Poesie tratte da Appunti Eoliani (FaraEditore, 2024)di Guglielmo Aprile https://www.amazon.it/Appunti-eoliani-Guglielmo-Aprile/dp/8892931024
PIETRE VIVENTI
Sono vive le rocce, e a volte sembra
che sappiano chi sono e che mi parlino;
vedo in ognuna, come in uno specchio,
apparire dei volti, a poco a poco,
che riconosco, dall’aspetto in parte
familiare, anche se mai visti prima;
i massi per un sortilegio si animano:
presenze, dalla loro pelle, affiorano,
dalle sembianze vagamente umane,
figure che ricordano persone
sotto i miei occhi, a un tratto, si delineano
e mi vengono incontro, in processione,
mi inviano cenni il cui senso mi sfugge –
mostri ma innocui, strane statue estratte
dal fuoco e appena sbozzate dal tocco
rude e insieme sapiente di un demiurgo
che le sue mani affonda nel crogiolo
delle raffiche e delle mareggiate,
che alita nel mantice inesausto
degli elementi, ad effigiare forme
sempre nuove, di promontori e di isole
e di galassie, e che sotto i vulcani
occulta le sue fucine abissali
dove, con il corallo e con la lava,
plasma la rosa di tutte le albe
e forgia il sangue di uomini e Dei.
*
VISIONE DI STROMBOLI ALL’ALBA
Sembra averla plasmata in questo istante
con le sue mani l’alba: ed essa emerge
a poco a poco dal mare, e si staglia
nell’aria ancora diafana e già torrida
delle sei di un mattino a metà luglio;
e accovacciata tra i riflessi mobili
della luce sopra le schiume, siede
su talloni di massi che rovinano
in orde fino a riva, come a seguito
di qualche sisma o di una mareggiata
troppo violenta – è un cono rovesciato
che ricorda la cupola di un tumulo
in cui le spoglie sono custodite
di un gigante sepolto o forse solo
addormentato; o è il suo scudo ovale
galleggiante, o una spalla che gli affiora
mentre il resto del corpo è andato a fondo;
è una piramide di rocce e d’onde,
sospesa tra le nuvole e l’abisso,
innalzata in un’altra era, da uomini
di un’altra specie, da immani fratelli
concepita, ad immagine di nulla
che esista a questo mondo, ma di un simbolo
o di un idolo che essi veneravano
atterriti, di un visionario archetipo
dimenticato, di maestà e di orrore,
che era reale solo nelle grotte
dei loro incubi, e che tormentò
le loro menti, con la sua ossessione,
finché essi impazzirono e si estinsero.
*
SEPOLCRO DI ROCCE
Ondulazioni e dune parallele
sui fianchi del vulcano si succedono,
solchi scavati dal dilavamento,
calanchi che una mano sotto il velo
della roccia affondando le falangi
dalla sommità fino al mare traccia;
e sotto lenzuola di lava un essere
più antico, più imponente, forse un dio,
sembra che dorma, nella sua inaccessa
reggia ipogea: immemore, le onde
con il loro incantesimo ne vigilano
l’esausta mole, e quest’isola fa
da millenario tumulo al suo corpo.
*
FRATELLANZA CON IL COSMO
Hanno, al pari degli uomini, pensieri
anche la pietra e il vento, anche l’olivo
e la ginestra, ha ogni cosa un’anima
e la esprime in un codice segreto;
e se cammino su una spiaggia vuota
e se per ore me ne sto da solo
davanti al mare o dentro una pineta,
è perché voglio imparare a tradurre
la lingua in cui i miei fratelli mi parlano
e farne dono a chi in ciò non ha fede.
*
FIGLI DEL FUOCO
Fu Gaia, madre di vulcani e fulmini,
che a l proprio ampio ventre tempestoso
ognuno di questi scogli svezzò,
nutrendoli con il latte che sgorga
dalle caldere, dai picchi fumanti
erti sull’acqua, simili a capezzoli;
e ancora ha i fianchi turgidi quest’isola
come se fosse incinta di una razza
di tuoni, di una discendenza barbara
che il padre di ogni fuoco fecondò
quando si unì, alle origini, alle acque
in un tremendo coito – e il mondo nacque.
Prole di tufo, embrioni di arcipelaghi,
unico è il seme che ingravida i mari
e concepisce tanto i ciuff i d’erba
sopra le tempie scabre dei dirupi
quanto le larve delle stelle nuove
che delle stelle estinte si alimentano:
linfa dei mondi, ruota che diffonde
ad ogni giro i pollini e le piogge.
Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Vive ad Ischia. Ha pubblicato alcune raccolte di poesia, tra le quali: Il dio che vaga col vento (Puntoacapo Editrice 2008), Nessun mattino sarà mai l’ultimo (Zone 2008), L’assedio di Famagosta (Lietocolle 2015), Il talento dell’equilibrista (Ladolfi 2018), Il giardiniere cieco (Transeuropa 2019), Falò di carnevale (Fara, I classificata al concorso Narrapoetando 2021), Il sentiero del polline (Kanaga, I classificata al premio Arcore 2021), Thanatophobia (Progetto Cultura, I classificata al premio Mangiaparole 2021), Appunti eoliani (Fara 2024, opera poetica vincitrice al Faraexcelsior). Ha collaborato con alcune riviste con studi su D’Annunzio, Luzi, Boccaccio e Marino, oltre che sulla poesia del Novecento.
