Mattia Cattaneo, Buio di bianca luce (Architetti delle parole 2026)
È accaduto:
chiudo gli occhi
con la forza del niente
oscillo,
tentenno,
ma ci sono intere colline
di occhi davanti alla tua incubatrice
c’è un assaggio d’inverno
più denso tra i petali sfioriti all’entrata:
aspettiamo
che la pioggia ridoni vita all’aria
o quel buio
di bianca luce.
*
Ogni giorno
da quel giorno
parlo con te del silenzio
che fanno i tuoi occhi
delle dita piccole
così leggere
una luce rara,
un frammento d’isola
cresce la tua voce
dico piano il tuo nome.
*
Hai creato la luce
accogliendola
nella mia parola.
*
Respirare forte
tutta l’aria del cielo
quella che ti fa battere i denti
e ascoltare la luce piena
del mattino
il viso rivela
la tua prima dolcezza
mani come delicati tralci
di limone fiorito in questo inverno:
ti lascio dormire.
*
Il tuo canto
è pagina bianca che
ha placato la tempesta degli affanni
la bellezza del cosmo
nei tuoi occhi di gioia
una città tutta intera
un suono d’arpa che culla la neve.
Delicato suono è quella bianca tenerezza che, come neve dal cielo, soffice scende sul cuore del padre. Un padre, un poeta, che al tintinnio del tempo affida il momento atteso di una nascita sollevata alla luce del creato quando di candore e amore si avverte compiuta esistenza la timida innocenza del primo vagito cullato dal vento quando s’infrange il silenzio in un lampo di gioia dipinto nello sguardo di un bambino arrivato, piano piano, sul ciglio della casa dalle mani in fiore, di latte odorosa. Ed è la perfetta armonia dell’incontro con il respiro di un figlio, quel dirlo miracolo che sogna e lo spazio commuove quale attimo vinto alla pioggia quando dell’inverno gli argini inonda, se è inverno il timore di non potersi più chiamare mamma e papà. Mattia Cattaneo, con indicibile dolcezza albeggia alla speranza, quale arco teso sul sentiero di una gravidanza che trema il corpo nella brina di una stella che splende e rompe l’ansia, il significare l’oltre d’ogni più tremenda insidia per lasciare che a dirsi sia la luce piena / del mattino che tra le braccia ascolta il muoversi di un canto intonato sul viso del suo bambino, piccolo guerriero che ci innamora dietro il vetro di una incubatrice, dentro lo sguardo di un padre che affiora d’intima preghiera il suo nome a meraviglia di un raggio di sole addolcito sul profilo di una collina materna che ondeggia al seno l’antica essenza di una carezza che ogni ombra taglia. Francesco è il nome ed è tutte le cose che danno senso al nome; è il 4 di ottobre; è il cantico delle creature nella celestiale melodia di un fruscìo d’arpa che arriva dopo la paura in una pagina bianca che / ha placato la tempesta degli affanni; è sentire il tepore del fiato riempire la bocca del mistero per nascere insieme.
‹‹Ogni nascita – scrive Paola Mastrocola – è la fine di un’attesa. È sospensione che cade: quel che stava per aria sospeso, irrimediabilmente precipita. E precipitando, inizia. Inizia ad avere un tempo.››
Mattia Cattaneo, nato a Trescore Balneario (Bergamo) il 31 luglio 1988, abita a Treviolo (Bergamo) ed è laureato in Scienze della comunicazione. Adora la montagna e la natura. Lavora come assistente educatore presso una cooperativa. Dal 2019 è cofondatore dell’associazione culturale “Architetti delle Parole” con Carlo Arrigoni portando in scena numerose letture sceniche. Ha pubblicato alcuni libri di poesia e tre romanzi. Gestisce il gruppo FB “Circolare Poesia” e la trasmissione radiofonica omonima con l’obiettivo di diffondere la poesia.
Fotografia in copertina di Luca Pizzolitto
