Immagine: Paxton Maroney
SILLABARI
Rubrica a cura di Silvia Rosa
TERRESTRITÀ | LINA SALVI
La parola prescelta, terrestrità, che solo in apparenza sembra esulare dal titolo della raccolta Nella lingua del fuoco, rappresenta per larga parte lo slancio emotivo e la tensione della silloge. La natura, da sempre per me luogo privilegiato di osservazione, di confronto del reale, del suo mutare, ha assunto in queste poesie una volontà più incisiva, uno spazio più rigoroso; è stato un luogo di pellegrinaggio e preghiera laica, ma anche di invocazione e domande sul destino dell’uomo, analizzando man mano i reperti per mettere in luce la fragilità della nostra condizione umana. La natura, ma direi più specificatamente la Terra, avvertita in tutta il suo mistero, la sua vastità e il suo immutato ordine, è uno specchio del reale in cui si resta avvinti dalla perenne lotta tra il bene e il male, ed è in questo interstizio che ho amato indagare i sentimenti umani. A partire da un giardino, mio luogo segreto, ma reale, non come locus amoenus, ma profondo spazio di pensiero, di rivelazione, dove si può essere testimoni della potenza ancestrale della Terra, sovente in contrasto con la tracotanza umana. La terrestrità è anche una forza incandescente, magmatica di lapilli e cenere che diventa ritmo frenetico da trasmettere in parole.
Da Nella lingua del fuoco (Il Leggio Libreria Editrice, 2024)
Il sole tramonta dietro la montagna,
le sue pareti diventeranno rosa
alle otto di sera, alcuni giovani
berranno una Weiss al bar.
Intorno tutto è calmo, fiorito
in lontananza si potrà sentire un rumore,
che è silenzio infinito,
precipizio dello sguardo, suo sonno.
La grande Dea avrà pareti rocciose,
in un tempo di pace, di attesa.
*
Non potrei rifarlo
riesco appena a guardarlo,
nel giardino il ciliegio è stato piantato
un giovane esemplare nel solco del fango,
non darà frutti nel primo anno
sarà una pianta, – quasi ornamentale.
come se nessuno l’avesse mai guardata
che sul nascere
ferma sarà dunque, in una zolla arida,
del tutto – impalata, sorella sua di vita.
*
Nel silenzio, nel notturno, non so cosa fare,
costruisco muri nel giardino:
uno alto uno basso finché la terra
non li sovrasti, con il suo centimetro di malta,
un salmo nella conca del Santo, quasi
un’infantile preghiera.
*
Lina Salvi (Torre Annunziata 1960) vive in provincia di Lecco. In poesia ha pubblicato, oltre che su varie riviste letterarie (“La Clessidra”, “Atelier”, “Il Segnale”, “Gradiva”, “La Mosca di Milano”), rassegne antologiche e siti web, le seguenti raccolte: Negarsi una stella (Dialogo libri, 2003), con prefazione di Giampiero Neri; Abitare l’imperfetto (La Vita Felice, 2007); Socialità (pubblicazione premio- Edizioni d’if, 2007); Dialogando con C.S. (pubblicazione Premio Sandro Penna – Edizioni della Meridiana, 2011), con prefazione di Elio Pecora; la plaquette Lettere Dal deserto, con un’incisione di F. Giudici (Fiori di Torchio, 2014); Wadi Rum (pubblicazione premio Ibiskos Ulivieri, 2017); Del Deserto (Puntoacapo Editrice, 2017) con prefazione di Elio Grasso; Nella Lingua del fuoco (Il Leggio LibreriaEditrice 2024). Suoi testi tradotti in lingua rumena sono stati pubblicati sulla rivista Poezia di Bucarest. Organizza e cura la rassegna di Poesia contemporanea Orto in Poesia.
