Come reti sospese sull’abisso: Fuad Rifka

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Da L’ultima parola sul pane (AnimaMundi, 2022)


L’ultima parola

Dici:
“Ho sprecato così la primavera
e il raccolto di tutta la mia estate,
ho sprecato il mio autunno
e infine anche il mio inverno,
e dappertutto in ogni valle
si è sparsa la mia vita.”

Dici:
“Riprenderò le mie sembianze e partirò,
sperando di trovare, sui monti più lontani,
il soffio di un vento nuovo.”

E poi ti muovi per metterti in cammino
per ogni terra e meta,
per chissà quale abisso,
quando è troppo tardi ormai
ti appare con chiarezza
che resterà lontana
la montagna che vedi in lontananza,
e che la via che porta fino a lì
passa tra fiamme e fuoco.

*

Offerta

Desidero tornare là
nei campi verdi
che erano stati arati
per seminarci la storia del mio tempo.
O te che ho amata, avrei voluto dirti
che tanto tempo fa sono partito
lasciandomi alle spalle il mio paese,
con una sola spiga di grano nella mano
e l’anima mia spenta.

*

Percorso

Nella nostra infanzia
apriamo la porta e dormiamo
come riposa la preghiera
tra le foglie di Dio.

A mezzogiorno
chiudiamo la porta e poi partiamo
nei venti rossi di sabbia, dentro la bufera,
dietro alle tracce del diluvio e del miraggio.

La sera infine
l’ombra si accorcia e si cancella
come un giorno d’estate nel cuore dell’inverno.

*

Se

Se noi fossimo pietre,
e se la terra fosse una caverna
che ci protegge da ogni migrazione,
se noi fossimo un’ostrica
dentro le alghe del mare! Ma

noi siamo, invece, una ferita,
e siamo dei torrenti
senza letto e foce,
siamo campane al transito del tempo.

Fossimo senza ricordi, come una roccia,
noi ci potremmo riposare,
ma siamo spazio, segno
e sopra l’orizzonte fumo e vento.

*

Domanda

Nell’ora che il corpo sarà terra, la terra sabbia
e polvere la sabbia, nell’ora in cui
ogni cosa sarà polvere, perché temere?
Finiremo così, naturalmente,
come un fiore di campo,
come un fiore che dice:
“È già tempo di neve, amico mio,
e le stagioni prossime a finire.”

Siamo reti sospese
sull’abisso.




Fuad Rifka è nato nel 1930 in Siria, ma è emigrato in giovane età a Beirut, dove ha vissuto per tutta la vita, ivi morendo nel 2011.
Ha tradotto vari poeti tedeschi ed è stato professore emerito di filosofia alla Lebanese American University di Beirut.
Le sue raccolte poetiche sono state tradotte in diverse lingue.






Fotografia in copertina di Luca Pizzolitto

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