Rafael Cadenas, Un’isola e altre poesie (Ponte Sisto 2016, a cura di Gina Saraceni
Ti distendi, cammino di sabbia, più soffice che la
memoria di un cieco.
Usciamo a percorrere la città.
Ti arrendi su un tiepido fogliame caduto.
Più tardi mi incontri, tocchi la mia spalla e diventi
notte.
Te extiendes, camino de arena, más suave que la memoria
de un ciego.
Salimos a recorrer la ciudad.
Tú te tiendes sobre una tibia hojarasca.
Más tarde me encuentras, tocas mi hombro y te vuelves
noche.
**
Parla
se vuoi parlare
o ammutolisci una volta per tutte.
Gli anni
camminano a grandi passi,
figlio della lentezza,
esito della laboriosità
che vivi insieme alla tua ombra
con i suoi succhi
che ti insaporiscono,
carne di tempo
impronunciata
tanto antica
come grano qualsiasi.
Habla
si vas a hablar
o enmudece de una vez.
Los años
caminan a zancadas,
hijo de la lentitud,
hechura de la laboriosidad
que vives junto a tu sombra
con sus jugos
sazonándote,
carne de tiempo
impronunciada
tan antigua
como cualquier grano.
**
Complesso residenziale
Qui si sente di nuovo il vento.
Passa tra gli edifici, dondola
i pini, gela il cinema all’aperto.
Abitante di nessuna parte,
non posso dirti: Sìi tu, fiero spirito,
mio spirito.
Solo c’è un’attesa
nella notte,
ma nessuno ha l’impeto di parlarti
come nei tempi dell’entusiasmo.
Sei ciò che sei, una voce solitaria
che risuona nelle adiacenze delle città.
Anche le parole che ti rivolgevano passarono
come le allucinanti foglie.
Questo è un altro mondo, non c’è direzione.
Il vento, quando frusta
colpisce il caos.
Conjunto residencial
Aquí se vuelve a oír el viento.
Pasa entre los edificios, mece
los pinos, hiela el autocine.
Morador de ninguna parte,
no puedo decirte: Sé tú, fiero espíritu,
mi espíritu.
Sólo hay una espera
en la noche,
pero nadie tiene el ímpetu para hablarte
como en los tiempos del entusiasmo.
Eres lo que eres, una voz solitaria
que resuena en los aledaños de las ciudades.
Las palabras que te dirigían también pasaron
como las alucinantes hojas.
Éste es otro mundo, no hay dirección.
El viento, cuando azota,
golpea el caos.
**
Hai potuto resistere in prima linea solo,
quel sentiero non l’ha più preso nessuno.
Sei l’ultimo.
Perché è arduo
mantenersi,
arduo abbandonarsi,
arduo sopportare l’enorme,
arduo non appartenere al grido,
arduo afferrarsi alla lingua nel limite,
arduo sapere che le parole non proteggono
e continuare così assolvendo, in segreto, senza ragioni.
Pudiste resistir en la primera línea solo,
esa senda no la ha vuelto a tomar nadie.
Eres el último.
Porque es arduo
mantenerse,
arduo abandonarse,
arduo soportar lo enorme,
arduo no pertenecer al grito,
arduo asirse al idioma en el límite,
arduo saber que las palabras no protegen
y andar así cumpliendo, en sigilo, sin razones.
Rafael Cadenas è nato a Barquisimeto, in Venezuela, nel 1930. Per molti anni ha insegnato all’Universidad Central de Venezuela, a Caracas. Da Una isla del 1958 a Contestaciones del 2018, ha pubblicato dieci raccolte di poesia, piú otto volumi di saggi sulla letteratura. Comunista negli anni giovanili, non si occupa piú di politica, ma si sente vicino agli oppositori del governo Maduro. In italiano è uscita l’antologia Un’isola e altre poesie a cura di Gina Saraceni, con prefazione di Davide Rondoni (Edizioni Ponte Sisto 2007). Per Einaudi ha pubblicato Lettera aperta. In risposta (2024).
Immagine in copertina di Bogomil Mihaylov
