Ci sono luoghi che non hanno forma né confini, eppure si abitano. Non li trovi sulle mappe, non ne senti parlare. Sono spazi che si spalancano sull’infinito, come un soffio di voce quando uno sguardo rallenta, quando il respiro si fa più profondo, quando una parola, finalmente, tace. Soul nasce qui: non come contenitore di poesia, ma apertura, varco, minuscolo soffio di silenzio da cui lasciar filtrare qualcosa di più essenziale: l’orizzonte che tutto accoglie e in cui l’inudibile trova voce nella relazione con l’altro, in un dolce e stremato incrocio di sguardi.
Questa rubrica sarà ogni volta un invito ad abitare la soglia. Quella tra il dentro e il fuori, tra la pelle e il mondo, tra la parola e il respiro. La soglia tra ciò che si vede e ciò che si sente. Perché la poesia – quella autentica, che non cerca effetto ma verità d’emozione – non è un insieme di versi ben scritti. È uno sguardo prima di tutto. È la capacità di vedere in ciò che appare semplice la presenza dell’infinito. È l’arte sottile di riconoscere il tremore che abita ogni cosa viva.
In un tempo che corre, che pretende spiegazioni, opinioni, reazioni, Soul si ferma. E nel fermarsi, ascolta.
Qui ogni parola verrà scelta con cura, come si fa con le cose fragili. Non per paura che si spezzino, ma perché sappiamo che è proprio la loro fragilità a renderle luminose. Ogni sguardo sarà un invito a vedere oltre la superficie. A scorgere nell’angolo di un volto, in un gesto distratto, in un silenzio timido e incantato, qualcosa che ci riguarda nel profondo.
La parola, quando è veramente tale, non descrive: tocca. Non trattiene: apre. Non occupa spazio: lo crea. E allora questa rubrica sarà anche una piccola scuola d’ascolto. Una palestra per affinare il cuore, per esercitarsi all’empatia, per imparare a sentire ciò che spesso la fretta cancella. Sarà una discesa lenta verso l’anima delle cose. Una verticalità che non porta in alto, ma in fondo.
E cosa troveremo in fondo?
A volte il dolore. A volte la meraviglia. Spesso entrambi insieme. Perché la vita non è mai netta. È strazio e carezza. È assenza che abita, presenza che sfugge. È ferita e guarigione nello stesso gesto, che sfugge alla presa e si fa mistero.
E si parlerà quindi anche dell’enigma della presenza. Dell’intensità con cui qualcosa – un verso, un volto, un dettaglio – può toccarci senza sapere perché. Della bellezza che non chiede consenso, che si dà, semplicemente, come un cielo che si apre.
Soul sarà anche uno spazio per ritrovare il corpo delle parole. Le parole scritte, come anche quelle mai dette. Le parole che abbiamo avuto paura di pronunciare o che ci sono mancate nel momento opportuno.
E allora proveremo, insieme, a dirle. Con rispetto. Con verità. Con la dolcezza necessaria a stare accanto alla vita quando si fa troppo intensa, o troppo leggera.
Guarderemo in alto, certo. Ma anche ai piedi. Alle crepe nei marciapiedi, alle mani che tremano, ai dettagli minuscoli che nessuno racconta. Perché è lì che abita l’anima. In ciò che sfugge. In ciò che resta.
Ogni intervento sarà, se posso permettermelo e se ne sarò capace, un atto d’amore. Per la parola, per lo sguardo, per tutto ciò che resta in ombra e tuttavia regge il mondo. Ogni volta tenterò di riportare in superficie quel soffio sottile che ci attraversa, quel movimento nascosto che ci ricorda che siamo vivi: e che essere vivi non significa solo esistere, ma sentire.
Sarà un incontro. Con poesie che amo. Con pensieri che mi abitano. Con frammenti sparsi di questo mondo stanco che sa ancora incantare. E sarà, soprattutto, un luogo da attraversare insieme. Con delicatezza. Con fiducia. Con l’umiltà di chi sente che ogni verità è sempre, in prima istanza, una domanda.
Benvenuti in Soul. Soffio, spazio, soglia.
Dove la parola respira. Dove lo sguardo si posa. Dove la vita, anche solo per un istante, si fa poesia.
Che il tuo sguardo oggi
sia lento.
Che il tuo cuore oggi
sia pieno.
Che la tua anima
per un attimo almeno
si senta a casa.
Immagine in copertina: dal web
