Dario Capello, La straniera (Puntoacapo 2025)
Tutti gli anni riapparsi
qui più umili, nel bianco
nella memoria
che non interroga
le strade, le eleganze
le cose care a Gozzano.
Così, è una pausa
quella guardata da lontano,
la cameriera dalla voce buona,
non sa se torna
ai tavoli, tra il senso
e le origini, dice
che non cerca più
che non ha mai cercato
l’anima dove non esiste.
Si fa largo nella vita
e tra i clienti del bar,
gli umori degli altri,
le risate davanti al bancone.
Fuori, agli snodi, agli incroci
del traffico, lo scorrere
a strappi della vita
assomiglia a un dolore.
*
Quel che chiediamo di nascosto
al suono di ogni lettera
è vita indecifrata, una via
per il ritorno
un silenzio
tra queste porte che sbattono
anche di notte. tra un piano
e l’altro, i colpi da sotto.
Tutto, sarà tutto
quel che non vediamo
dallo spioncino, dall’occhio
di bue, nell’aria confusa
del condominio.
Ma tutto è già mutato di segno,
e il senso è ancòra dietro,
nell’ombra di…
nella scia…
*
“Sì, andremo, faremo, saremo”
figure di passaggio
tra i posteggi stretti
delle strisce blu.
Intanto accosto e ti lascio
una mano sospesa
sulla spalla.
Ogni cosa vuole la sua
assenza.
E anche questa è un’ora
qualunque, vedi
quel raggio di luce incidente
sul parabrezza, è sole
calante, rimbalzo
che svapora
tra i come e i perché
sono date a noi
le nostre porzioni d’ombra.
*
Versione celeste, prevedibile
il colore di questa teiera cinese,
smalto sul quasi-nulla, ma intanto
la sostieni con bel garbo,
entrambe le mani.
Tutto qui? Tutto qui
consegnato
il dono giunto a casa
col corriere di Amazon
con l’aria delle cose
che passano.
Fuori, alle spalle
nuvole francesi in arrivo.
Anche nere, metà mistero
metà strumenti
del pensiero.
*
Se ne andranno capovolti al mattino
i sogni di tutti, col loro sonno,
una specie di sonno a metà,
ancòra ricco
di figure,
sono i nostri sogni inquieti, sbandati
al vento
senza un perché
o scivolati, adesso, nel tondo
nel cerchio
dei pensieri
a disegnare i volti,
quelli degli inseguitori
e quelli dei fuggiaschi in strada.
Vedi, i volti, gli stessi…
gli stessi, braccati,
alla tua destra, alla tua
sinistra,
come le parti ruvide
dell’apparire
quando la vita
si denuda.
Dario Capello nasce a Torino nel 1949, e a questa città dedica due saggi, Torino. Da Nietzsche a Gozzano (Unicopli 2003), e Amante vertiginosa (Casaccia 2010). Cesare Pavese sarà poi l’ispiratore di una plaquette poetico-teatrale, La valigia di Leucò (Casaccia 2013). Suoi testi e interventi critici sono apparsi nel corso degli anni su svariate riviste. Libri di poesia: Il corpo apparente (Niebo 2000); Nel gesto di scostarsi (Dialogolibri 2001); Vanità del
tema (Viennepierre 2007); Dove tutto affiora (variazioni sullʹapocalisse) (Alla chiara fonte 2009).
Immagine in copertina di Tim Mossholder
