Immagine: Paul Cupido
SILLABARI
Rubrica a cura di Silvia Rosa
RIVINCITA | CINZIA COLAZZO
Queste liriche sono inquadrature chiaroscurali, fra penombra compiacente e luce chirurgica al neon. Se in apparenza la voce poetica è amara, di verso in verso si assapora la preparazione di una consapevole rivincita (contro le ingiustizie sociali, ecologiche, familiari, contro gli amanti interessati a una pupa) che sarà apparecchiata come per un’ultima cena: nel dipinto murale si dispongono i personaggi, le colpe e i simboli di una rivelazione; quasi fuori scena, sulla tavola, scintilla la lama tagliente dell’ironia. È dunque affidato alla scrittura il compito di riscattare la luce. Non sempre si arriva a una riparazione: talvolta si muore prima di articolare le proprie istanze (“me ne andrò a testa in giù/come sono venuta.”), persino come pianta (“Se penso di questa eterna/lotta nella terra/lo sforzo d’assonanza a carestia/di luce o a galaverna/chiedermi devo se anche la pianta/violata talvolta e affranta/ceda la linfa al parassita/per togliersi la vita.”).
Da Luce al neon (Vita Activa Nuova 2024)
Attinia
Guardami le gambe: le riconosci?
Erano tronfi stecchi carnosi
pronti al trotto, al salto, al nuoto
e al cerchio di giarrettiera,
oh, come mi piaceva calzare
da ballerina di tango
quelle scarpe di vernice nera!
Ora il mio aspetto è mutato:
attinia sono con capelli di serpe
e un disco attaccato al fondo,
malfida per i pesci che di tossina
pietrifico con dolo immondo!
Sei stato tu a torcere il sangue
scagliando la sfida, se fossi
riuscita a tenere il cuore blando
di dolce pupa da letto
rinunciando a tutto il resto.
Ecco il risultato, tu roso
dal dèmone di finzione che
vuoto solca in seno alla vita,
io attinia marina, anemone rossastro
che monca sputa veleno.
Senza di te
Senza di te
ho dormito benissimo
oh, dormito benissimo!
Senza la tua valvola mezzo affogata
nel mezzo del sonno
che fa pensare a una rana in poca acqua
e la schiena voltata
in qualche tuo sogno
dove io mi muovo scosciata
– preferendo la donna fittiva
a quella che sono –
oh, che odore buono
ha la mattina senza di me
a rispondere per le rime
assieme al presente assente
che si esime!
La cena borghese
La cena è nella casa di mattoni rossi,
una stalla di cui hanno saputo
vedere il potenziale,
i pilastri in legno e la vetrata alta
si riempiono di verde rampicante e malva.
Il tavolo è robusto, le sedie vintage,
una brocca acquamarina dipinta
presiede il pasto, due insalatiere
vegliano ai lati e il vino verrà servito dopo
perché in una casa borghese bisogna
soffrire un poco per comprendere
la gentile concessione del padrone.
La conversazione ha l’aspetto
di quegli aperitivi con gli stecchini:
continuiamo a mangiarne e non sentiamo sapore.
Lui parla di vela, lei si inceppa
due volte su un dettaglio, si pizzica la memoria
ma non le esce il dato, noi attendiamo
ben educati che riemerga con il pezzetto
mancante, la compostezza è scena,
afasie e défaillance
si commentano a letto dopo cena.
Poi il rilassamento fa il suo corso
e qualcuno allunga le gambe in una stoccata
parlando dei rumeni, dei polacchi
come dell’invasione del mondo,
il velista dice che dal Funk veniva
un inglese con accenti dell’est,
si vede che il lavoro nel Baltico
lo fanno loro, mentre il danese,
penso io, sta sottocoperta a leggere Hegel
o un catalogo di accessori.
Più avanti parlano di stranieri
nella Pflege, naturalmente, gli operatori
sanitari, e mi chiedo se io da italiana
sia immigrata di scarto o parassita economico.
Affogando la patata nel Quark
discorrono della Biennale
e una dice che gli italiani usano
troppi bicchieri di carta e che lei proprio no
proprio non sopporta di vedere la spazzatura
a Venezia, e infine ironizza sulle scarpe alte
delle donne per le calle sconce
con le installazioni di uno stilista dark
e i tacchi-stecchino sulle gondole
e la Biennale con il padiglione tedesco
del collettivo che lei ha adorato.
Siamo al gelato e verso questa poesia
come digestivo.
Berlin Weißensee
*
Cinzia Colazzo è nata nel febbraio del ‘76. Laureata con lode in Filosofia e diplomata in Pianoforte, è vissuta in Salento, Liguria e Toscana, in Francia e in Germania. Ha tre figli. Ha lavorato come pianista accompagnatore, traduttrice, correttore di bozze, insegnante di italiano all’estero, venditrice di pianoforti Bechstein e pedagogista. Per le edizioni Jandorf ha tradotto manuali scolastici. Sue poesie in italiano, inglese e tedesco sono apparse su minima&moralia e Versopolis; numerosi articoli e lavori sono usciti in Italia e in Germania. La sua silloge poetica Il mare brucia (Pequod, Ancona 2023) è stata presentata a Parigi presso la sede OCSE, a Berlino, Roma e Lecce. Con la silloge Luce al neon (pubblicata da Vita Activa Nuova, Trieste 2024) ha vinto il Premio Rilke. Nel 2024 è anche risultata finalista dei Premi letterari Arcipelago Itaca, Poesia del Mezzogiorno e Poesia di Strada (Licenze Poetiche). Nel 2025 la raccolta inedita How to Paint a Poem è stata finalista al premio Bologna in Lettere. Con il Collettivo 3Poete ha presentato performance poetiche a Berlino su invito della Haus für Poesie.
