“La stella e il taglio”: Luca Bresciani

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Bresciani dedica il libro a Lorenzo Pataro, giovane poeta di grande talento, morto improvvisamente nel 2025. Dal titolo si potrebbe immaginare un’opera metafisica, tesa verso l’esplorazione della distanza che ci separa dalle stelle. Invece, già con la scelta delle epigrafi iniziali, l’autore ci avverte che per raggiungere l’eterno non è necessario trascendere la materia, perché “Il mondo è pieno di cose magiche, pazientemente in attesa che i nostri sensi si acuiscano”. Tramite i versi di Yeats ci ricorda che la magia è subito dietro il velo del visibile e che il fatto che i nostri sensi spesso non siano in grado di percepirla, non è condizione sufficiente ad escluderne l’esistenza. Perché la magia, come la poesia, si svela soltanto a chi è pronto ad accoglierla.

Come sottolinea Paolo Maccari nella postfazione, i termini poesia e magia nella proposta epigrafica di Bresciani sembrano interscambiabili. E personalmente sento di poter affermare non solo che lo sembrino, ma che lo siano. In tutto il libro c’è una corrente sotterranea di energia che trapela dalla descrizione delle azioni quotidiane, del lavoro e dei suoi strumenti, come il magma affiora dalle crepe della crosta terrestre.

La prima sezione, Il boato del giorno, è centrata sul movimento. Un movimento che già con il primo testo viene dichiarato non lineare, ma circolare, nel ritorno “al cielo gigante”.

L’autore descrive le attività quotidiane a partire dal risveglio, tessendo una trama di relazioni tra corpo e natura: falangi e cielo, dita dei piedi e ossidiane, coda di volpe e fuoco di legna secca, deltoide e montagna.

La strada lungo cui si muove è inizialmente costellata di morte (la volpe, il piccione, il vecchio) che fa spavento “ruba l’altezza e ci sdraia senza letizia”, ma poi rivela la vita che resiste: la bambina bionda che, nonostante venga portata in bici non smette di disegnare, perché “l’infanzia evidentemente non si lascia travolgere”. La donna che accarezza il cane in cui riconosce la sua stessa ferita. Il pastore tedesco disabile, pieno “di affanno e di gioia”, la cui coda non cede all’insulto del tempo che passa. L’anziana che lungo un sentiero alternativo riempie la bottiglia alla fonte, che è buona perché ha fatto una buona scelta. Questo viaggio materiale su strada, viene offerto in parallelo al viaggio interiore, spirituale, che ognuno di noi si appresta a fare ogni notte quando, dopo aver acceso il buio, si abbandona al sonno spegnendo la coscienza, affrontando una realtà onirica che, al pari di quella materiale, è tutt’altro che rassicurante, ma che consente comunque, dopo un giro nella morte, il ritorno alla salvezza, a chi saprà tenersi stretto il proprio nome, unica ancora per tornare alla fonte che “colma orecchie e borracce”.

La seconda sezione, la stella e il taglio, rivela il significato polisemico del titolo, che rimanda a due punte di cacciavite. In Bresciani gli strumenti di lavoro quotidiano cessano di essere semplici oggetti di uso comune e si innalzano a strumenti di meditazione, per raggiungere una conoscenza profonda di sé e del mondo, tanto che anche questa sezione è pervasa dal parallelo tra uomo e natura: negli impianti elettrici / come se la corrente fosse / il vento con le sue meraviglie / e dentro i muri nascosti / nidi di colibri e falchi. Le mani come terre senza pionieri. L’odio, che è “cosa nostra come i semi ai limoni”.

Il libro non solo si svolge in un tempo circolare, iniziando con il risveglio e terminando con il ritorno a letto, quando “il peso dei corpi evapora dai materassi”, ma si apre e si chiude con la stessa immagine: un temporale. Come se pioggia e lampi potessero farsi ponte tra terra e cielo, tra trascendente e immanente, tra “il dio delle piccole cose” e le mani degli uomini, che nonostante le falangi amputate, non smettono di puntare al cielo.

Ne La stella e il taglio Bresciani ci offre il suo sguardo sul quotidiano, senza negare o nascondere il terribile, perché “il bello altro non è che l’inizio del terribile”, come insegna Rilke nelle Elegie Duinesi, e ci ricorda che la vita è quello che accade mentre siamo impegnati a fare altro (la vita / è spesso un’altra figura / che ci attende nel mezzo / tra una stella e un taglio).








Il temporale stanotte
è una falange
che accende a intermittenza
i miracoli della stanza.
Pendono dall’attaccapanni
indumenti mai nostri
e una luce penitente
torna al cielo gigante.

*

Sul ciglio di destra
c’è una volpe morta
e lo dici perché non fugge
all’arrivo delle macchine.
Il corpo è perfetto
senza un colpo o un taglio
con quella coda che ricorda
un fuoco da legna secca.
La morte fa spavento
ma non per il trapasso
ma perché ruba l’altezza
ci sdraia senza delizia.

*

Una donna in bicicletta
porta una bambina bionda
che non smette di disegnare
sopra un quaderno a righe
nonostante alle otto
lo sgarbo dell’asfalto
imponga a chi si raccoglie
un mattino senza grazie.
(L’infanzia evidentemente
non si lascia stravolgere:
tutto ciò che immagini
ti afferra per i gomiti).

*

Siamo la stella e il taglio
nelle tasche di un idolo
che ci usa per assemblare
una citta senza fine
dove l’amore è una panca
che sfiora la terra
su cui il tempo che fugge
si adagia e risponde.

*

A volte i cacciaviti
scalciano nelle mani
a causa di un difetto
alla sagoma dell’innesto
a rammentare che la vita
è spesso un’altra figura
che ci attende nel mezzo
tra una stella e un taglio.

*

Un temporale senza notizia
ha sorpreso una chiocciola
ed è diventata una piscina
la fossa che la tratteneva.
Sul fianco ora galleggia
tra un petalo e una cicca
con tutto il corpo esposto
a fantasticare un salto.
Sembra un dito amputato
per aver indicato il cielo
in attesa del rintocco celeste:
dio delle cose piccole.








Luca Bresciani (Pietrasanta, 1978) ha pubblicato le seguenti raccolte di versi: Lucertola (Edizioni del Leone, 2011), Modigliani (Lietocolle, 2015), L’elaborazione del tutto (Interno Poesia, 2017), Canzone del padre (Lietocolle, 2018), Linea di galleggiamento (Collana Gialla Lietocolle – Pordenonelegge, 2020) e Ogni giorno un cielo diverso (Ronzani Editore, 2022). Ha curato insieme a Ivan Crico, Paolo Gera, Mario Marchisio e Paolo Pera l’antologia poetica Fissando in volto il gelo (Terra d’ulivi, 2023). È il direttore del blog Poeti Oggi .





Foto di Mats Kumlehn