“Dimenticami dopodomani” di Andrea Di Consoli

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Un viaggio intimo e affilato, una ricerca di identità e appartenenza nelle crepe della ragione e dei sentimenti.

“In una sera ferita come questa,/ penso che la poesia nessuno può togliermela./ Stasera so a cosa serve la poesia. /A difendermi, a darmi dignità./ In certi momenti non ho altro” (Di Consoli)

Ho letto tutti i libri di Andrea Di Consoli e fin dalla raccolta poetica d’esordio la sua scrittura l’ho sentita attraversarmi con un senso di commozione viscerale e di appartenenza. “Dimenticami dopodomani” (Rubettino 2024), raccoglie molte riflessioni che avevo già letto e apprezzato in questi ultimi due anni sulla sua pagina social. Leggerli insieme su carta e poterli rileggere, è di sicuro un’esperienza emozionale unica, che avvolge e coinvolge titalmente. Si tratta di un’opera potente e intensa, un viaggio intimo e affilato nelle crepe della ragione e dei sentimenti, in cui l’autore con un linguaggio incisivo e intenso, altamente lirico e poetico ci svela paure, debolezze, cambiamenti, speranze, sogni, che l’hanno portato ad essere ciò che è. Di Consoli non esita a condividere le sue esperienze umane, facendo emergere la sua storia personale e familiare, i suoi ricordi, le sue idee, la sua emozionalità. Ciò fa di questo libro non solo una testimonianza letteraria, ma anche un’autobiografia emotiva e poetica fortemente genuina e autentica per la capacità di fondere introspezione personale e al tempo stesso analisi storico-sociale del nostro tempo. Il filo conduttore del libro è il legame complesso e profondo dell’autore con il sud. Questo sentimento si manifesta attraverso una narrazione che esplora le radici, le tradizioni, le contraddizioni e le problematiche della sua regione di appartenenza, la Lucania. Nel libro, il sud non è semplicemente uno sfondo geografico, ma un vero e proprio ‘protagonista’ e assume connotazioni vivide e realistiche. Le descrizioni paesaggistiche, i dettagli della vita quotidiana e le dinamiche sociali, emergono con forza e vigore “Milioni di meridionali lo hanno sognato per tutta la vita. Di tornare in paese da vecchi. E lo hanno sognato nelle cucine della Germania, nei cantieri della Svizzera, nelle fabbriche di Torino – sotto la pioggia, nella neve, nelle notti afose.” (p.69). Il libro riflette la complessità e l’ambivalenza dei sentimenti dell’autore: da un lato, un amore viscerale e nostalgico, dall’altro, una critica acuta delle sue difficoltà sociali ed economiche. Questo dualismo emotivo permea ogni pagina, rendendo l’opera non solo un tributo alla terra, ma anche un’analisi profonda delle sfide che essa affronta. Oltre al legame con la terra natia, l’autore esplora le dinamiche familiari, la memoria storica, la bellezza dei luoghi e del paesaggio, i rapporti interpersonali “La Bellezza mi ha contagiato e i colpevoli sono tutti morti. Le sere d’inverno sono così belle nel trambusto della Pignasecca. Forse è solo il posto più bello del mondo, e a questo punto non c’è altro da aggiungere” (p.153). Nello specifico, Di Consoli, mette in risalto come le relazioni umane, il senso di comunità e la solidarietà possano offrire conforto e sostegno, diventando oggi un antidoto alla solitudine e alla disperazione. Ogni personaggio, che sia amico, familiare o solo conoscente e che entra nel tessuto narrativo è delineato con una tenerezza e un devozione tale, da renderlo indimenticabile e unico. Interessante è notare, inoltre, come le singole storie personali si intrecciano con la storia collettiva del sud, creando una narrazione corale che esprime il dolore, la speranza, la resistenza e la resilienza di un’intera comunità “Ci ritroviamo smarriti e scoperti in un silenzio impudico. Sembra un momento triste, e invece siamo felici, perché nonostante tutto lo sappiamo ancora, a cosa apparteniamo” (p.116). Sono pagine che non si dimenticano quelle di Andrea di Consoli. Pagine di un libro intriso di amore, di fragilità, di tenerezza, di forza interiore, che invitano a una pausa e a una riflessione profonda sull’identità e l’appartenenza, sulla speranza. Restano, continuando a risuonarci dentro, anche dopo aver terminato l’ultima pagina, come sa fare tutto ciò che è autentico e vero. Tutto ciò che è fraterno, ci appartiene e “non si dimentica”.

(nell’immagine Andrea Di Consoli, Frascati 2022 – foto di Maria Pina Ciancio)

Maria Pina Ciancio

(Un estratto introduttivo, p. 17, 18)

Una delle tante cose che non sono riuscito a esprimere è
la mia felicità.
Spesso mi dicono che sono uno scrittore pessimista, triste,
disperato.
Poi succede qualcosa, soprattutto con le persone che mi
conoscono per la prima volta.
Succede che mi dicano: «Di persona sei diverso. Sei vivo,
vitale, forte. Dai calore. Perché non sei così anche nei tuoi
libri?».
Io sorrido, e dico sempre la stessa cosa: «Avete letto male».
Ieri ero a pranzo con Flaminia, e quasi si vergognava di
dirmi che aveva dei tormenti, delle angosce profonde.
Perché viviamo in un tempo in cui il concetto di felicità
è semplicemente ottuso.
Aveva una grande forza, il suo dolore.
Il suo sguardo era potente.
Stava nel vertice delle cose, mentre mangiavamo in via
Teulada – in un’aria di primavera.
La gente disperata è disperata perché ama la vita, e vor-
rebbe che non finisse mai.
Che cos’è l’erotismo, se non questa disperazione?
Eppure, ogni volta, devo sentirmi dire che sono uno scrit-
tore triste.
Non sono mai riuscito a dire fino in fondo che quando
piango, quando perdo, quando mi manca qualcosa, quan-
do sto per cadere, quando provo dolore, io sono felice.
Perché sento emozioni feroci che rendono la mia vita un
corpo vivo pieno di sangue caldo.
Pure di morire sono felice, anche se tremo di
paura.
Non sono mai riuscito a dirlo bene, purtroppo.
Gli scrittori hanno molti limiti.
Spesso muoiono senza essere riusciti a dire le cose più
importanti che avevano in gola.
A un certo punto Flaminia ha riso – un riso scomposto,
liberatorio, un po’ incongruo, per lei così composta.
Che affidabilità ha, chi non conosce il dolore?
Che godimento dà, chi non è disperato per questa vita
che deve finire?
Che senso ha entrare in un corpo che non conosce la pau-
ra, e che non ti abbraccia ancora più forte per il nulla che
ci attende?
Sono stato un uomo felice, questa è la verità.
Ho goduto della primavera, di un bacio, di un tram, di un
libro, di una confessione, di un bicchiere di vino bevuto
in un momento di abbandono.
Anche quando mi sono spezzato, ero felice.
Anche quando ho implorato.
Anche quando ho fatto la conta delle cose perdute.
Eppure la gente va a nascondersi, quando è disperata.
E invece è in quella disperazione, la vera felicità.
E come sono belle le persone quando vogliono mordere,
piangere, graffiarti, gridarti un furore cieco pieno di san-
gue, come un’emottisi dell’anima.
O quando ti dicono: «Sto morendo, voglio morire>>.
Perché è proprio in quel momento che ti stanno dicendo:
<Amami, uccidimi, vienimi dentro, squartami, portami con te, portami via, la vita è semplicemente meravigliosa, anche se piango, e inceve rido>.
Non sono mai riuscito a dirla, questa cosa.
Molti scrittori, purtroppo, sbagliano il calcio di rigore più
importante della loro vita.

(Andrea Di Consoli, Dimenticami Dopodomani, Prefazione di Mario Desiati, Rubettino 2024)

Copertina del libro

Andrea Di Consoli (Uster, 1976) è uno scrittore, giornalista e critico letterario. Dal 1987 al 1996 ha vissuto in Lucania, sua terra d’origine. Dal 1996 vive a Roma. Tra i suoi libri: Discoteca (2003), Lago negro (2005), Il padre degli animali (2007), La navigazione del Po (2007), La curva della notte (2008), Quaderno di legno (2009), La commorienza. La misteriosa morte dei fidanzatini di Policoro (2010), La collera (2012), Il miracolo mancato (2016), Diario dello smarrimento (2019) e Tutte queste voci che mi premono dentro (2021). È autore di svariati documentari, tra cui Mater Matera (2015), e ha scritto il soggetto e la sceneggiatura del film La notte più lunga dell’anno (2021), diretto dal regista Simone Aleandri. Da dicembre del 2023 è capoautore del programma La Biblioteca dei Sentimenti condotto da Greta Mauro e Maurizio de Giovanni, in onda su Rai3.

Una biobibliografia approfondita dell’autore su wikipedia.