Lorenzo Foltran

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Da Il tempo perso in aeroporto (Graphe.it 2021)


Misuro il tempo perso in aeroporto
all’andata e al ritorno.
Deposito, ritiro del bagaglio,
insieme pieno e vuoto,
schiacciato nella stiva con il peso
dei ripetuti addii
di un apolide oppresso dal congedo,
ritornando all’esilio.
Il volo della fine delle feste,
il conto alla rovescia
verso il prossimo imbarco, nuovo viaggio,
con doppio passaporto.
Come turista della propria terra,
il prodigo riflusso.

*

È salita la ruggine lasciando
molluschi, alghe ghiacciate sulle rocce.
Si decompone, lentamente, al sole
l’impasto duro, l’erbaggio salino
si scioglie e copre il lastricato rotto.
Il passo incerto scivola sui nodi
dai riflessi argentati, sfatti al suolo
i gusci, le carcasse dei bivalvi.
E tuttavia si corre lungo il bordo
nel perpetuo tramonto, in poca luce
con i lampioni spenti o appena accesi.
Senza sapere se si sta inseguendo
uno scopo o fuggendo da noi stessi
nel continuo timore di cadere.

*

Oltre la cornice

Giorni che più non sono,
luoghi semidissolti,
sentirli scomparire.
Esistenti a distanza,
città oltre la cornice,
in altri meridiani,
in scale differenti,
continuano a morire.




Da Khalvat (Graphe.it 2025)


La goccia che si staglia sulla foglia
contiene in essa ciò che la circonda.
Seguiamo i corsi d’acqua tra i cipressi,
alternando i silenzi alle parole.
Appartate, al sicuro dal deserto
e dai commerci delle carovane,
le nostre ombre riposano sui prati.
Quando ci avviciniamo troppo al muro
si destano, si siedono, ci guardano.
Con un gesto consigliano di stare
lontani dai confini del giardino,
di ritornare al centro, alla fontana,
luogo dove il divino si rivela.
Perfetta simmetria del quadrilatero.

*

Spruzzi d’acqua, onde, luce in superficie
poi la schiuma del tuffo,
la quiete, il sale su tagli e ferite:
il mare si richiude.
Sul fondale sabbioso e corallino
si smorza tra i marosi
il barlume pulsante che segnala
gli scogli e i bassifondi,
che permette il ritorno alla battigia
e salva dai naufragi.
Contorni vaghi, immagini sfocate,
tra le dita i capelli
fluttuanti della voce negli abissi;
l’ascolto e non la vedo.

*

Io non voglio programmi, calendari,
giorni segnati in rosso sulle agende
per scongiurare l’horror vacui dentro
l’ordine numerato dei riquadri.
Voglio tornare dove sono stato
e vivere il vissuto.
Imprigionare il tempo carceriere
con le sue stesse chiavi.
Costringere al silenzio
il tintinnio costante dei suoi passi.
Fuggire dalla ronda sempiterna.











Lorenzo Foltran è nato a Roma e vive in Francia. Dopo gli studi in italianistica a Roma Tre, si è specializzato in management dei beni e delle attività culturali con un master tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ha lavorato per la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma, e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi.
Sue poesie, tanto in italiano quanto in francese, sono comparse su varie riviste letterarie come anche sul quotidiano “La Repubblica”. Ha pubblicato In tasca la paura di volare (Oèdipus edizioni, 2018) e, con Graphe.it, Il tempo perso in aeroporto (2021) e Khalvat (2025).










Immagine in copertina di Margarita b.