Da Karin Boye, La consolazione delle stelle (Iperborea 2026, testo svedese a fronte)
I giorni andati
Quando un vecchio è malato, arrivano tutti i suoi giorni andati
e con dolcezza si siedono intorno al letto.
Non si lamentano, non piangono né singhiozzano.
Annuiscono piano e pensano a cose vecchie.
E ognuna racconta la sua storia mai dimenticata,
e ognuno ha con sé una candela e l’accende in silenzio.
Si specchiano con chiarezza nell’acqua dei fiumi oscuri.
Lui cammina, cammina sotto le volte, sotto archi di luce tremante.
*
Da nessuna parte
Sono malata di veleno. Sono malata di una sete
per cui la natura non ha creato bevanda.
In tutti i prati sgorgano ruscelli e fonti.
Mi chino a bere dalle vene della terra
il suo sacramento.
E i cieli traboccano di fiumi sacri.
Mi alzo e sento le labbra umide
di bianche estasi.
Ma da nessuna parte, da nessuna parte…
Sono malata di veleno. Sono malata di una sete
per cui la natura non ha creato bevanda.
*
Conoscenza
Prudenti, con retini dal lungo manico
suscitano la gigantesca risata del mare.
Amici, cosa cercate sulla spiaggia?
La conoscenza non la potrete mai catturare,
non la potrete mai possedere.
Ma se dritto come una goccia
cadi nel mare per dissolverti,
pronto a ogni trasformazione –
ti risveglierai con pelle di madreperla
e occhi verdi
su prati dove pascolano cavalli del mare
e sarai la conoscenza.
*
Il viandante del deserto
Voi pesate con vari pesi
e misurate con false misure,
non davanti al cadì, che giudica i criminali,
ma davanti ad Allah, Allah, benedetto sia il suo nome,
colui che ha creato la vita.
Mille datteri li comprate con una piccola perla,
ma a me, che ho sofferto la fame nel deserto,
ripugna la mia cintura intessuta di pelle,
che non dà alcun nutrimento,
ed io, che mi sono consumato tra la sabbia,
non vedo splendore nel manico del pugnale,
adorno di gioielli,
che non spengono la sete.
In questa città di minareti, lontana dal deserto,
ancora non mi piego davanti agli orgogliosi portali,
ai cancelli dorati,
ma davanti alle povere fontane, appartate,
a cui i pastori impolverati conducono le greggi,
quando portano il latte, la sera.
Karin Boye è nata nel 1900 a Göteborg; è una delle grandi voci della poesia svedese. Dopo la Prima guerra mondiale aderisce al movimento pacifista Clarté e viaggia in Europa vivendo le inquietudini del suo tempo: visita, turbata, l’URSS di Stalin (1928), la Germania che si prepara a Hitler (1932) e l’agognata Grecia (1938), culla della civiltà e dei valori a lei più cari.
Oltre alle numerose raccolte di poesie, scrive cinque romanzi di cui Kallocaina (1940) è il più noto.
Fotografia in copertina di Florian Schindler (particolare)
