A tu per tu (X): Antonella Sica

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Qual è il seme da cui è germinata la tua poesia?

Ho esplorato con passione e dedizione diverse forme d’arte. Guardando la mia vita a ritroso, la creatività è sempre stata la mia ancora di salvezza. Ho iniziato con il teatro, sono passata al cinema, che è poi diventato il mio lavoro, e dodici anni fa ho cominciato a dedicarmi alla poesia. 

La mia voce poetica è nata in una crepa ed è germogliata nel momento in cui ho capito quanto la poesia fosse un mezzo straordinario per guardare dentro l’abisso. Fino a quel momento avevo usato le immagini per esprimermi, ma a un certo punto ho avvertito che non bastavano, che non erano più sufficienti per dare voce a ciò che vedevo.

Così ho iniziato a scrivere. Per la verità, non pensavo di comporre poesie; per me erano solo “osservazioni casuali”. Annotavo ciò che vedevo e che mi restava dentro, come una spina che mi tormentava finché non riuscivo a estrarla, traducendola in parole.

Da sempre sono una lettrice appassionata, anche di poesia. Per rispetto ai tanti autori che ho letto non osavo definire “poesia” ciò che scrivevo. Scrivevo senza aspettative, per necessità, ma è proprio così che ho scoperto che attraverso le parole potevo, se non comprendere, almeno illuminare l’abisso.

La mia è una poesia del corpo, saldamente ancorata allo sguardo. All’inizio scrivevo quando qualcosa mi colpiva; in quel periodo ero così “spellata” che ad ogni angolo qualcosa entrava nei miei occhi e lavorava in silenzio. Fino a quando non scrivevo.
Attraverso la scrittura la ferita si è cauterizzata; è diventata altro. La scrittura poetica è uno strumento straordinario, capace di creare nuovi ‘oggetti’ mentali che si collocano in un punto di contatto unico tra la realtà e l’inconscio, tra ciò che è esterno a noi e ciò che è profondamente intimo e soggettivo. Oggi scrivo con maggiore consapevolezza: lo studio e la ricerca hanno trasformato il mio approccio, rendendolo più strutturato e riflessivo.

Quale la sua genesi nel tempo?

La mia relazione con la poesia si è trasformata profondamente nel tempo, evolvendo in parallelo con la mia consapevolezza del suo linguaggio e delle sue possibilità espressive. Se inizialmente scrivere era un impulso istintivo, oggi è diventato un processo più consapevole. Ho dedicato tempo allo studio della metrica e all’analisi dei testi poetici, immergendomi nella poesia contemporanea per ampliare i confini della mia conoscenza, andando oltre i limiti dell’approccio accademico ereditato dai miei studi universitari in lettere.

Ogni raccolta che ho pubblicato (Fragile al mondo, Prospero Editore, 2015; La memoria nel corpo Rayuela, 2019; L’ira notturna di Penelope, Prospero Editore, 2022) rappresenta una tappa di questo percorso. Con il tempo, ho imparato a riconoscere la mia voce e a confrontarmi con i diversi registri del linguaggio poetico. Le mie raccolte segnano le tappe di questa evoluzione, fino all’ultima, Corpi estranei (Arcipelago Itaca, 2025, prefazione di Camilla Ziglia), vincitrice del Premio InediTo – Colline di Torino, che raccoglie testi premiati in concorsi come Bologna in Lettere, il Premio Gozzano, il Lucini e il Premio Lorenzo Montano, che mi hanno dato già molte soddisfazioni.

Oggi mi trovo in un momento di svolta. Vorrei portare la mia poesia oltre la dimensione soggettiva; sto leggendo poesia di ricerca, sperimentando – in un laboratorio permanente con due amici poeti – altre forme di scrittura poetica come il googlism, il cut up, la rigrafia, stabilendo nuove relazioni con le parole. La relazione tra me e la poesia è in continua trasformazione, come qualsiasi cosa.

Quali i poeti che negli anni hai sentito più affini alla tua sensibilità?

Sono onnivora nelle letture poetiche, attratta da voci anche molto diverse tra loro. Tuttavia, negli anni ho scoperto una particolare affinità con poeti che definirei “ruvidi”, quelli che non edulcorano la realtà, che scavano nelle zone d’ombra dell’esistenza. Anne Sexton e Ivano Ferrari sono due autori che rientrano in questa categoria e che, per motivi diversi, sono stati letture importanti. Sexton e Ferrari condividono una forza particolare nell’esprimersi, una schiettezza nell’affrontare il vero e una capacità di confrontarsi con ciò che è complesso o scomodo, rendendo la loro poesia profondamente incisiva.
A queste due voci aggiungerei quella di Raymond Carver che racconta un quotidiano apparentemente semplice, ma che porta con sé una carica di inquietudine, malinconia e umanità. La sua è una poesia del “non detto”, del vuoto che circonda le parole.

Ti ritrovi nella riflessione, trascritta di seguito, di Giacomo Leopardi?

“Felicità da me provata nel tempo del comporre, il miglior tempo ch’io abbia passato in mia vita, e nel quale mi contenterei di durare finch’io vivo. Passar le giornate senza accorgermene, parermi le ore cortissime, e maravigliarmi sovente io medesimo di tanta facilità di passarle. (Giacomo Leopardi, Zibaldone4417-1830 novembre 1828)

Assolutamente sì, mi ritrovo profondamente in questa riflessione di Leopardi. Quando scrivo, entro in uno stato che mi fa perdere la cognizione del tempo. Una immersione totale. Tutto il resto scompare e rimangono solo le parole, il loro scontrarsi e incontrarsi. Una volta mi è persino capitato di perdere il treno perché ero così concentrata sulla scrittura da non accorgermi del tempo che passava! Ho alzato gli occhi giusto in tempo per vedere il treno che mi stava lasciando sulla panchina della stazione…









Antonella Sica, genovese, è laureata in Lettere Moderne. Regista e manager culturale in ambito audiovisivo e cinematografico, ha fondato e co-diretto il Genova Film Festival dal 1998 al 2015. Ha diretto e realizzato cortometraggi di fiction e documentari selezionati e premiati in numerosi festival.

Ha pubblicato tre raccolte di poesia: Fragile al mondo (Prospero Editore, 2015), La memoria nel corpo (Rayuela Edizioni, 2019) e L’ira notturna di Penelope (Prospero Editore, 2022). Suoi testi poetici sono stati selezionati e premiati in vari concorsi, tra cui Bologna in Lettere, il Concorso Letterario Guido Gozzano, il Premio Lorenzo Montano e il Premio Arcipelago Itaca. Le sue poesie sono apparse su blog e riviste online come Inverso – giornale di poesia, Poesia del nostro tempo, Larosainpiù, Ex-Libris, Cartesensibili, Metaphorica, Menabò e Versante Ripido, dove cura la rubrica di videopoesia Lanterna magica.