Commento a margine (XIII): Mirella Crapanzano

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Mirella Crapanzano, Nel silenzio perfetto (Macabor, 2024, prefazione di Claudia Manuela Turco)


al mattino
rientrare nel corpo disatteso
può essere doloroso
mi faccio piccola più che posso
per farmi spazio tra le costole
altre vado dove s’arrampica l’edera

*

l’ombra del cielo ha il profilo
tondo di una nuvola
riempie la tua assenza
la neve a fiocchi
le orme minime sul davanzale
la candela che si spegne
ecco qualcosa d’inaspettato
mi riporta a te

*

rimane il mistero
oltre la curva della sera
si può cadere all’improvviso
inaspettatamente nell’infinito

*

quando finisco di riscuotere
la nostalgia ai laghi argentati
del tempo è ora di mietere
e non importa se il campo
ha poche spighe perché svettano
altissime a toccare il cielo

*

ristabilisco un senso
alla sedia vuota
alla ruggine muta sull’inferriata
alla foschia nella brughiera
dove non c’è che la malinconia
ciò che rimane sai
è il nostro modo di stringere
la vita ovunque sia





L’eleganza del silenzio è silenzio che sfiora il bianco sguardo di un abbraccio che tutto avvolge di delicatezza e incanto. Ed è forse così, nel tenue dondolio di un filo d’aria, che si fa ritorno nel grembo del creato, con quella morbidezza che sanno le parole quando accarezzano il viso nel chiarore di una visione, essenza di luce nella compiuta vocazione del mattino, primo infinito tempo nel sensibile di un ascolto: grazia del suono custode del cielo. Suono quasi di leggera pioggia lentamente scesa sulla fragile inclinazione di una assenza avvenuta oltre la curva della sera, oltre il fondo del pozzo caduto nel bosco ma che del bosco ci rende la meraviglia di un linguaggio che canta il mondo in un fiocco di neve, nello scorrere argento dell’acqua, nel verbo di una perdita che Mirella Crapanzano declina dentro a una perfetta simmetria d’amore che il passo dei giorni cede a una foglia d’edera che consola.







Mirella Crapanzano (Agrigento 1959) ha pubblicato la raccolta Le stanze del fiore nero, LietoColle 2014, la silloge Terracqua, Terra d’ulivi 2016 con la quale ha vinto il primo premio Castello di Prata Sunnita, L’Iguana 2017, dedicato a Anna Maria Ortese, per la poesia edita e il poemetto Il Labirinto, Il Convivio 2018, per essersi classificata seconda al Premio, per sillogi inedite, Pietro Carrera, La fragilità del bruco, Macabor 2020. È presente, tra i poeti insulari, in Secolo donna 2021, Almanacco di poesia italiana, Macabor 2021. Sue poesie sono presenti, inoltre, in diverse antologie, alcune edite da LietoColle, Fara editore e Terra d’ulivi, sul bimestrale di poesia “Il sarto di Ulm”, rivista edita da Macabor, nelle antologie Bellezza senza vanità, Macabor 2021 e Nata libera, Macabor 2024, entrambe curate da Claudia Manuela Turco.








In copertina: atmosfera celeste– cm50/cm70.inchiostri su carta @Manuela Dimartino