A tu per tu (XXI): Monica Guerra

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Qual è il seme da cui è germinata la tua poesia?


Il mio sguardo poetico nasce presto, nutrito dalla bellezza della collina, dall’abbraccio delle sue forme materne, dalla fugacità dei suoi colori, dallo scroscio del fiume: perpetuo e mutevole compagno; nasce dall’estasi del profumo di pane caldo che si espande dal forno a tutte le stanze intorno e dalle parole apprese per raccontarlo. Uno sguardo ravvivato dalle cure ricevute nell’infanzia, dall’ascolto dei racconti epici letti ad alta voce da una maestra illuminata il cui nome ricordo come una carezza (Cenza). Lo sguardo però si fa verso solo nell’interruzione di tutto questo, si forma come antidoto ai colpi della vita. Una parola tremula, piegata, reinventata cerca allora la via della sopravvivenza, per fuggire, per affrontare la violenza, l’abuso, il quotidiano orrore sulla carne, le grida appese alle pareti. Le parole buone della cura di un passato ancora vivo tentano così di mitigare l’onda della nerezza, accompagnano la sua esperienza sabotando l’esito (prevedibile) di un precipizio, si trasformano in una reale ancora di salvezza. Chi fa esperienza del bene, ha un’isola a cui fare ritorno: la mia isola è poesia.

Quale la sua genesi nel tempo?

Ho iniziato a scrivere versi in seguito al cortocircuito della realtà in cui vivevo, trovando conforto, comprensione e amore nelle parole, trovando casa mentre la casa si avvelenava. Mia madre pestata a sangue mentre io piangevo in cima alle scale, prima di essere presa a calci per insegnarmi a non reagire e poi le costole appiccicate ai gradini, la balaustra di una terrazza per non farsi definitivamente male. Così i fogli si infittivano dei primi gettiti, le parole erano aria in cui potevo respirare, ma anche chiodi per non scordare. La mia scrittura è cresciuta da autodidatta senza punti di riferimento o maestri in vita, solo la lettura dei poeti ha influito. Dall’isola in cui avevo trovato rifugio nella prima adolescenza, con il passare degli anni, ho tentato di costruire ponti: tratta in salvo, ho sentito una volontà di restituzione, una poesia che potesse testimoniare la possibilità del bene, oltre a raccontare ciò che spesso è più facile ignorare. Le mie letture, da circa vent’anni anni a questa parte, sono diventate sistematiche e strutturate, finanche filologiche; la scrittura si è trasformata in una costante quotidiana esattamente come la traduzione. Oggi la poesia rappresenta il fulcro della mia vita, la materia viva da cui scruto il mondo e con cui lavoro, che si tratti di lettura, scrittura, traduzione o divulgazione.

Quali i poeti che negli anni hai sentito più affini alla tua sensibilità?


Dopo mitologia ed epica, ancora oggi amori imprescindibili, ho iniziato a leggere i “Maledetti” francesi, forse per normalizzare parte della mia vita (mi riferisco ad abusi di alcool e droghe dentro casa): Rimbaud, Mallarmé, Baudelaire; i romanzi di Henry Miller per rallentare la giostra del mio presente, ogni riga di Dostoevskij per aumentare la mia personale resistenza negli anni del collegio. Amavo e amo perdutamente i russi; Mandel’štam, Achmatova, ma l’incontro, dopo gli anni dell’università, con la fiamma di Cvetaeva ha rappresentato un punto di svolta. Un grande amore è Paul Celan, di cui calpesto quotidianamente la terra (oggigiorno oltre confine), con cui a lungo ho dialogato e ancora a volte dialogo, inseguendo la sua poesia sui piani superiori, rifugiandomi nelle schegge di una luce che va sempre catturata a morsi dalle fessure. William Blake è stato uno dei miei fari, assieme al sapienziale Borges e a Rilke, al profetico Eliot e a tantissimi poeti che amo, come Simic, Wright e Ritsos. Le mie prime raccolte credo abbiano subito la benefica influenza di Emily Dickinson e la versificazione è stata esposta a tratti alla distillazione Ungarettiana, per coincidenza geografica talvolta sento Pascoli sotto il frinire di una rondine o nel profumo di una viola sulla pagina. Spostandomi avanti nel tempo sono molti i poeti contemporanei che amo: Cappello, Anedda, Conte, Simoncelli, Sissa, per citare i primissimi che mi vengono in mente, ma oggi credo di essere più influenzata, magari non sempre con lo stesso grado di consapevolezza, dai lavori di traduzione.

Ti ritrovi nella riflessione, trascritta di seguito, di Giacomo Leopardi?

“Felicità da me provata nel tempo del comporre, il miglior tempo ch’io abbia passato in mia vita, e nel quale mi contenterei di durare finch’io vivo. Passar le giornate senza accorgermene, parermi le ore cortissime, e maravigliarmi sovente io medesimo di tanta facilità di passarle.
(Giacomo Leopardi, Zibaldone, 4417-18, 30 novembre 1828)


Scrivere è l’estasi della vita, il compimento del sé, l’aderenza a qualcosa di superiore che spinge, chiama, ama. Sì, trovo le parole di Leopardi perfettamente coincidenti con il mio sentire. Le ore di scrittura, traduzione e lettura sono come le ore dell’amore, hanno un tempo tutto loro, scorre con la velocità del lampo, lascia un po’ di polvere di cometa fra le dita.













Monica Guerra (Faenza, 1972) è poetessa, traduttrice e promotrice culturale, attiva in Italia e a livello internazionale. È presidente dell’Associazione Independent Poetry con la quale promuove eventi, letture e approfondimenti sulla poesia contemporanea, è membro della stessa redazione dal 2016 e socio onorario a vita della Casa della Cultura Naji Naaman (Libano).

Alcune sue pubblicazioni monografiche sono: A ogni latitudine / At every latitude (Il Vicolo, 2024), Entro fuori le mura (Arcipelago Itaca, 2021); Nella moltitudine (Il Vicolo, 2020); Sulla Soglia /On the Threshold(Samuele Editore, 2017); Sotto Vuoto (Il Vicolo, 2016); Il respiro dei luoghi (Il Vicolo 2014) scritto con il sociologo Daniele Callini. Ha inoltre pubblicato le seguenti sillogi: FuoriCampo nei volumi 29-32 nr. 1-2 de L’anello che non tiene – Journal of Modern Italian Literature (Wisconsin University, 2022); Expectations, nel Journal of Italian Studies (Northeast Modern Language Association, 2019).

I suoi testi sono tradotti in inglese, spagnolo, russo, ucraino e romeno e appaiono in varie antologie e riviste accademiche. Alcune pubblicazioni monografiche in lingua straniera sono: In prag, University Press, 2024, Romania, En el Umbral, Uniediciones, Colombia, 2019. Nel 2025 è stata ospite del Tagore International Literature Festival – Vishwarang a Bhopal, Madhya Pradesh, India. Nel biennio 2023-2024 ha curato un ciclo di laboratori di traduzione poetica presso Târgu Mureș University; è stata ospite nel 2024 del New York Poetry Festival e ha presentato nello stesso anno il suo lavoro di poeta e traduttrice alla Cuny University di New York. Nel 2020 è stata ospite del convegno North-East Modern Language Association a Washington organizzato da Georgetown University.

Come traduttrice ha collaborato alla pubblicazione di Tenera è la vestale, Omaggio a Mary de Rachewiltz (Vol. I) a cura di Paolo Pera (Bertoni, 2025). La sua traduzione di Howl / Urlo di Allen Ginsberg, in collaborazione con Sandro Pecchiari, è andata in scena a Faenza e a Mantova nel 2025. Ha pubblicato traduzioni dal romeno dei poeti Constantin Severin e Ion Muresan (Independent Poetry, 2024). Ha curato la traduzione di alcuni frammenti di Childe Harold’s Pilgrimage / Il pellegrinaggio del giovane Aroldo di George G. Byron (Come Achille vol. I° Independent Poetry, 2024). Ha curato la traduzione di La bilancia del cielo di Nadia Scappini (Graphie, 2021); Ha collaborato alla traduzione di Diventa l’albero di George Mario Angel Quintero (Samuele Editore, 2020) e di Hundred Great Indian Poems a cura di Abhay K. (Bloomsbury, India, 2018).

www.monicaguerra.it

Seguono alcune pubblicazioni estere:

https://bi-art.ru/poems.php
https://lalibelulavaga.com/2020/11/21/monica-guerra-una-voz-salvada-del-grito-del-tiempo/
https://www.theantonymmag.com/the-grey-days-are-lakes-and-other-poems-monica-guerra/
https://www.verseville.org/poems-by-monica-guerra.html
https://www.nemla.org/content/dam/www/nemla/nis/XL/NeMLA%20Italian%20Studies%202018%20-%2004%20Guerra_LivorniNeMLA2019Form.pdf
https://www.revistaaltazor.cl/monica-guerra/
https://www.rivistaclandestino.com/la-soglia-del-dolore-di-monica-guerra/

Alcune recensioni italiane:

https://bottegaportosepolto.it/2024/07/22/ad-ogni-latitudine-at-every-latitude-monica-guerra/
https://www.poesiadelnostrotempo.it/entro-fuori-le-mura-di-monica-guerra/
https://www.cartavetro.com/poesia/entro-fuori-le-mura-di-monica-guerra/
https://neobar.org/2017/02/27/intervista-senza-domande-a-monica-guerra/

Alcuni programmi video:

https://youtu.be/J6TTLQKZvTw?si=2jOLMfdWpCOwUnxf
https://youtu.be/-pmeNz1BcJw?si=BhzXP_zsyLP3gLl-
https://www.youtube.com/live/O-BIBoJdVOE?si=312AEpkbHnh2Yhlg

Ha vinto i premi:
Arcipelago Itaca 2019
Gutenberg intitolato a Luciana Notari 2017
Giovane Holden 2017
XVI Premio Biennale Monti Lepini 2014

Ha ricevuto diverse segnalazioni e menzioni d’onore tra le quali: Premio Montano, Premio Parasio, Premio Rilke, Premio San Domenichino, Poesia Onesta, Città di Martinsicuro, Monti Lepini, Dino Campana.