Da Naiver (Edizioni La Gru, 2025)
Penso allo scorrere calmo di questa roggia: si sente fra i piccoli sassi come una musica, un sussurrare armonico di entità esili che scendono. Un telaio rupestre, che unisce la volpe alla ghiandaia, la faina al ghiro; trattiene un gorgo di foglie, che proprio non vuole saperne di scendere a valle. Tutto qui, piccole cose.
*
Nel fitto del bosco
fra sentieri dismessi
tracce perdute di volpi
Torna il lupo
osserva ciò che rimane delle antiche
foreste
annusa
e dirige il branco
Troverà ancora di cui
vivere
saprà ancora
dove andare
lasciando poco del suo passaggio
un tempo era lui a trattare
col cervo, col tasso
con la stagione a venire
*
Il borgo si è appena svegliato in un unico sbadiglio che sale dal fiume, sfiorando i campi insieme alla nebbia. Pochi si vedono per strada, alcuni sono diretti al “prestinee”. Sempre sorridente, con sogni fatti di farina di segale, bisciola e grano saraceno, distribuisce commenti sul tempo che fa, sorrisi impastati di mani e pane, e una malinconia… di chi sta l’intera notte in uno stanzone con due sigarette per pausa, che ormai anche loro sanno di tutto quell’estuario d’ingredienti. La luce filtra di traverso e disegna linee nella farina in sospensione, che pare lievito per i pensieri nuovi del giorno.
“prestinee”: “panettiere”
*
Stendo ancora la coperta
dallo stesso lato, in sequenza ordinata
ne piego i lembi, attendo;
di respiri profondi non se ne parla proprio
in questa camera precaria,
accendo e spengo la luce, intreccio ripidi
silenzi come temporali;
ciò che ci spetta è in attesa,
si nota appena un’increspatura feroce
nello sguardo sottratto da me a te.
*
Le faccende raccontate a stento,
come abiti che faticano
ad asciugare, pensieri sbilenchi
che se li porta un vento,
il mio spavento nel vederti
di nuovo qui a indicare
me di fronte al mare.
*
rimango qui, mando notizie
dal confine della pioggia, seguo la traccia
sulla neve come un viaggiatore,
uno che ha avuto tutto in quel poco
spazio di un respiro che si scambia;
in realtà mai son partito
e sempre venti ostinati ho cercato
Stefano Lorefice (1977) è nato e vive alla fine del lago di Como, ha pubblicato le raccolte poetiche: Naiver (La Gru, 2025), Passeggeri solitari (La Gru, 2023), Frontenotte (Transeuropa, 2011), L’esperienza della pioggia (Campanotto, 2006), Budapest Swing Lovers (Edizioni Clandestine, 2004) e Prossima fermata Nostalgiaplatz (Clinamen, 2002). In narrativa ha pubblicato la raccolta di racconti Cosmo Blues Hotel (Edizioni Clandestine, 2004) e nel 2014 il romanzo Il giorno della Iena (Giraldi).
Si occupa anche di fotografia.
Immagine in copertina dal web
