Commento a margine (X) – Valentina Demuro

Autore/a cura di:


Valentina Demuro, Che i fichi nascano rossi (Pequod, 2024)


Ci avevano detto di pregare
trattenere la luce nelle mani
una culla per proteggere la notte
dal vento che chiude gli occhi
il vento che scuote
lo spavento dei papaveri.
Ma il loro tremito
mai muove a pietà il cielo
quando è nero come una guerra
e mangia il silenzio
gli uomini, le loro case

*

L’acqua prova a nascondere i piedini
della bambina che grida, fugge e ritorna
ride tutta nei suoi pochi denti.
Io non ho che le mani e la voce
per posare un sassolino sulla sua meraviglia
mentre il maestrale
già arrota i versi all’aria
che ora porta un’incrinatura, un mistero
e le ombre dei pescatori affrettano
la fatica della barca

*

Mia madre veste
un abito di croci
ognuna ha una parola antica
sa il gioco delle malinconie
dei fili di cotone
che non si intrecciano più
e degli spazi di luce
tra le foglie degli aranci
che sanno nascondere un frutto
o un bacio.
In una carezza
ritorna anche l’amore antico.
Mia madre è la semplicità delle mani

*

Bisognerà pur togliere il fiato
all’amore che non è stato ricambiato.
Scegliere un lato del letto
e non spezzarsi più in due.
Bisognerà che non dica più nulla
che sia dolce o fragile
un ponte verso di te.
Ma qualcuno sa dire
dove si frantumano le bambine
quando smettono di sognare
tra le braccia di nessuno?

Cielo terso di neve

Forse oggi nevicherà
il cielo ha il volto serio delle attese.
Difficile sapere
se saranno incantesimi gentili
a scendergli dagli occhi
ora che molto pianto
è stato nascosto dentro la terra.
Qualcuno ha detto che ogni dolore
custodisce un giardino segreto
e la volpe guarda sempre
con il cuore nudo
anche se parla lingue diverse.
Torni attraverso le porte del sonno
dove toccarsi è ancora concesso
e ho ancora molto amore da dire.
Questo rimane a chi impara a restare
vivo nella vertigine dell’abbandono.
Sperare e poi credere, fare in modo
che la primavera arrivi a toccare
anche la bocca del tulipano
che non ha mai bucato la terra.
Non siamo mai soli
se una volta
abbiamo potuto amare.



D’improvviso preservare il silenzio nella semplicità delle mani mentre dallo sguardo s’alza, delicata e inquieta, la sfumatura di una stella capovolta sulla genesi di un abbandono piegato nella morbida guancia di una attesa bambina che ride, si nasconde e dal mare sorge quale radice antica di vento e pianto, poi si avvicina al tempo immobile di una preghiera cosicché a cadere sia il vuoto dentro a spazi di luce / tra le foglie degli aranci, nuda carezza sul tremore dell’amore. Amore che in Valentina Demuro ha natura in una piccola culla per proteggere la notte dalla perdita del sogno teso nell’oltre di quella linea d’ombra che separa per ricongiungere il volo di una rondine all’assoluto peso del niente, conca di una ferita aperta sul costato del giardino lavato dalla pioggia nell’intima innocenza di una nascita consonante all’incontro con la speranza, perché: Sperare e poi credere, fare in modo / che la primavera arrivi a toccare / anche la bocca del tulipano / che non ha mai bucato la terra. Perché prima del risveglio sappiano gli occhi scendere dal cielo, sfiorare i semi chiusi dalla neve, tornare alla premura del mattino e in ogni punto del corpo germogliare; perché sia ancora possibile coltivare ad una ad una le parole, farsi voce dal dolore laddove nulla accade e tutto precipita insieme e in questo insieme tornare dove toccarsi è ancora concesso, movimento a luogo di quella assonanza affettiva avviata a fermare le stagioni della casa di pietra col volto dei fichi rossi dalla poesia promessi.







Valentina Demuro (1987) è pugliese, vive e lavora a Bologna. Nel 2017 esce la sua prima raccolta, Piccoli passi, DrawUP edizioni. Ha scritto testi in prosa per l’associazione Con-Creation e per l’albo illustrato da Ilaria Marrai, 26 Ottobre 2018. Alcuni suoi testi sono stati tradotti dal Centro Culturale Tina Modotti e dalla rivista Vuela Palabra, sono contenuti in Le biglie fanno rumore a cura di Lorenzo Mele, nell’antologia I minori grandi a cura di Antonio Nazzaro, nel volume XXXVII dell’antologia Transiti Poetici a cura di Giuseppe Vetromile e sono stati pubblicati sul blog di RAI Poesia di Luigia Sorrentino e sulla Bottega della poesia (La Repubblica-Bari) diretta da Vittorino Curci. Da settembre 2020 è editor di Alma Poesia (progetto fondato da Alessandra Corbetta e dedicato al linguaggio poetico italiano e internazionale) e cura le rubriche Alma a scuola e I fumetti di Alma.






Fotografia in copertina di Daìta Martinez