Da Rocío Bolaños, Oltre al colle (Chiare Voci 2025)
Per dimostrare come la meccanica quantistica fornisca risultati paradossali se applicata a un sistema fisico macroscopico, nel 1935 il Nobel per la fisica Erwin Schrödinger ideò il seguente esperimento mentale: si supponga una scatola; si supponga che al suo interno ci sia un gatto; si supponga infine l’esistenza di un osservatore esterno. Dati questi soli elementi, l’osservatore – sin qui pacificamente – non può definire se il gatto nella scatola sia vivo o morto finché quest’ultima non venga aperta. Tuttavia, dal momento in cui nella fisica quantistica un sistema si trova nello stato indeterminato di sovrapposizione (evento avvenuto-non avvenuto) fino al momento nel quale non può essere osservato, non si potrebbe che concludere ad absurdum che il gatto all’interno della scatola sia vivo e morto contemporaneamente. Con le dovute cautele, non sono poi forse pochi i punti di contatto con la leopardiana «siepe, che da tanta parte / dell’ultimo orizzonte il guardo esclude» e gli «interminati / spazi di là da quella» tanto più infiniti quanto più coperti, quanto più di-là.
Oltre al colle di Rocío Bolaños muove ogni suo verso precisamente sul confine di questa siepe, sul bordo del coperchio ancora socchiuso di quella scatola. Difatti, se il titolo non può né vuole evitare di rimandare a uno specifico luogo esistente, è intorno a ciò che non è esistito che ruota l’intera parabola di queste pagine. La raccolta nel suo complesso diviene pertanto metafora di un altrove non esperito, potenziale, infinitamente immaginabile e al contempo barriera, schianto dello stesso possibile che si arresta e si esaurisce prima ancora della sua riuscita, generando un coabitare paradossale di sognabilità inesauribile e di ineludibile finitudine, di non negazione della realtà. Oltre al colle si pone dunque a livello identitario come limite in tutta la sua vastità ontologica, ma anche come spartiacque in grado di creare due porzioni nettamente distinte fra un non precisabile al-di-là e un ben determinato al-di-qua, quasi fosse, nel suo stesso rovescio, il canto implicito di ciò che resta, il riappropriarsi attraverso un inno profano della scoria che è rimasta.
Mantenendosi a sua volta in bilico tra il detto e il non-detto, sebbene questa raccolta sia chiaramente incentrata su una dinamica amorosa, non dovrebbe stupire che qui la parola “amore” non sia mai dichiarata, o tantomeno pronunciata, come innominato resta l’oggetto di questo amore – oggetto eppure vettore di queste pagine – risultando in questo modo anonimo, assente, quindi negato, ma anche protetto, illimitato e ubiquo allo stesso tempo. (…)
(dalla prefazione di Dario Talarico)
Crediamoci la storia del filo
che lega desideri dimenticati.
Continuiamo il viaggio
assieme verso favole fortuite.
Penetra con inesauribile dolcezza
le ferite che mi compongono
*
Un fiore selvatico scompiglia il marciapiede
il bagliore dei suoi petali si diffonde
attraverso ogni fessura. Torno alla vita.
Lo slancio delle sue radici arriva
per demolire le mura delle rovine che sono.
*
Bene ignoto
tepore dei giorni avvenire:
I nei del tuo petto
uniti alla mia schiena.
*
Mi affaccio al cielo dalla finestra.
Non c’è da aspettarsi il sole
in questo fine autunno, a dirupo.
Fitta, la memoria si fa presenza
negli angoli degli occhi.
*
Torno al ginkgo del Parco Bassetti:
lui custodisce i miei ricordi.
Lo abbraccio e, poco a poco, mi svuoto.
Chiedo tutto quello che posso
ai muri, sassi, piante e panchine
che ci hanno visti trafitti d’incanto.
Rimango seduta, riversata sull’ombra
con il cuore gonfio d’assenza.
Rocío Bolaños, nata in El Salvador e residente in Italia dal 2009, traduttrice e docente di inglese e spagnolo. Ha collaborato con Laboratori Poesia curando la sezione di traduzione L’Arte del Quasi e attualmente dirige la rubrica Evohé per L’Indiependente, oltre a collaborare con altre riviste online.
È fondatrice dell’associazione culturale FormArti, impegnata nella diffusione della poesia ispanofona e anglofona in Italia e nella promozione della poesia italiana all’estero. Fa parte del collettivo Officine Letterarie Poesia 33. Organizza cicli e incontri di poesia, come Tutto intorno è poesia presso la Mondadori di Gallarate, e collabora con la rassegna annuale di poesia del Comune di Busto Arsizio, dedicata a Marisa Ferrario Denna. Conduce inoltre gruppi di lettura in lingua e promuove eventi culturali volti a favorire il dialogo tra letterature e a diffondere la poesia in contesti diversi.
Ha pubblicato la raccolta poetica La vida incierta / Vita incerta (Nautilus Ediciones, 2022; Chiare Voci, 2024) e Oltre al colle (Chiare Voci, 2025). I suoi testi sono apparsi in diverse antologie e riviste in Italia e all’estero.
