Leggere e rileggere la parola di Franca Alaimo

Autore/a cura di:

a cura di Cettina Caliò




Di recente ilglomerulodisale ha pubblicato “Le cercatrici d’acqua” di Franca Alaimo, opera dedicata a un’altra brillante poeta, Daìta Martinez. Questa splendida pubblicazione offre l’occasione per esprimere una considerazione su alcuni tratti di Franca e della sua scrittura. Parola che s’incurva nello strazio/ sapendo invalicabile lo spazio.
Parafrasando i suoi versi, Franca Alaimo scrive da una soglia, se ne sta affacciata sull’orlo dell’anima, ed è in cerca d’acqua, e di senso, come tutti noi, però lei ne ha consapevolezza, lei sa che nel fondo del pozzo rimane / un gorgoglio di acqua segreta.

Ovunque la parola di Franca – che pure sa che ogni cosa resta scucita – tenta di colmare la distanza tra un vuoto e un vuoto, fra una stagione e l’altra, e lo fa con esattezza e grazia, in un continuo esercizio di attenzione al dettaglio. E poi, quando fa vento, / scrivo fruscio. La scrittura di questa poeta è un luogo che va percorso a piedi, indugiando lungo il cammino per osservare ciò che affiora intorno a noi, che raduna il tempo / e lentamente lo brucia / nell’ombra e nella luce.

Io leggo Franca Alaimo come un bambino che guarda rapito una nuvola di zucchero filato, grande e profumata. Un dito muto per indicare la vita. La grazia del dire è una delle cifre di Franca, è qualcosa che le appartiene profondamente anche nella minuta quotidianità – il mettere e il levare del respiro – e viene fuori con una detonante chiarezza nella sua scrittura. Franca Alaimo ha una leggerezza abissale, per dirla con Calvino, lei è l’uccello e non la piuma. È amabile in lei la capacità di rendere attraverso la scrittura poetica l’esperienza della vita, le sue forme e i suoi movimenti in ogni più piccolo anfratto. Nei testi di quest’autrice ogni cosa si manifesta senza esibizione.

So che lei ha una passione per la luna e l’ombra. (E il mistero dell’ombra? … mi è accaduto / di andare oltre il suo colore e trovarmi / in un mare di luce).

La luna – che si colma… come una folgorante stupefazione dell’altrove – non illumina, la luna rivela, e lo fa quando il suono del mondo si abbassa. L’ombra possiede un’impalpabilità onesta, non mente mai sulla forma che ci mostra, e ci rammenta che la realtà non è mai tutta intera. Luna e ombra sono sempre presenti e quando si prendono la scena lo fanno allungandosi, avanzano tremolando e si fanno pensiero, nel cielo delle parole. Luna e ombra sono una sorta di commento a margine della vita, sono un costante avvertimento: attenzione, non è tutto qui – poiché non è la luce a spiegare il mondo ma è il modo in cui le cose fanno ombra quando vengono illuminate. Come la vita, luna e l’ombra vivono di fasi, avanzano tornando indietro, crescono diminuendo. Andando e ritornando / da orizzonte a riva.

La luna è il riflesso, è vita che prova a rimanere in orbita, l’ombra è il margine, è la prova della nostra fragile tangibilità (questo mio corpo in più punti / franto), è memoria di noi. E noi – in questo mondo che comincia capovolto / nelle camere degli occhi – di questo viviamo, di questo siamo fatti, di ogni niente che duole.

Tale è l’anima mia / che ora s’imbruna, / ora si schiara.

In questo mondo che è tutto una miseria, Franca Alaimo, apprendista del volo, affida alla sua scrittura una forma di resistenza mite.
Franca Alaimo è luna e ombra, in cerca d’acqua.











Fotografia in copertina di Kristaps Ungurs (particolare)