Commento a margine (XVI): Ugo Mauthe

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Ugo Mauthe, L’equilibrio del niente (Puntoacapo, 2024)



àncora

dovrebbe avere un peso
lo sguardo degli altri sentirlo
premere sulla schiena
come un’àncora impigliata nel mondo
impedirebbe la deriva
che ci rapisce quando invano
ci voltiamo per cogliere di sorpresa
lo sguardo di chi più non è
se mai sia stato

qual è stata la tua notte

qual è stata la tua notte
quella aperta come un mare
o come un sospetto obliqua
certo è che sta per finire
in un’alba di luce ignota
cosa ne sia illuminata
non si sa unica certezza

un altro desiderio

vorrei una notte
di grilli e stelle
notte da sogno
dove risplenda
il buio
come nei film
con la tua testa
qui sulla spalla
e un’alba
non di solo sole

mattino a torino

a finestre spalancate
c’è come aria di palermo
col mattino dentro casa
come un passero sfrontato
da ogni lato cade il sole
cade in piedi sul selciato
per giocare a rimbalzare
a palermo il sole ed io
due bimbi stessa età

l’istante

nel tramonto si concentra
l’intera malinconia del tempo
scivola nella gola di cristallo
il buio d’ogni singolo secondo
nell’inversione delle ampolle
il lampo fra due tenebre









Esistiamo in quel niente attraversato al principio di un sogno o nella trama assordante e silente di una ipotetica disubbidienza alla immobile traversa di una ragione dilatata alle pendici dello sguardo intravisto dove vista è l’innocenza intonata al sottile rimando della nostra incertezza soffiata di un solo grammo nella chiarità di un’ampolla che dal centro s’intona poi rivolta l’intera malinconia del tempo sulla schiena della durata disposta alla polvere, interna ai passi del nostro persistente scorrere. Ugo Mauthe, come un’àncora impigliata nel mondo, lascia sia la parola a volgersi sull’indefinito che la pronuncia in equilibrio quale interrogazione di un paesaggio quotidiano che fuga le sue coordinate temporali nell’avvertito di un qualcosa che vibra pur anche d’assenza come ineffabile verità che d’ogni segno ha sua resa nella matrice riflessa di un pensarsi quale reperibile e concreta appartenenza al sistema indicativo di un noi in chiaroscuro nel chiaroscuro del mondo se è vero, come è vero, che esiste il buio / come nei film / con la tua testa / qui sulla spalla / e un’alba / non di solo sole. La soavità del linguaggio e l’ironica mai beffarda ricorrenza al dardo di una sillaba che non disperde l’iconico inteso del riguardo, tengono la sintassi a un eterno istante nominato lampo dove tutto accade.










Ugo Mauthe (Palermo, 1953) ha un lungo passato professionale in pubblicità, come copywriter, direttore creativo e docente di comunicazione. Alla scrittura pubblicitaria ha sempre affiancato quella d’espressione. Nel 2023 ha pubblicato la silloge Involontario narciso (Il Convivio Editore). Nel 2020, con Ensemble, i racconti di Vento Lupo e altre nove improbabili storie, Premio Officina Ensemble. Sempre con Ensemble, nel 2019, la raccolta di poesie Il silenzio non tace, Premio Conrieri, Premio Il Meleto di Guido Gozzano, Premio Astrolabio, Premio Giovanni Pascoli – L’Ora di Barga e finalista o segnalata in altri concorsi. In precedenza erano usciti Minuziosa sopravvivenza (Il Convivio Editore, 2018), silloge poetica che ha ottenuto diversi riconoscimenti, e il romanzo Qunellis (Giovane Holden Edizioni, 2018), una favola nera post apocalittica e post umana. Ama scrivere per i più piccoli: nel 2017 ha vinto Racconti nella Rete con il racconto per bambini Sem fa cucù, inserito nell’antologia del concorso pubblicata da Nottetempo; Sem strapazza i bullazzi e Sem e la grande nevicata (Tomolo-Edigiò Edizioni, 2020-2023), illustrati dall’art director Elena Spada. Suoi racconti, fiabe, haiku e poesie sono stati finalisti o premiati in numerosi concorsi letterari e diversi suoi testi sono presenti in antologie, lit-blog e web magazine.







Fotografia in copertina di Manuela Dimartino