Com’è veloce la vita. Com’è rapida… Scivola via tra le dita e attraversa i giorni, mentre noi impariamo appena a camminarle accanto.
C’è una poesia segreta nel modo in cui il mattino si apre alla luce, nel respiro lento delle case ancora addormentate, nel profumo del caffè che sale come una promessa gentile. È una poesia che chiede attenzione e si lascia scoprire solo da chi rallenta il passo del cuore.
La vita è fatta di versi irregolari, di strofe spezzate, di rime imperfette, e proprio in questo è vera. Non segue una metrica precisa, ma conosce l’armonia profonda dello stare al mondo in modo precario, fra dettagli che sfuggono: una mano che ne cerca un’altra nel buio, una risata improvvisa che rompe la stanchezza, una lacrima che cade senza far rumore e lava l’anima. Vive nelle attese, nei ritorni, nelle sconfitte che fanno male ma insegnano a guardare avanti. Nel tempo che cambia i volti e non ne cancella l’essenza, nei ricordi che sanno di luce anche quando senti forte il morso della nostalgia.
E mentre tutto passa, mentre le stagioni si rincorrono e i giorni sembrano sempre uguali, la poesia della vita continua a scriversi dentro di noi. Fatta di fragilità e di forza, di cadute e di rinascite, di domande senza risposta e di certezze improvvise. È il filo sottile che unisce ciò che siamo stati a ciò che potremo diventare. Un canto sommesso che accompagna ogni trasformazione.
Vorrei che questa poesia non finisse mai. Vorrei restare sospeso nel suo flusso, abitare ogni istante come fosse unico, ascoltare la vita mentre si racconta, senza fretta. Perché con la sua velocità, con la sua labile bellezza, ci insegna che nulla è inutile se vissuto in pienezza e che ogni attimo racchiude un senso, anche quando sembra smarrirlo.
Così continuo a camminare, lasciandomi attraversare da questa dolce corrente, accettando il suo andare e il suo tornare, imparando a leggere i segni invisibili che lascia sul cuore. Un atto d’amore silenzioso, una fedeltà al presente, un sì sussurrato al tempo che passa e ci rende vivi.
Sì, vorrei davvero che questa poesia non finisse mai. Vorrei arrestarne il fluire, allungare i giorni in una serie infinita di respiri profondi, trattenere i volti amati nell’esatta luce in cui li ho conosciuti. Vorrei restare dentro l’incanto, credere che ogni cosa possa durare così com’è, senza incrinature, senza addii. Vorrei… ma lo so che la vita non concede soste, che la sua grazia è proprio nel suo scorrere, nel non permetterci di rimanere immutati. Ci costringe a lasciar andare, per insegnarci a guardare più a fondo nella complessa trama del reale.
E così accetto il limite come parte del canto. Accetto che ogni bellezza porti con sé una fine. Perché se tutto restasse, nulla brillerebbe davvero. E mentre la poesia scorre, mentre la vita mi attraversa senza chiedere permesso, imparo a dire grazie anche a ciò che svanisce, anche a ciò che cambia.
Si, vorrei che questa poesia non finisse mai. Ma so che è proprio la sua fine a renderla eterna dentro di me. E continuo…a viverla così: un verso alla volta, con dolcezza, con tremore, con fiducia: finché ci sarà respiro.
