“Grandi nuvole oscure si ritraevano / e niente era difficile, niente.”: Anna Ruotolo

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da Anna Ruotolo, Prodigi (peQuod, 2023)

Conclusa la lettura del percorso poetico di Anna Ruotolo, già ampio e articolato, la prima impressione è di aver imparato a respirare. Accade frequentemente quando la coscienza del poeta salda le sue parole non solo per legame semantico, com’è invece per la poesia in cui discorso e razionalità rivestono il ruolo principale. C’è anche un “legame musaico”, un dettato che non è solo concettuale, ma immersione totale del corpo nella massa verbale, nella cadenza del respiro appunto, nello stile uditivo, come ben sapevano i poeti che ci sono maestri, attraverso cui potremmo risalire a Dante stesso. Tutto il corpo è dettato e, a sua volta, restituisce la poesia, e si fa corpo, come in questo libro, corpo del testo. (…)

(dalla postfazione di Gianfranco Lauretano)



“Una mattina qualunque” può dirsi
il punto consumato ad est del porto
fino a quando, poi, resti una striscia
di terra per segnarti l’ora della fuga.
Come quando – vedi – hai trascorso
un sorriso sull’ultima valigia
che si incastrava
e portavi addosso la neve
e un milione di cose compiute.

*

Sai i libri delle vacanze
la tettoia rosso fuoco
(la febbre che risale)
il ghiacciolo premuto sulla lingua?
Riscuote dal vento dell’autostrada
la preghiera, la prova di salvarti
intangibile alla riva degli anni.
Qui e oggi che del mare non c’è
che un abbaglio, un pino nato
per mano di Dio,
quant’è bella la luce ferma

– un grumo dolce e salato –
agli angoli degli occhi.

*

“Come”

Messa qui di fianco,
come di aria e di sole, hai un brillamento.
Non c’è che un silenzio ultraterreno,
sembrano avere voce solo le cose

cose di voce chiarissima che corre
sui passamano delle scale
le pentole, gli acciai
la tua pupilla leggera
il tuo riso sfasciato or ora.

Ti troverò di nuovo in un “come”

– se un “come” qui sarà accaduto
in tutta la bufera ferma sopra la città.

*

Avrei potuto dire,
prima che andassi
scuotendo tutta la stanza e l’ingresso
e i mattoni e le vivande
nei piatti dei vicini
e le docce e i malintesi,
un altro paio di cose. Due, davvero.
Pochissime e forti.
Ma risalisti azzurrissima.
E io, nell’azzurro, mi perdo.

*

Proteggici sorriso, vorrei dire.
Proteggici nel cuore dell’inverno
e nelle foreste nere che chiunque
e dovunque ha già attraversato.

Proteggi rendici sempre
uguali a noi stessi
perché noi, nel tuo riflesso, lo possiamo.
Essere sempre identici e cristallini

come il rumore delle cose preziose
che cadono e non si spezzano
e tintinnano, come neve azzurrine
e loro minuscoli scontri.

Proteggimi il sorriso come quando
addosso portavo solo un peso
leggero e stringevo le mie mani
attorno al suo corpo piccolo e confidente

proteggimi come quando
stringevo la chiarità di Chiara
grandi nuvole oscure si ritraevano
e niente era difficile, niente.

Anna Ruotolo ha pubblicato Secondi di luce (LietoColle 2009), Dei settantaquattro modi di chiamarti (Raffaelli 2012), Telegrammi/Telegramas (‘round midnight 2016, poesie bilingue italiano/spagnolo, traduzione a cura di Jesus Belotto) e Le stelle dormono a nord (Fara Editore 2021). Suoi testi sono apparsi in La generazione entrante. Poeti nati negli anni ’80 (Ladolfi 2011, a cura di Matteo Fantuzzi), nelle riviste <Poesia>, <Capoverso>, <Poeti e Poesia>, <Italian Poetry Review>, <Gradiva>, <La clessidra>, <UT> e, in traduzione di Jesus Belotti, sulla rivista internazionale <Poe +> e nell’antologia rumena di poeti italiani <Poezia>(traduzione e curatela di Eliza Macadan).





Fotografia in copertina di Sufyan

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