Sillabari (XXIV) – Vertigine | Francesca Innocenzi

Autore/a cura di:

Immagine: Hannes Caspar

SILLABARI

Rubrica a cura di Silvia Rosa

VERTIGINE| FRANCESCA INNOCENZI

Se è vero che Corpo di figlia si dipana dall’incontro tra due dimensioni, quella del corpo e quella dell’essere figlia, nella percezione di un dolore che sottende una libertà ancora inaccessibile – la libertà scaturita dal radicamento -, l’immagine della vertigine molto ha da dire su questo incerto percorso di crisalide. Quando la centratura è ancora un lontano miraggio, o persino un’ipotesi celata nella nebbia dell’inconsapevolezza, il desiderio di abbandono alle altezze si distorce in spasimo di caduta. La libertà ha un prezzo, disse qualcuno alla figlia bambina; un assunto interiorizzato nel profondo per anni e decenni, tanto che la figlia adulta è tuttora convinta che sia così… o forse no, non ne è poi davvero sicura. Di certo il dolore del corpo è più temibile del dolore dell’anima; non in quanto possibile sintomo di minaccia per la vita, ma in quanto non controllabile, indipendente da ogni atto di volontà e determinazione.
Ma la vertigine è altro dall’autoreferenziale tremito di un’anima irrisolta; è il male condiviso dalle vittime della storia, dai migranti, dai profughi, dei sommersi in drammi collettivi. È così che la figlia si scopre parte di una generazione, di un insieme, di un mondo, e conquista un nuovo senso di sé. Radicarsi, ovvero divenire radice, sarà la meta del suo viaggio; un approdo malsicuro e mai scontato, eppure possibile, nell’intima certezza di non essere più sola.

 

Da Corpo di figlia (puntoacapo Editrice 2025)

chissà se mi svelasti, madre
la vita randagia del corpo che sa e tace
se non dice dolore
– il subbuglio di un ventricolo gonfiato
uno strillo di nervo troppo teso.
Quando approda al verdecavo dell’erba
lui respira
ritrova
il suo varco, il passo ritmato di placenta
per non disimparare a morire.

*

la me bambina è trepida
si sente vacillare senza appiglio
il corpo è cosa che sobbalza
lo sovrasta una cresta di vertigine.
Quando il nastro della strada
apre il fianco al litorale
lei si sposta, sorpassa
la linea del visibile. Pensa
agli uomini che attraversano il mare

*

l’agorafobia percuote il ritmo del respiro
come quando un flusso di luce si frantuma
in singhiozzi di fotoni a intermittenza.
La figlia corre al chiuso
discioglie nei muri i segnali di nebbia.
Il padre, racconta
a diciotto anni si aggrappava ai pali
per non seguire in quota gli aquiloni
biancoruvido lascito di sangue

*

Francesca Innocenzi è nata a Jesi (Ancona). Laureata in lettere classiche, è dottoressa di ricerca in poesia e cultura greca e latina di età tardoantica. Ha pubblicato la raccolta di prose liriche Il viaggio dello scorpione (2005); la raccolta di racconti Un applauso per l’attore (Manni 2007); le sillogi poetiche Giocosamente il nulla (Edizioni Progetto Cultura 2007), Cerimonia del commiato (Edizioni Progetto Cultura 2012), Non chiedere parola (Edizioni Progetto Cultura 2019), Canto del vuoto cavo (Transeuropa 2021), Formulario per la presenza (Edizioni Progetto Cultura, Quaderni di poesia Le gemme, 2022), Corpo di figlia (Puntoacapo 2025); i saggi Il daimon in Giamblico e la demonologia greco-romana (Eum 2011) e Voci dal tempo indicibile. Ventuno saggi brevi sulla poesia (Rossini 2023); i romanzi brevi Sole di stagione (Prospettiva 2018) e Diario di una stalker mancata (Edizioni Progetto Cultura 2022). Nel 2023 è uscita in Romania la plaquette bilingue Halou de toamnǎ/ Alone d’autunno per Edizioni Cosmopoli di Bacǎu; nel 2024 la silloge Formulario para la presencia (Ediciones Letra Dorada, Colombia), tradotta in spagnolo da Emilio Coco; nel 2025 Deltío parousías (Elíkranon, Atene) tradotta in neogreco da Sofia Skleida. Per Edizioni Progetto Cultura ha diretto una collana di poeti esordienti, «La scatola delle parole», tra il 2007 e il 2012, e curato alcune pubblicazioni antologiche, tra cui Versi dal silenzio. La poesia dei Rom (2007); L’identità sommersa. Antologia di poeti Rom (2010); Il rifugio dell’aria. Poeti delle Marche (2010); la raccolta di saggi brevi sull’antichità classica L’antro di Proteo (2025). È caporedattrice della rivista online «Poesia del nostro tempo» e collabora con vari blog letterari con recensioni e articoli sulla poesia greco-romana e contemporanea. Ha ideato e diretto il Premio di poesia Paesaggio interiore e attualmente è direttrice artistica dell’omonimo Festival.