Nodo Antico di Luca Cassano è un libro di grande delicatezza. Un esercizio di spogliamento. Ogni testo scritto è un velo che cade, fino ad esporre la ferita, per portarla finalmente alla luce e darle la possibilità di iniziare a cicatrizzare. Una ferita che è strettamente personale e contemporaneamente esperienza comune: la morte della madre.
Una madre raccontata nei dettagli degli occhi tristi, del mazzo di carte sul balcone vista mare, nei romanzi cileni, nel gesto di portare il pane a tavola sorridendo, nel rammendo sul calzino, nella bottiglia di Cirò, annata 1970, conservata per quando sarebbe stata nonna.
La perdita della madre non è solo la perdita della figura materna, unica e insostituibile, ma anche la perdita della possibilità di essere figlio, di sentirsi amato e protetto in modo assoluto. L’autore ammette con grande coraggio vorrei soltanto essere per due minuti ancora il tuo bambino e si trova invece costretto a interrogarsi su dove finisca il figlio e dove inizi l’uomo, studiandosi le rughe sulla faccia, vuotando la bottiglia, stringendo forte il nodo intorno all’ultima carezza.
Il lutto non si supera, non si elabora, non si gestisce. Si attraversa abbandonandosi, andando semplicemente alla deriva, sapendo che i cocci sono sparsi dappertutto e che è necessario cercare la falla lungo il fianco, tapparla al meglio, tracciare con cura la nuova linea di galleggiamento; riempire i polmoni, i giorni, gli sguardi; non andare a fondo. Con la consapevolezza che dalle crepe nasceranno papaveri e denti di leone.
Nel libro il dolore è straziante, ma contiene sempre una luce, quella luce che filtra dalle crepe nel petto. La ragione sa di aver perso per sempre la possibilità di chiamare quel numero di telefono, di ricevere un’altra volta quella carezza, di condividere gli eventi fondamentali nel bene e nel male, ma la poesia non si arrende alla ragione, spera l’impossibile e allora l’autore scrive per strappare all’universo la possibilità di restare in contatto con la madre amata e perduta. Per sentire che quell’amore è e sarà per sempre parte di lui, radice di quel figlio che si è fatto un metro più uomo e che ora abita la casa che fu della madre come un sacerdote del ricordo. Un uomo che alla fine, nell’ultimo testo, si scopre capace di nominarla, senza che cedano le gambe.
Leggere Cassano è dolore e sollievo, perché si attraversa senza sconti il lutto ma si impara, come scrive Alessandro Pertosa nella toccante postfazione, ad abitarlo, dargli una forma, a continuare a vivere anche con lo strazio dell’assenza. E se è vero che «un dolore finisce quando inizia la manutenzione quotidiana dei ricordi», allora Nodo Antico è proprio questo: un’opera di manutenzione dell’anima, una raccolta che tiene in ordine con amore le cose spezzate.
Geografia
La geografia della mia faccia
L’hai disegnata tu
E potresti rifarlo a occhi chiusi
Tracciando la parabola
Di una carezza.
*
Insegnami
Insegnami
Il tuo sguardo più leggero,
La meraviglia;
Insegnami
Ad attraversare col sorriso
Il campo di battaglia,
Ad andare in bici
Per le strade di Francia,
Che non tutte le cadute
Sono lividi,
Ma quando toglierai le mani,
Ti prego,
Avvisami.
*
Magari
Comporre il tuo numero
Un’altra volta ancora
Soltanto per vedere che succede:
Magari rispondi
E ti posso raccontare
Che ultimamente cucino meno,
Che vado spesso al cinema,
Da solo,
Che ho ceduto molti metri della casa
Ai silenzi e al buio.
*
Vacanza
Abitare il tuo nome,
Farne una casa di vacanza,
Una casa al mare;
Forse un dolore finisce
Quando inizia
La manutenzione quotidiana dei ricordi.
*
Regolare
Un giorno all’improvviso succede
Che il respiro torni regolare:
Nel ricordo il tuo sorriso
Fa meno male,
Quel dolore battente
È diventato un fiore.
Le rose e il deserto è il progetto artistico di Luca Cassano (Corigliano Calabro, 1985) nel quale confluiscono cantautorato e poesia. Le rose e il deserto ha pubblicato i dischi Io non sono sabbia nel 2020, Cocci sparsi nel 2022 e Chissà com’è nel 2025 e le raccolte poetiche Poesie a gettoni vol.1 nel 2021 e La strada di casa nel 2024.
La foto in copertina è di Sheila Moscatelli
