Immagine: Martin Stranka
SILLABARI
Rubrica a cura di Silvia Rosa
CORPO | ANTONELLA SICA
Della parola corpo mi attrae il tunnel creato dalla vocale “o”, e quell’arrotarsi della “r” nel desiderio e nel dolore, sentimenti che riguardano da vicino il nominato per tutta la sua esistenza e, infine, la bilabiale “p” che ne arresta il cammino come una previsione di disgregazione. Scandire la parola corpo a voce alta mi fa percepire la densità della parola, il suo essere corpo fonetico, parola che vibra come materia. Tutta la mia attività poetica si è sviluppata nei confini angusti e infiniti del corpo. Una dimensione che si configura come un paradosso che racchiude una dialettica profonda: il corpo che è separazione, ferita, estraneità, è anche sguardo dalle possibilità infinite. C’è nei miei versi un corpo che è dolore, malattia, trauma, e un corpo dello sguardo che, pur abitando i margini, riesce a oltrepassare i limiti fisici dell’esperienza. Lo sguardo si fa strumento capace di andare oltre la materia della realtà, creando nuove connessioni e penetrando in una dimensione altra, oltre il visibile. È in questo corpo, quello dello sguardo, che la percezione diventa parola, che il semplice atto di guardare si trasforma in un’esperienza di esistenza piena, in un atto rivelatorio.
Da Corpi estranei (Arcipelago Itaca 2025)
Allineata la fatica delle vertebre
mi alzo sulla notte sfinita
imparando ancora a stare eretta
mi muovo fra rumori d’acqua
e urina che risacca negli scarichi
lasciando nell’aria un suono cavo
il caffè bestemmiando sale
boccheggia sull’acciaio
la tapparella nel guizzo muscolare
grandinando s’arrotola al sole.
*
Sopravvive da anni senza fiori
la begonia lucida foglia
nel vaso prigioniero alla ringhiera
una memoria di fusto dilaniato
dallo sboccio, spossate radici
avvinte alla terracotta
e poi la vorace vita rossa
che declina in fretta
forse le esplodono dentro, i fiori
terminali.
*
Eppure i momenti migliori sono quelli
in cui annuso il mondo come un cane
cammino e sono nelle gambe
in attesa di una gioia conosciuta
quella svolta che improvvisa s’apre al mare
col ferro del porto che sale
in rette e poligoni brillanti.
Cammino con gli occhi sazi
come chi non cerca niente
solo l’occasione di un altro passo avanti.
Antonella Sica, genovese, è laureata in Lettere Moderne. Regista e manager culturale in ambito audiovisivo e cinematografico, ha fondato e co-diretto il Genova Film Festival dal 1998 al 2015. Ha diretto e realizzato cortometraggi di fiction e documentari selezionati e premiati in numerosi festival. Ha pubblicato tre raccolte di poesie: Fragile al mondo (Prospero Editore, 2015), La memoria nel corpo (Rayuela Edizioni, 2019) e L’ira notturna di Penelope (Prospero Editore, 2022). Suoi testi poetici sono stati selezionati e premiati in vari concorsi, tra cui Bologna in Lettere, il Concorso Letterario Guido Gozzano, il Premio Lorenzo Montano e il Premio Arcipelago Itaca. Le sue poesie sono apparse su blog e riviste online come Inverso – giornale di poesia, Poesia del nostro tempo, Larosainpiù, Ex-Libris, Cartesensibili, Metaphorica, Menabò e Versante Ripido, dove cura la rubrica di videopoesia Lanterna magica. La sua raccolta più recente, Corpi estranei (Arcipelago Itaca, 2025), è stata pubblicata grazie al primo premio ottenuto al Premio InediTo – Colline di Torino (2023).
