Commento a margine (XIX): Elio Grasso

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Elio Grasso, Verifica del secolo (Campanotto, 2025)

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Troppo grande la vita

Troppo grande la vita
e immensa, e congiunta all’infinito
mare quando s’è fatto nido il giorno
nei giorni del nostro secolo.
Improbabile vittoria l’approdo
dov’è recinto l’errore,
ma gran riparo fra i monti
e le spiagge il ricordo
lontano dai flagelli.
La pazienza del tuo volto
(la bellezza vinta ritorna bellezza)
allontana chi ferisce.

La neve cade sull’oscura

La neve cade sull’oscura
e ritorna nelle folate
d’anime svanenti.
Rivolte al dominio
delle insegne, sperano perda
sostanza la scorza dei poteri.

Nel lampo notturno
c’è qualcosa che di giorno
non esiste, è il senso
del muoversi di sorpresa –
corpi restano, non obbediscono
al fosco d’occidente.



Tornare alla storia e vedersi

Tornare alla storia e vedersi
uguali nel solco del tempo
stropicciato dalla furia.
La bufera del ’40 fermava
i treni e le gambe dei combattenti
nel mirino dei carnefici.
Tornare perché, entrando nuovi
maligni, non muti l’amore
di questo nostro vegliare i vivi.

Voler tornare è vita

Voler tornare è vita
prima del tramonto,
senti cose che crollano
e fatiche sabbiose di anni
meteorologici, lungofiumi
affollati di tremiti e bufera,
arrampicate ardenti
d’insolite stagioni.
Sai dire cose del ritorno
alla storia sbrogliata
in intenti e atti barbari,
oppure mi riporti nel rifugio
rivolendo le case del ‘900.

Lo spazio è il tempo

Lo spazio è il tempo,
e il tempo siamo noi –
non serve blandire,
il vetro non c’è mai stato
per chi dimenticava
ma sempre vivo di trasparenza
ha messo entrambi nella poesia
liberando il campo
ben prima che le terre finissero
dentro una cornice.
La scena era decisa per sempre,
Silvia nel volo degli anni
la successione dei libri
non ha remora, s’entra nella casa
snodando il pensiero, lo scrivere,
insomma la verità.



Lo spazio è il tempo, / e il tempo siamo noi, due soli versi, sostanziali, aprono al visivo incontro con una profondità poetica indagata nella fenditura di una silenziosità estesa alla riflessione interna a un presente che scortica i fianchi del tempo, questo nostro tempo, che tutto preda, mistificante e ingordo, ma che riparo trova nella verità ribadita quale principio etico ed estetico dell’amore, principio di autenticità assoluta nell’assoluto della Storia rivelata in termini di un pensiero che ci prosegue agenti di un sensibile e intenso colloquio tra l’umanità e lo scorso di un secolo curvato indietro per tenere a memoria il profilo morale quale tramite di un colloquio tra quel che resta della solidarietà civile e questo nostro vegliare i vivi sopra le integre macerie di un occidente al tramonto. Con trasparenza di visione, Elio Grasso, ci trascina dentro a un vortice verbale che commuove l’intento, sul piano storico e letterario, di un lampo notturno consapevole della ferita incisa sui monti e nelle case di una Genova che alza lo sguardo laddove la bellezza vinta ritorna bellezza affinché continui il vento a rimuovere i confini per chiamarsi a un resistente refolo che dall’ombra sleghi il sonno delle ciglia voltate tra i capelli di una donna, la sola scena da sempre impressa nel volo degli anni, unica euritmia che avanza al centro della stanza schiusa sul lungofiume di una esistenza custodita in un fremito d’accenti inclinati sulla sponda dell’acqua per non perdersi, senza remora custodirsi in una ripulita aria di cielo.

Elio Grasso è nato a Genova, dove vive. Tra i suoi libri di poesia: Teoria del volo (Campanotto 1981), Avvicinamenti (Ripostes 1983), Il naturale senso delle cose (Premio internazionale E. Montale, Vanni Scheiwiller “All’insegna del pesce d’oro” 1989), L’alleanza della neve (Laghi di Plitvice 1996), La soglia a te nota (Book Editore 1997), L’acqua del tempo (Caramanica 2001), Tre capitoli di fedeltà (Campanotto 2004), E giorno si ostina (Puntoacapo 2012), Varco di respiro (Campanotto 2014), Lo sperpero degli astri (Macabor 2018), Novecento ai confini (Campanotto 2021), L’angelo delle distanze (nuova edizione, Puntoacapo 2021), A placarsi occorrono anni (con Marco Ferri, Cervo Volante 2021), Orienti (Puntoacapo 2022), Orienti I, II, III (Puntoacapo 2024). Nel 2015 il romanzo Il cibo dei venti (Effigie). Traduzioni: E. Carnevali, Ai poeti e altre poesie (Via del vento 2012), T.S. Eliot, Four Quartets (Raffaelli 2017), W. Shakespeare, 60 Sonetti (in preparazione). Scritti sulla poesia: Anni di poesia. Recensioni e interventi 1985-2019 (Puntoacapo 2020). Per molti anni ha lavorato nelle redazioni delle riviste “Anterem”, “Tracce”, “Steve”, “Arca”, “Capoverso”, attualmente è redattore di “Pulp Magazine” e collaboratore di Puntoacapo Editrice.


Fotografia in copertina di Manuela Dimartino