Portosepolto #21: Pietro Russo, Tutte le ossa cantano la canzone d’amore (peQuod, 2024)
Tutte le ossa cantano la canzone d’amore è mantra che si accorge del bene, conquista faticosa di un punto dove il mondo ascolta ed è ascoltato. Potrebbe anche essere, forse, testimonianza di un cadere e del palmo di mano che arresta la caduta. Porsi di fronte alla sapienza minerale delle ossa vuol dire riconoscersi e riconoscere la specie a cui si appartiene assieme a tutto il creato. Le nostre ossa cantano da prima e canteranno dopo, la parola è re-incarnazione, ancora una volta, di nuovo, sempre. E il nostro accordo con il mondo (non di rado stonato) è il rito di chi si attacca alla terra nella parabola tra semenza e cenere. Le ossa cantano e in questa canzone non ci sono né vivi né morti, solo il Vivente, che è canto e vento che lo trasporta.
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siamo qui
e un giorno canteremo al nulla
cosa ne sarà della meccanica
e prima ancora della materia
che apre gli occhi grida
Noi
per dire io e te voce
del verbo amare
sotto il sigillo del sole
per quello avremo vissuto
per un ti amo in faccia al buio più feroce
il sorriso chiaro, largo della nostra voce.

Pietro Russo vive a Catania. Insegna Lingua italiana agli stranieri. Il suo primo libro di poesie, A questa vertigine (2016), ha vinto il premio Violani Landi per l’opera prima. Ha pubblicato una plaquette in lingua siciliana, Eppuru i stiddi fanu scrusciu (2022), e ha co-curato Contemporary Sicilian Poetry. A multilingual Anthology (New York & Bristol, 2023). Organizza ed è direttore artistico di alcuni incontri di poesia in Sicilia. Alcuni suoi testi sono stati tradotti in Canada, negli Usa, in Austria.
