Immagine: Eva Chupikova
SILLABARI
Rubrica a cura di Silvia Rosa
LONTANANZA | ALESSANDRO QUATTRONE
Nel 2013 ho pubblicato una raccolta di poesie dal titolo Prove di lontananza. Si tratta di esplorazioni del concetto di lontananza, che a volte conducono alla scoperta di tesori nascosti, cioè di risorse ignote, e altre a scontrarsi con barriere insuperabili. Ho sempre amato le parole polisemiche, nel linguaggio poetico, per la loro capacità di dire più cose in una volta. Ma mi attraggono anche le parole che rimandano ad altre parole, o che hanno significati che ne implicano altri. La parola “lontananza” si collega a concetti che, in fin dei conti, possono alludere alla materia di cui è fatta la vita in generale: distanza, certo, ma anche avvicinamento, raggiungimento, contatto, e infine inaccessibilità. La distanza ci invita a metterci in movimento, a trovare energie e impiegarle. Se non ci fossero distanze da colmare, la nostra vita rimarrebbe inerte. L’avvicinamento è fervido e timoroso, pieno di aspettative ma tremante al pensiero che il cammino si possa interrompere in prossimità della meta. Il raggiungimento è una festa che commuove. Prelude al contatto, quando si sconfina felicemente in un’altra persona o in un’altra cosa. L’inaccessibilità, reale o apparente, di qualcosa ci può frustrare o deludere, ma d’altra parte alimenta l’immaginazione e la creatività.
Da Prove di lontananza (Book Editore 2013)
Doverti cercare e sapere
che pure se vicina
attendi solo di essere scoperta
come l’isola segreta nell’oceano
che si attraversa ignari
di terre e meraviglie.
*
Il crepuscolo era fra le tue dita
e non avesti il coraggio
di lasciarlo scivolare sul mio volto
in forma di carezza o di sussurro.
Era roseo il crepuscolo
e le mie dita strinsero la fine
come si può stringere un colore.
*
Tu abiti altri inverni,
abbandoni il tuo sguardo lentissimo
in altre stanze, in altre oscurità,
se socchiudi le labbra è per credere
al dominio dell’attimo,
fingi di ignorare il mio richiamo
e chissà con quale calma
disperdi l’assedio degli spettri
che t’invio da questa mia distanza:
o forse sono solo tormentate
memorie vaganti sulla terra,
senza un inferno dove riposare.
*
Alessandro Quattrone (1958) vive a Como. Ha esordito nel campo letterario nel 1984, pubblicando la raccolta di poesie Interrogare la pioggia (ed. Lacaita, finalista al Premio Viareggio sez. opera prima). Da allora ha pubblicato altre sei raccolte: Passeggiate e inseguimenti (Book, 1993), Rifugi provvisori (Book, 1996), Prove di lontananza (Book, 2013), L’ombra di chi passa (Puntoacapo, 2015), La gentilezza dell’acero (Passigli, 2018), La rondine presente (Passigli, 2020). Per la sua attività poetica ha ottenuto diversi riconoscimenti, tra cui il Premio Internazionale Eugenio Montale nel 1994. Nel 2002 è uscito il romanzo Ai bordi del diluvio (Moretti e Vitali editori). Per il teatro ha pubblicato A me non sembra di dover morire e altri dialoghi teatrali (Puntoacapo editrice, 2018) e E quindi ci vediamo a un’ora qualunque (Puntoacapo editrice, 2022). Ha tradotto diverse opere di autori classici (tra cui ricordiamo E. Dickinson, P. Verlaine, A. Rimbaud, E.L. Masters, E. A. Poe, S.T. Coleridge e Ovidio), pubblicate dalle edizioni Demetra. Ha scritto inoltre articoli letterari e recensioni per riviste culturali, anche online, e quotidiani.
