Poesie di Vittorio Sereni: seconda parte

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Sono qui proposte alcune poesie tratte dal volume Vittorio Sereni. Tutte le poesie (Mondadori collezione Lo Specchio, 2023).


DA DIARIO D’ALGERIA


Ahimè come ritorna
sulla frondosa a mezzo luglio
collina d’Algeria
di te nell’alta erba riversa
non ingenua la voce
e nemmeno perversa
che l’afa lamenta
e la bocca feroce

ma rauca un poco e tenera soltanto…

Saint-Cloud, luglio 1944


DA GLI STRUMENTI UMANI

VIA SCARLATTI


Con non altri che te
è il colloquio.


Non lunga tra due golfi di clamore
va, tutte case, la via;
ma l’apre d’un tratto uno squarcio
ove irrompono sparuti
monelli e forse il sole a primavera.
Adesso dentro lei par sempre sera.
Oltre anche più s’abbuia,
è cenere e fumo la via.
Ma i volti i volti non so dire:
ombra più ombra di fatica e d’ira.
A quella pena irride
uno scatto di tacchi adolescenti,
l’improvviso sgolarsi d’un duetto
d’opera a un accorso capannello.


E qui t’aspetto.



ANCORA SULLA STRADA DI ZENNA

Perché quelle piante turbate m’inteneriscono?
Forse perché ridicono che il verde si rinnova
a ogni primavera, ma non rifiorisce la gioia?
Ma non è questa volta un mio lamento
e non è primavera, è un’estate,
l’estate dei miei anni.
Sotto i miei occhi portata dalla corsa
la costa va formandosi immutata
da sempre e non la muta il mio rumore
né, più fondo, quel repentino vento che la turba
e alla prossima svolta, forse, finirà.
E io potrò per ciò che muta disperarmi
portare attorno il capo bruciante di dolore…
ma l’opaca trafila delle cose
che là dietro indovino: la carrucola nel pozzo,
la spola della teleferica nei boschi,
i minimi atti, i poveri
strumenti umani avvinti alla catena
della necessità, la lenza
buttata a vuoto nei secoli,
le scarse vite che all’occhio di chi torna
e trova che nulla nulla è veramente mutato
si ripetono identiche,
quelle agitate braccia che presto ricadranno,
quelle inutilmente fresche mani
che si tendono a me e il privilegio
del moto mi rinfacciano…
Dunque pietà per le turbate piante
evocate per poco nella spirale del vento
che presto da me arretreranno via via
salutando salutando.
Ed ecco già mutato il mio rumore
s’impunta un attimo e poi si sfrena
fuori da sonni enormi
e un altro paesaggio gira e passa.



DA STELLA VARIABILE

POSTO DI LAVORO

Quei gradini dove fa gomito la scala, tutta
quella gente passata (e ripassata ogni giorno:
per lavoro) svoltando dalla scala dalla vita.
Logoro
di quei reiteranti il tappeto in quel punto
a un freddo riflesso di luce. Sia inverno sia estate
e là si fredda
nell’agguato di un pensiero da sempre simile a sé
sempre previsto per quel punto
sempre pensato uguale
lo sguardo che là invariabilmente cade
a ogni giorno a ogni ora
di anni di lavoro di anni luce
di freddo – come sempre
là comincia un autunno.

(per esigenze di impaginazione tutti i versi di questa poesia sono stati allineati a sinistra)



ALTRO COMPLEANNO


A fine luglio quando
da sotto le pergole di un bar di San Siro
tra cancellate e fornici si intravede
un qualche spicchio dello stadio assolato
quando trasecola il gran catino vuoto
a specchio del tempo sperperato e pare
che proprio lì venga a morire un anno
e non si sa che altro un altro anno prepari
passiamola questa soglia una volta di più
sol che regga a quei marosi di città il tuo cuore
e un’ardesia propaghi il colore dell’estate.

https://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Sereni