La Treccani recita a proposito del lessema “mistero” : << […] Nell’uso greco originario il termine indicava la celebrazione di riti d’iniziazione, in particolari culti segreti e, per estensione, i culti stessi e i loro oggetti; di qui, più genericamente, segreto, verità religiosa rivelata da Dio. […]>>.
L’accenno al significato della parola “mistero” appare una premessa utile per addentrarsi nella seconda raccolta della poetessa tarantina Rosaria Ragni Licinio, Viatico per peccatori, pubblicata da Ensemble Edizioni, un’opera che, a differenza di Interno rosso Marte, silloge di esordio più concreta e caratterizzata dal legame con gli oggetti e il quotidiano, assume già nel titolo una vocazione iniziatica, configurandosi come un viaggio arcano quanto escatologico (“le voci degli uomini/sprofondano attaccate alla terra”; “la terra non sa l’io dell’uomo”).
Nella silloge è espressa, con un linguaggio denso e metaforico, una profonda necessità di trascendenza, come chiarisce il ricorso a lessemi di matrice religiosa e liturgica (Dio; dicastero; lavacro; il verbo; virtù; estasi; peccato; fiamma; profezia; croce; giudizio; Signore; prodigio; cattedrali; oratori; santi; Padre; liturgia). Si compie un rito attorno alla parola, a quel Verbum che si incarna nel quotidiano ammantandolo di sacralità, una sacralità non appariscente che si esprime nella disposizione interiore a ricercare i significati, ad accogliere la sofferenza mai fine a sé stessa, a notare il prodigio.
La poetessa appare sempre affacciata su una soglia oscura (“Dentro la terra l’angelo trema”; “l’uomo nudo è in conflitto con la luce/nasconde il marchio della fiamma”; “quando la fine del mondo avvicina le labbra/alla fronte le bestie non mordono più.”). Il pathos non è ricercato intenzionalmente, è una conseguenza dello bilanciarsi sull’abisso, ritraendosene all’ultimo istante in un atto di fede nella poesia quale mezzo di dialogo privilegiato con il divino e con la propria anima.
Le istanze interiori declinate verticalmente, tuttavia, nella raccolta non collimano con alcun dogmatismo, né sono professate in modi canonici (“le forme sopravvivono alle cattedrali/all’educazione degli oratori/dove il bene è inarrivabile”), si tratta di un lavoro che guarda al sacro per ricercare il senso del vivere. L’autrice cerca l’autenticità, la spoliazione dell’ego: “Pregheremo nudi con gli animali/per compassione in un tempio”, e si aspetta lo stesso dagli altri: il rapporto con l’alterità, non a caso, è pressoché assente nella silloge, la fede nell’umanità appare possibile solo laddove sia capace di compassione e prossimità, di comunione spirituale (“dove germoglia una mano/Dio isolato dal branco si mostra.”).
La centralità dell’io poetico in Viatico per peccatori non cede mai il passo: il punto di vista dell’autrice è focalizzato sulla propria biografia nella storia, sui particolari, tanto cari alla poesia, da cui elevare lo sguardo oltre il contingente e trovare un fine più alto. Licinio parla a sé stessa e comunica sé stessa, come evidenzia l’uso di una prima persona orgogliosa e assertiva, nondimeno cerca un dialogo, tendendo la mano universale della poesia, “essere carne e poi segno”; “fare dell’esistenza un gesto”: è questa la chiamata della poesia ed è questa, evidentemente, anche la chiamata dell’incarnazione cristiana.
“La voce della creazione non cerca una scusa”: fedele a tale principio, la poesia di Rosaria Ragni Licinio appare sincera fino al ferimento di sé, fino al sacrificio: “rendere l’attimo/gesto: inchiodarsi una croce sul petto”. La poetessa non indulge nel dolore, ma non si sottrae a un destino vissuto con sofferenza, lo abbraccia come un’offerta: “se fa più male rinascere,/sono vicina alla grazia”. Il dire di Licinio è spesso occulto, altamente simbolico, funzionale all’approccio rituale, tuttavia la versificazione trasmette una polifonia di suggestioni nitide: struggimento, saggezza, rimpianto, consapevolezza, volontà. Pur senza esplicitare tutti significati dietro la visionarietà e gli archetipi evocati (“parola che riposa/sotto tende oscuranti”), la sua voce crea un’eco ancestrale che avvince, favorita dall’uso abbondante e consapevole della figura dell’enjambement che annoda i versi in un’orazione sommessa, una giaculatoria compiuta, ritmata e sonora, con cui connettersi alle profondità del sé.
Il ricorrere preponderante, naturale e non forzato, delle consonanti, si mostra funzionale alla gravità dei suoni oranti, gutturali e scavanti, ma anche ai contenuti trasmessi: come già detto, il dolore è protagonista della raccolta, assieme alla ricerca del significato dietro di esso. In Viatico per peccatori, infatti, la sofferenza non è mai disperata o furente, sovente appare pacificata, proprio in virtù della prospettiva evolutiva e salvifica che percorre tutta l’opera.
Come accennato inizialmente a proposito del mistero, non è necessario comprendere tutto razionalmente per essere raggiunti dal potere della parola (“oltre le grate della ragione/Dio rovista tra le voci dei santi”), infatti, nella teologia cattolica la verità rivelata trascende l’umana intelligenza e la ragione, che non può di per sé comprendere o dimostrare, e a cui non resta che arrendersi, lasciarsi agire (“lasciarsi andare/senza sapere la morte”). Questo esito appare particolarmente chiaro in Viatico per peccatori, e se è vero, come scrive Licinio, che: “il verbo non può sbagliare”, attraverso atti di abbandono e fiducia nel divino e, per i poeti, nel potere della parola, finalmente può giungere la pace e, con essa, la salvezza.
Poesie dalla raccolta Viatico per peccatori
Prima parte
L’ingombro
Questa penombra ci taglia
e il volto è un’inflessione del verbo
essere che viene a galla, un inciampo
sul percorso dal letto al divano
è resistere al giorno
viatico per peccatori
con una tazza di latte
a scottare sempre le labbra
quando cadono ali e vestiti.
*
Poiché sono venuta al mondo
mi cercano tra tumuli di cemento:
la proporzione è un pregiudizio,
non posso modellarmi davanti al Signore.
Indulgere nella memoria – i racconti del padre
l’educazione animale si erge dai fondali.
La voce della creazione non cerca una scusa
canta la lingua dei bambini per mezzo dell’acqua.
*
La mano affonda nella parola
affinché sia dolente l’inchiostro
questo metallo
che mi arde nel petto
dove un silenzio cavo
conduce a dei muri.
Aspettare una voce
restare presente
se fa più male rinascere.
Sono vicina alla grazia.
*
Raffigurarsi poveri
prima d’imitare i santi
fare a meno dello stomaco
e recidersi nel corpo
per dire che non ci sono radici
ma debiti divisi in due parti.
Seconda parte
Il principio del distacco
Da questo mettersi in lontananza
capita di contenere misure
le muse che accadono in noi.
Con il variare della luce si spalanca
il senso del vuoto, l’odore di ghiaccio
la nascita oscura di pietre:
dove germoglia una mano
Dio isolato dal branco si mostra.
*
Sugli orizzonti il cielo muore
e l’abisso si fa carico di noi
un agguato che non vuole dire
e tuttavia ci chiama figli.
*
Nessuna carne
la caduta del non essere
soltanto il rumore
la cosa che resta.
Chi muore non assomiglia a nessuno
– nomina l’inizio – ha un altro passo
tolti i giorni alla paura
ruba la notte e le infelicità
d’improvviso spargono stelle.
È successo anche a me
voler recitare la fine
e poi ricevere un pugno.
*
Eppure la solitudine non spezza la lingua
e si fa presto a parlare con i morti
sull’uscio di casa – dire
mentre si spinge la testa all’interno
e l’orologio ancora rintocca.
A cena la tavola
è apparecchiata solo da un lato
– i vicini ridono a squarciagola –
una lama taglia le parole
esistere e resistere
poi abbassare lo sguardo
sui semi sparsi
e il piatto che scompare
gettato nel buio.
Rosaria Ragni Licini (Taranto, 1978) è scrittrice, pittrice e giornalista. Ha fondato il litblog «Poesiaealtreparole» e lavora in ambito editoriale. Alcune sue poesie sono state pubblicate su riviste nazionali e internazionali: «Metafory Współczesności» (Polonia, 2018), «Advaitam Speaks Literary» Vol. 3-Issue 2 (India, 2019) e «Frequenze Poetiche» (2021); e in antologie: I cieli della preistoria. Antologia della nuovissima poesia pugliese (Marco Saya, 2022), Fissando in volto il gelo (Terra d’Ulivi, 2023). Nel 2021 è risultata tra i vincitori del premio di poesia “Marco Di Meola”. Interno rosso Marte (Gattomerlino/Superstripes, 2021) è stata la sua opera prima.
In copertina, Still, dal documentario poetico di Claudia D’Alò, sul lavoro Scénofiorìe dell’artista Alessandra Guttagliere, 2020

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