Da Jeannette L. Clariond, Nel sogno brucia la neve (Fili d’aquilone 2026, a cura di Alessio Brandolini)
Ho conosciuto il dolore: l’ho visto splendere in aspre maree.
Ho visto l’orizzonte violetto bagnarsi nella palude, vigilante
del cielo, residui di amore che mai hanno sfiorato la mia carne.
He conocido el dolor: lo he visto brillar en ásperas mareas.
He visto el horizonte violeta bañarse en el marjal, vigilante
del cielo, residuos de amor que jamás han rozado mi carne.
*
Anche se l’acqua fluiva dal pozzo, qualcosa restava della sete.
L’ombra inscritta nei vitigni risplendeva in ogni spina
come l’occhio della fonte che in rivoli trascina la sua passione.
Aunque el agua manase del pozo, algo persistía de la sed.
La sombra inscrita en las parras resplandecía en cada espina
como el ojo del manantial arrastrando su pasión en torrentes.
*
Davanti a muti specchi provammo a saperne di più sul dolore,
l’invisibile, l’esilio: tagli sottili che rivelano i segreti dell’ulivo,
pagine lacerate dalle dune di sabbia che un giorno splenderanno.
Con i volti rivolti al cielo, i pantaloni rimboccati,
contemplavamo i fulmini abbattersi sulle pozzanghere
e l’ingresso. Le lucertole diverrebbero viola al sorgere del sole.
Negli archi d’acqua ascoltavamo soffi di cielo. Quel giorno
dolcemente scuro ricordai, mi palpai il volto e ripresi a sognare.
La pioggia fu bufera sulla cicatrice, senza sciogliere l’inchiostro.
Ante callados espejos procurábamos saber más sobre el dolor,
lo oculto, el exilio: finos cortes reventando los secretos del olivo,
páginas arrancadas a los médanos que algún día resplandecerán.
Con los rostros elevados al cielo, los pantalones arremangados,
contemplábamos los relámpagos desplomarse sobre las charcas
y el zaguán. Lagartijas retoñarían cárdenas al apenas nacer el sol.
En los arcos del agua escuchábamos soplos de cielo. Aquel día
mansamente oscuro rememoré, palpé mi rostro y seguí soñando.
La lluvia llovió tormenta en mi cicatriz, sin poder desleír la tinta.
*
Si nasce su un lenzuolo e su un altro drappo si lascia il mondo.
Il mio corpo vuole restare fedele a quel suo primo aspetto.
Là, lontano, una brezza marina dove il giorno dura solo il fiore.
Contro l’acqua il vetro rompe gli strati di nebbia.
Radunati sul talamo, iniziammo la salita. Un’aria
pura sul tuo volto, un papavero sulla rena, soffia senza vedere.
Sobre un lienzo naces, sobre otro lienzo dejas el mundo.
Mi cuerpo quiere permanecer fiel a ese primer semblante.
Allá, lejos, una brisa de mar donde el día dura sólo la flor.
Contra el agua el cristal rompe los estrados de la bruma.
Congregados en el tálamo, iniciamos el ascenso. Un aire
puro en tu rostro, una amapola en la arena, sopla sin ver.
*
Non potei capire i limiti, la vena dei danni che pota germogli.
Ma questa notte d’astuzia fingerò bontà dinanzi a una finta cecità.
L’oca evapora la messe del lago, limoso fondo della mia bufera.
Ho vissuto scavando il vocabolo nascente, quel silenzio attaccato
alla mia lingua, sostanza pura mai abbellita. Ho remato fino al
fondo dell’insonnia e, nella penombra, ogni cosa volli prevedere.
No aprendí a leer el límite, la veta de daños que poda renuevos.
Mas esta noche de astucia fingiré bondad ante simulada ceguera.
El ánsar evapora la mies del lago, lamoso fondo de mi tempestad.
He vivido escarbando el vocablo naciente, ese silencio adherido
a mi lengua, sustancia pura nunca aderezada. He remado hasta el
fondo de mis insomnios y, en la penumbra, quise adivinarlo todo.
*
Ci sono parole il cui destino è quello di non essere mai dette.
Hay palabras cuyo sino es nunca ser pronunciadas.
*
La mia domanda si trova in uno spazio abbandonato.
Il suo peso non tollera la verità di una risposta.
La poesia fiuta nel banchetto della morte.
Il poeta scrive sull’orlo del precipizio.
Il dubbio attende sempre di sotto.
Le parole non si innalzano mai nello stesso istante.
Mi pregunta se encuentra en un espacio abandonado.
Su peso no tolera la verdad de una respuesta.
La poesía husmea en el festín de la muerte.
El poeta escribe al borde del precipicio.
La duda espera siempre abajo.
Los vocablos nunca ascienden a un mismo tiempo.
JEANNETTE L. CLARIOND (1949, Messico), laureata in filosofia e specializzata in letteratura spagnola e metodologia della scienza. Traduce dall’italiano e dall’inglese. Tra i suoi recenti libri di poesia: Ante un cuerpo desnudo (2019, Spagna – Premio Internacional de Poesía “San Juan de la Cruz”, pubblicato in Italia nel 2021 da Edizioni Fili d’Aquilone: Davanti a un corpo nudo); The Goddesses of Water: Las diosas del agua (2021); Cuerpo de mi sangre (2022, Premio Pilar Fernández Labrador); Las lágrimas de las cosas (2024, Premio Nacional de Poesía Enriqueta Ochoa). Numerosi i riconoscimenti e i premi letterari ricevuti, suoi libri sono stati tradotti e pubblicati all’estero. Tra gli autori da lei tradotti: Anne Carson, Alda Merini, Charles Wright, Primo Levi, Elizabeth Bishop.
Immagine in copertina di Nigel Hoare
