto? Ora possiamo! Ora possiamo dirlo ogni volta che vogliamo, anche se ancora non ci crediamo (ricordate l’imitazione della fede?) possiamo ripeterlo all’infinito. Basterà leggere ad alta voce questa poesia, per annunciare, per dichiarare al mondo che troviamo bello tutto quello che fino a oggi ci faceva paura.
Questa è pura rivoluzione.”

Massimiliano con grande generosità ci dona il suo sguardo sulla vita e sulla poesia che sono la stessa cosa meravigliosa, ed è un grande regalo vedere il mondo attraverso i suoi occhi, apre il cuore alla bellezza, e lo fa grazie ai poeti che più ama tra cui Turoldo, Rumi, Whitman…che sono i primi poeti che incontriamo in questo viaggio incredibile per arrivare a contemporanei come Damiani e Davoli ed è proprio da un verso di quest’ultimo che ha origine il titolo del libro:

«Ti ricordi che giocavamo insieme
a pallavolo e vincevamo sempre?
La nostra forza era volerci bene,
ora lo so. Ora che le mani mi salgono
su pareti durissime, per ore ed ore.
Ora che la tua schiena ti è divieto
a qualunque manovra. Ma il bene resiste».
(Gledon)

Filippo Davoli, Gli incendi

Tutto il libro è magistralmente cucito intorno al linguaggio dell’amore, è qui che risiede ogni armonia dice Massimiliano riprendendo il salmo 65 (64)

…Così tu prepari la terra:
zolle spiani e solchi inondi
e di piogge la rendi feconda
e i germogli così benedici.
Coi tuoi beni coroni l’annata:
dove tu passi cola abbondanza;
nel deserto vi stillano pascoli,
le colline si ornano a festa.
D’esultanza inneggiano i campi,
si rivestono i prati di greggi
e di messi si ammantan le valli:
tripudianti vi salgono cori.

“Il linguaggio dell’amore è questo. E risiede in ogni armonia. Nello scorrere del fiume, nel moto ondoso del mare. Nel vento, nel suo manifestarsi fra le foglie degli alberi. Lingua d’amore è la linfa che nutre le piante e gli alberi, è il sotterraneo lavorio delle radici. Il dolce del frutto appena colto.”

Concludendo Massimiliano restituisce la poesia al cielo, lì sono le sue vere radici, e come ci ricorda lo stesso autore citando Pierre Teilhard de Chardin: «Noi non siamo esseri umani che vivono un’esperienza spirituale, noi siamo esseri spirituali che vivono un’esperienza umana», e allora non resta che affidarsi a qualcosa che va oltre noi, credere in qualcosa di più grande, attingere alla fonte della poesia che è l’invisibile, e offrirgli tutto perché solo Dio può renderci poeti, come del resto facevano gli antichi quando chiedevano aiuto alle Muse per scrivere.

“Ci sono poeti, ci sono poesie che hanno lasciato tracce di una speranza indelebile. Una visione del mondo e della vita che traccia un percorso di fede nel bello e nel bene commovente. Non so voi, ma io vorrei starci in questa scia, vorrei saperci stare. A farmi da guida, naturalmente, sempre loro, i versi amati, quelli che per qualche motivo leggi e senti scardinare dentro tutto il mondo interiore. Senti che ti spostano da dove eri e ti proiettano dove nemmeno sapevi esserci un luogo. Non si sa più chi si era fino a un attimo prima, dopo aver letto vera poesia. Ogni nostro equilibrio preesistente si disfa. La vera poesia ci chiede di essere nuovi, di essere pronti a tutto. Ci chiede di non sostare su quello che crediamo di essere. Ci chiama alla vita”.


A impreziosire questo libro, già di per sé meraviglioso, la prefazione del poeta Davide Rondoni e il saggio breve, sull’origine del bene e del male, di padre Guidalberto Bormolini, oltre a una copertina strepitosa, una foto di Andrea Ulivi, che è anche il curatore del libro.











Fotografia in copertina di Andrea Ulivi. Tutti i diritti sono riservati.