Frammenti bianchi di Han Kang

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VIA LATTEA
Dall’arrivo dell’inverno, il tempo in quella città era quasi sempre nuvoloso e di notte in cielo non si vedevano più le stelle. Le temperature oscillavano attorno allo zero, le giornate di pioggia si alternavano a quelle di neve. La bassa pressione le provocava frequenti emicranie. Gli uccelli volavano quasi rasoterra. Il sole cominciava a calare già verso le tre, e alle quattro era buio
pesto.
Camminando con lo sguardo rivolto al cielo scuro del pomeriggio, nero come la mezzanotte nel suo paese, pensava alle nebulose. Quei miliardi di stelle, simili a granelli di sale, che le si riversavano tutti insieme negli occhi, le notti in cui tornava nella casa dei suoi in campagna. Una luce limpida, fredda, che lavava lo sguardo all’istante, cancellando ogni ricordo.

TORMENTA DI NEVE
Accadde qualche anno fa, durante un’allerta meteo per forti nevicate. Camminava da sola in mezzo alla tormenta, su una strada in salita di Seoul. Aveva un ombrello, ma era completamente inutile. Non riusciva neppure a tenere gli occhi bene aperti. Continuò ad avanzare controvento, coi fiocchi di neve che le soffiavano con violenza sul viso e sul corpo. Senza capire. Cos’era, quella cosa così fredda e ostile, e al tempo stesso così fragile, effimera eppure di una bellezza impetuosa?

ONDE
In lontananza, la superficie dell’acqua si gonfia. Da lì il mare d’inverno inizia la sua avanzata. Si avvicina sospingendosi con forza e, quando l’onda raggiunge il suo punto più alto, si frange in una spuma bianca. Poi il mare franto si ritira scivolando sulla sabbia.
Contemplando il moto delle onde che pare rinnovarsi all’infinito (sebbene non sia così: tanto la Terra quan to il sistema solare spariranno un giorno), lì sul confine dove acqua e terra s’incontrano, tocchiamo quasi con mano che la nostra esistenza è appena un soffio.
Ogni onda, nell’istante in cui si frange, esplode in un bianco abbagliante. Le increspature tranquille al largo sembrano squame di innumerevoli pesci. Una quantità incalcolabile di riflessi. Una quantità incalcolabile di correnti che si agitano e si rimescolano (ma nulla è eterno).

NOTTI BIANCHE
L’ha scoperto dopo essersi trasferita qui: all’estremo nord della Norvegia, c’è un’isola abitata dove il sole splende ventiquattr’ore al giorno in estate, e d’inverno è notte per tutte e ventiquattro. Ha riflettuto a lungo su cosa potesse significare, nel quotidiano, vivere in condizioni così estreme. Il tempo che sta trascorrendo in questa città è una notte bianca o un giorno buio? I
vecchi dolori non si sono ancora del tutto riassorbiti, e i nuovi non sono del tutto dilagati. Le giornate, né di luce né di oscurità completa, vibrano dei ricordi del passato. I ricordi del futuro sono gli unici sui quali non possa riflettere. Una luce informe tremola davanti al suo presente, una sorta di massa gassosa piena di ele-
menti ancora sconosciuti.

NUVOLETTE DI FIATO
Quando, nelle prime mattine di freddo, una nuvoletta bianca ci esce dalle labbra, è la prova che siamo vivi. La prova che il nostro corpo è caldo. L’aria fredda, risucchiata nel buio dei polmoni e riscaldata dalla temperatura corporea, si trasforma in vapore bianco. È il miracolo della nostra vita che si diffonde nell’aria sotto forma di un’emanazione biancastra, perfettamen-
te visibile.

(da Il libro bianco di Han Kang, Adelphi 2025)

foto_ Un albero getta un’ombra sulla nevedi Bernd 📷 Dittrich (@hdbernd)