Rimango fedele alla terra: Mario Saccomanno

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Mario Saccomanno, Rimango fedele alla terra (Interno Libri 2026)



Rimango fedele alla terra è una raccolta poetica divisa in due atti. Il titolo rimanda a Friedrich Nietzsche, che nel Prologo di Così parlò Zarathustra invitava a non cedere alle “sovraterrene speranze”: una frase che diventa epigrafe e chiave interpretativa dell’intera silloge. Il Preludio funziona da dichiarazione di poetica: l’io che parla si offre come “imbuto” in cui far confluire il reale e travasarlo in parola, nel tentativo di creare una fragile zona d’equilibrio in cui il singolo possa rispecchiarsi nell’altro. L’opera si articola come una partitura musicale: ai Notturni e alle Dissonanze del Primo atto seguono l’Intermezzo, gli Acuti, gli Inni e la Dissolvenza finale. Ogni sezione dà voce a una diversa tensione: lirismo e natura, conflitto e memoria storica, riflessione sull’arte e sul tempo, crisi globali, ricerca di radici e genealogie affettive. La raccolta si chiude con la Dissolvenza, che rinnova il voto del titolo: rimanere fedeli alla terra, radicare le speranze nel presente, cogliendo nell’oggi i segni del proprio esserci. Ne emerge un’opera corale e musicale, in cui il verso oscilla fra canto e pensiero, lirismo e ragionamento, accogliendo la dissonanza per trasformarla in possibilità di riconciliazione.


Ci impaura
il sommo appetito
di varcarne
il suo battito lento –

ma la notte
è l’assaggio
del nulla,

l’angolo cieco
dell’intelletto –

e solo lavandosi il corpo
nelle sue labili sembianze
si può stanare il modo

d’alleviare
la morte.

*
Sazia e dissipa
ognuno
a suo modo

quest’ingenita
sete
d’assoluto.

*

Il buio si nutre di dubbi e di miti –
e resto qui seduto
a mendicare una risposta
stuzzicando con la mente
una vecchia strada di paese.

Perché neanche un urlo
sembra più spezzare
le nubi di quiete
che trasudano di morte
e che anneriscono la terra?

Il buio si nutre di dubbi e di miti –
ed è squarciato dai suoi stessi bagliori
che all’impeto dell’oggi
tornano utili i troppi
terreni incolti del pensiero

che non si può da una riva
inerte osservare
il proprio naufragio.

*

Per mia madre e per Marilena

Si sgretola
l’eco accigliato
del mio canto –

ma vi so da qualche parte
a calpestare questa stessa notte
e si ricompongono le crepe

e ogni sforzo
si fa aurora.

*

Dimmi cosa sai
tu della vita dei paesi.

Nel mio
c’è il freddo che t’assale
quando s’abbuiano
le ore della Chiata –

e rincasano le mani
che piangono
scomparse e lontananze.

Sono le mie viscere
le umide viuzze di Grimaldi

Hanno mura che ti svelano
portoni, battenti e feritorie
e poi facce che chiami per nome –

tra l’armonia di portali in tufo
in cui grandeggiano
gli stemmi signorili.

Festina lente
leggi in uno
poco prima che lo sguardo
annusi piazza Amantea –

che così gremita d’ombre
ostinata t’attende
col monumento ai caduti
della guerra di trincea

e con gli intrecci estivi delle rondini,
in alto, dopo il campanile.

Sono segni
da prendere al pari di inviti
a sospendere
la furia meccanica dell’oggi
e a cogliere l’essenza
del tuo sguardo.

Dimmi cosa sai
tu della vita dei paesi –

fallo mentre attraversiamo
l’incertezza
di questo medesimo mattino.






Mario Saccomanno (Cosenza, 1993). Ha conseguito la laurea triennale in Filosofia e Storia, discutendo una tesi sulla filosofia eretica di Giordano Bruno, e due lauree magistrali: in Scienze Filosofiche, cum laude, con un elaborato finale dedicato al rapporto tra scienza e fede nell’opera artistico-filosofica di Lev N. Tolstoj, e in Letteratura, Lingua e Cultura italiana, con una tesi sulla storia e sulla storiografia quattro-cinquecentesca. È cofondatore di Aculei Edizioni, collabora come editor e promoter con Bottega editoriale, è direttore editoriale dei periodici DireFareScrivere e Bottega Scriptamanent e contribuisce ad Alma Poesia. Ha maturato esperienze come insegnante, editor freelance e copywriter. Giornalista e scrittore, ha pubblicato articoli e interventi su vari quotidiani e riviste; suoi racconti e poesie sono apparsi in blog, periodici e antologie letterarie e hanno ricevuto premi e riconoscimenti. Ha pubblicato il carnet poetico Tragitto ricurvo di sogni e d’amore e le sillogi Tanto vero da farsi utopico e Lembi edificabili.

Particolare della copertina del libro, disegnata da Valeria Puzzovio