# foto di Maria Pina Ciancio
Mi chiedo cosa cerchiamo in un viaggio, in questo andare altrove che da millenni ci rende stranieri e lontani in altri luoghi… è questa la domanda che preme adesso, percorrendo lo Shannon senza fretta.
E mi dico che forse cerchiamo gli altri, l’ago divino che ricamerà gli istanti, chissà, una certezza intatta, ciò che abbiamo già, che ci sorprende nuovi fra la gente per dare a noi stessi ancora un nome.
Ogni città nasconde fra le mura una fenice, perché ogni metro battuto dai passi rianima la storia. Il sacramento degli insiemi forse nasce qui. Sono loro a portare l’accordo che lacera e che lega le soglie di ogni incontro. Questo equilibrio, oltre le variabili, ci completa nei gesti. In un presente che diverrà passato da celebrare ancora. D’altro canto, l’entusiasmo ci raggira solamente se a esultare non è il cuore.
Ma noi, dove viaggiamo veramente se ogni strada in qualche modo è una matrigna. Nella terra in cui sostiamo vive l’intima presenza di un’altra terra che aspetta. In fondo le vittorie e le sconfitte restano aggrappate a prescindere dalle vette che tocchiamo, siano esse altissime basiliche, come pure questa torba a pezzi qui in Irlanda.
È certo che le curve dell’inconscio sono in noi e non vi è modo di sfuggirle, neppure a notte fonda, quando il cielo sembra pronto a perdonarle. Pensieri come questi, attese, le espressioni semplici sono frutto di un vissuto sempre in movimento.
È facile il cammino solo a volte. Basta guardarsi intorno, farsi stordire dal paesaggio, dall’arte, nelle sue varie affinità che ci somigliano dentro. Fare tardi, magari con un bicchiere e una sigaretta fumante tra le mani. Spogliarsi al giorno che sale, sentire, bruciare l’anima un poco come un fuoco d’artificio duplicato.
Eppure c’è molto di più in un viaggio, lo sa bene il turista che conta le tappe da postare sui social e arrivederci fra un anno. Ogni anfratto dona a ognuno il suo senso. Il vagabondo prega un’altra sorte, purché il domani sia migliore. Il cristiano bacia la reliquia, posando lo sguardo distratto su chi è stanco di non avere un soldo. L’eremita non ha niente da dire al suo peccato, ma troppo ai peccati degli altri. Una bambina scavalca la pedana della giostra per raggiungere il suo giro, due biglietti li ricorderà domani. Magari nel tempo faranno di un orco un bel santo. E anche le ombre sotto il letto saranno meno scure.
Ciò che è diverso è vitale da scoprire, per molti uno scopo, perché già prima di mostrarsi ha rubato un posto fra i pensieri con l’indimenticabile che serba la bellezza. Ma è proprio questo il punto, l’indimenticabile. Realmente un viaggio può deviare l’abisso e fondare la pianura? Tendere al meglio l’arco antico della forza, le cui corde a malapena stanno ferme sotto i passi.
Lontani o vicini, da cosa e da chi? Questa è la vera domanda che assale al pari di un branco di lupi. Partire e tornare è solo un punto di vista del cuore. Ogni viaggio lo è dopo ogni rampa di scale. Superato l’angolo delle case che abitiamo diamo inizio a un viaggio.
Fiumi, mari, boschi, sguardi, pieghe molli e poi cortecce zeppe di incisioni con i nomi. E ancora troppe voci mancano agli appelli se solo ci si volta indietro.
Io non lo so a quale terra appartengo, forse non ne esiste una totalmente avvezza a questi occhi. Non è giusto affidarsi ai confini di una zolla radicata e dimenticarne altre intraviste di sfuggita. Siamo grano e pietra che si nutrono di eventi, gioia e lacrime da cavarci il pane buono prima della sera. Ed è per questo che la mia patria è la memoria.
Irlanda, ai bordi del fiume Shannon, estate 2025
Marina Minet

Marina Minet, il cui vero nome è Teresa Anna Biccai, nasce a Sorso in Sardegna, e attualmente vive nella zona del Castelli Romani. Ha pubblicato le seguenti monografie poetiche: “Le frontiere dell’anima” (Liberodiscrivere® edizioni, 2006), “Il pasto di legno” (Poetilandia, 2009), l’ e-book “So di mio padre, me” (Clepsydra Edizioni, 2010), “Onorano il castigo” (Associazione Culturale LucaniArt, 2012), “Delle madri” (Edizioni L’Arca Felice 2015), ‘Scritti d’inverno’ (a cura del premio Città di Taranto, 2017), “Pianure d’obbedienza” (Macabor, 2023). Nel 2023 la casa editrice Macabar le ha dedicato il Sesto volume “Poeti dell’Italia Insulare. Marina Minet” a cura di Bonifacio Vincenzi. Fra le altre pubblicazioni ricordiamo svariati romanzi collettivi al femminile. Il racconto-poema “Metamorfosi nascoste” è apparso nell’antologia “Unanimemente” (Ed. Zona 2011). Redattrice del Magazine LucaniArt, ha vinto molti premi letterari e da anni si occupa di divulgare la sua passione per la poesia, attraverso l’ideazione e la realizzazione di interessanti “video poetry”.
Recentemente con la poesia “Ci sono terre che non perdiamo mai” si è classificata al I posto al Concorso letterario “Accendi le parole” – IX edizione a cura di Xilema.
Sito web personale: https://marinaminepoesie.wordpress.com/

Una risposta a “Marina Minet: “Il viaggio””
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