Commento a margine (XXIII): Tamara Vitan

Autore/a cura di:

Tamara Vitan, La salvezza compie passi piccoli (peQuod 2025)




Ti immagino sopra un ponte a camminare. So che adesso non puoi più, però immagino i tuoi passi. Mi sembra di capire che sei indecisa, insicura. È normale mi verrebbe da dire anche se, in realtà, io non ho idea di quello che tu stia passando. Mi verrebbe da dire che nessuno sa, che tutto si impara, ma forse mi sbaglio. Penso solo che un fiore non sappia quando nasce, nemmeno l’onda sa quando si frange e quindi nemmeno il fiato sa come succede finché non si spezza. Penso che se non lo attraversiamo quel ponte non lo sapremo mai. E forse, dico forse, quando si spezza il fiato magari qualcos’altro prenderà il suo posto.

*


Ho inventato una preghiera un po’ letta e un po’ mia. È una preghiera di quelle che si dice con il cuore. Non ha voce, perlomeno non una voce vera e umana. Forse non ha nemmeno lettere, ma ha dentro tutto quello che di buono mi è venuto in mente pensandoti. Provo a sussurrartela.

*

Si scende piano.

Troppo tardi ho compreso
la lentezza del diventare piuma.
Il mio volo è caduto, si è franto
al sorgere del bene.
Smarrita attendo un cenno divino
che guidi lui il mio fluire
che mi faccia capire qual è l’alto
e perché il cielo sembrava la terra.

*

Un pensiero di luce prova a farsi strada.

È un canto di perdono.
Sento le prime note.
Si apre nel mio cuore un bucaneve.

*

Le parole non hanno corpo.

C’è un segreto taciuto
dentro a ciò che non puoi toccare.












Le parole non hanno corpo, tra terra e cielo odono il muoversi dell’aria sussurrata dentro la morbida navata di una stella, luminosa e attenta a tutti quei minimi mutamenti del cuore continuati nel profilo di uno sguardo, un solo leggerissimo sguardo donato come carezza all’ascolto del volto con tenerezza sfiorato e dal vento soffiato sin dove a trattenersi è il sensibile di una donna accompagnata oltre il confine del mistero per lì riconoscersi sospensione e smarrimento, compassione e intenzione quale compimento di un incontro manifestato al giorno che di luce una lacrima pronuncia in quel luogo che solo gli angeli sanno dell’infinito farsi bagliore nel tintinnio di un piccolo bucaneve aperto sul petto di un ultimo gesto d’amore. Ed è amore la poesia che Tamara Vitan scrive con la delicatezza che hanno le pause nei passi orlati di una preghiera, sacra custode di una intensa e disarmante partitura del silenzio. Il silenzio che commuove la ferita scoperta all’incertezza, alla paura della notte calata improvvisa nel temporale della vita; ma anche, e soprattutto, il silenzio che accoglie la visione del tornare origine origliata sottopelle in quel per sempre Altissimo abbraccio promesso tra gli spazi di una lettera per un’amica, a filo di voce, dal pensiero tenuta in un ramo germogliato nel respiro di Dio.










Tamara Vitan è nata a Bucarest nel 1981 e vive a Castelfiorentino (FI). Ama la poesia e la filosofia. Affascinata dalle religioni e sempre in ricerca, è convinta che la poesia possa fare da ponte e farci avvicinare contemporaneamente al miracolo della vita e al mistero della morte. Pur cambiando paese e lingua intorno ai vent’anni, la poesia le rimane accanto e dopo alcune pubblicazioni di poesie singole in occasioni diverse, a maggio 2022 viene pubblicato il libro Accade la luce nella collana Fuori Stagione, edito da Firenze Libri. Frequenta la Scuola di Poesia fondata da Massimiliano Bardotti, mentore e guida per la ricerca spirituale e poetica.












La fotografia in copertina è di Daìta Martinez.